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Con un fronte di 4 chilometri, quella di Petacciato è la frana più estesa d’Europa. L’allarme è scattato nella mattinata di martedì 7 aprile, quando i sensori geologici hanno segnalato un’accelerazione del movimento del terreno in un’area da anni sotto stretta osservazione. Non è la prima volta che accade: «la bestia», come viene soprannominata dal sindaco Antonio Di Prado, continua a preoccupare i cittadini. Nel corso della giornata si sono registrati grandi disagi per residenti e viaggiatori, con code fino a 13 chilometri e la circolazione ferroviaria bloccata. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è in contatto con i ministri Matteo Salvini e Nello Musumeci e con il capo della Protezione Civile, mentre il governo valuta gli interventi da adottare dopo le verifiche sul posto.
«È un’emergenza nazionale»
Alla fine del sopralluogo nell’area franata, il presidente della Regione Molise Francesco Roberti, ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale. «La priorità è la sicurezza delle persone e il ripristino dei collegamenti» ha detto, sottolineando la gravità della situazione. Il fronte si estende dal centro abitato fino al mare ed è soggetto a un fenomeno che «per dinamica e natura dei terreni, non è facile da arginare» ha spiegato il geologo Domenico Angelone, che da tempo analizza i movimenti del versante nella zona. Quello del 7 aprile, infatti, non è stato un evento improvviso: le prime segnalazioni risalgono al 1906 e, secondo alcuni esperti, si è riattivato almeno quindi volte dall’Ottocento. L’ultima, particolarmente grave, è avvenuta il 18 marzo del 2015, quando fu necessario demolire diverse abitazioni.
#Frana Petacciato, provincia di #Campobasso: ricognizione aerea con elicottero e droni #vigilidelfuoco sulla zona del cedimento [#7aprile 16:00] pic.twitter.com/iiMiAYECHH
— Vigili del Fuoco (@vigilidelfuoco) April 7, 2026
«Bisogna conviverci» affermarono i geologi undici anni fa. E ormai anche i residenti si sono rassegnati. Questa volta, a innescare la riattivazione del terreno sono state le abbondanti piogge degli ultimi giorni. Secondo gli esperti, esiste una soglia critica di precipitazioni oltre la quale il versante torna a muoversi: circa 550 millimetri di acqua accumulati in 180 giorni. Proprio per questo erano già stati progettati interventi di drenaggio – da 27 milioni di euro – per ridurre la pressione dell’acqua nel sottosuolo, ma la frana si è riattivata prima che potessero essere completati.
Disagi alla mobilità
«La situazione è molto complessa e ci vorranno settimane se non mesi per ripristinare autostrada e ferrovia» ha affermato il capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano. La frana ha colpito le principali infrastrutture di trasporto. I detriti hanno causato gravi lesioni in più punti dell’autostrada A14, che è stata chiusa a partire dalle 12:30 di martedì. Inoltre, lo smottamento ha provocato la deformazione dei binari della linea ferroviaria Bari – Pescara, nel tratto che collega Montenero di Bisaccia e Termoli. Secondo le immagini, infatti, le rotaie sono disallineate di almeno dieci centimetri, rendendo impossibile la circolazione dei treni.
Le conseguenze sulla mobilità sono state immediate: traffico paralizzato sull’autostrada con code fino a 13 chilometri e circolazione ferroviaria sospesa tra Vasto e Termoli. Treni cancellati o deviati su percorsi alternativi verso Caserta e Roma, stazioni affollate e migliaia di passeggeri bloccati, senza ricevere alcuna informazione. La mancanza di alternative ha aggravato ulteriormente i disagi. I call center sono risultati irraggiungibili, mentre i siti web delle compagnie ferroviarie hanno registrato malfunzionamenti, rendendo difficile anche solo richiedere un rimborso. Le soluzioni di viaggio erano poche e spesso infattibili: autobus esauriti e, nei pochi casi disponibili, con coincidenze scomode e attese anche di un’ora nel cuore della notte. Per molti viaggiatori l’unica possibilità è stata partire in aereo, con costi però molto elevati: biglietti oltre i 300 euro.