F1, la storia continua: Antonelli vince a Suzuka e vola in testa al mondiale

Il piede è fermo, immobile sul pedale dell’acceleratore. Kimi Antonelli va veloce, molto veloce. Buca l’aria come un proiettile. Gli spalti tremano. Non è una metafora: è una vibrazione che penetra nelle ossa. E poi, sventola la bandiera a scacchi. E in quell’istante tutto sembra scritto con la stessa velocità della sua Mercedes – AMG W17.  Oltre alla Cina, Kimi ha conquistato anche il Giappone. A 19 anni, 7 mesi e 4 giorni, è il pilota più giovane della storia della Formula 1 a dominare la classifica del mondiale, battendo un record che fino al sabato era nelle mani di Lewis Hamilton.

Come si costruisce un capolavoro

Kimi è in piedi sulla sua monoposto numero 12. Il braccio destro è piegato, quello sinistro è teso, mentre l’indice buca il cielo. «L’esultanza alla Usain Bolt? Avrei voluto farla già in Cina, due settimane fa, dopo la mia prima vittoria. Ma nell’emozione del momento mi sono dimenticato», ha confessato Antonelli durante un’intervista per la Gazzetta dello Sport. Forse non se l’aspettava nemmeno lui di vincere dopo quella brutta partenza che l’ha fatto scivolare in sesta posizione. Al via, entrambe le Mercedes hanno confermato le difficoltà nello stacco della frizione riscontrate sia a Melbourne, sia a Shanghai. Antonelli, quindi, partito dalla pole position si è ritrovato alle spalle di Lewis Hamilton in una gara tutta da ricostruire. Al secondo giro, la punta della Mercedes ha sorpreso il britannico, rimontando in quinta posizione. Poi, la volta della McLaren di Lando Norris, colta di sorpresa nella chicane.

Andrea Kimi Antonelli (Mercedes) ha vinto il Gran Premio di Suzuka e ora comanda la classifica del mondiale a soli 19 anni

Complice un pizzico di fortuna con l’ingresso della Safety Car per l’incidente di Oliver Bearman a metà gara, Antonelli è riuscito a cambiare le gomme e a rientrare in pista in prima posizione, restando davanti a Oscar Piastri e al compagno di squadra George Russell. Così fino al traguardo. Ma la vittoria di Kimi non è pura fortuna. Da Shanghai, Antonelli ha guidato come un veterano della categoria. Disegna delle curve armoniose, sfreccia sui rettilinei come se stesse facendo una corsa contro il tempo. Quel tempo che lui stesso ha rincorso per 19 anni.

Con una freddezza sorprendente, ha incrementato il distacco sugli avversari a suon di giri veloci, prendendo la bandiera a scacchi con un vantaggio di più 13 secondi su Oscar Piastri. E se a Shanghai l’emozione l’aveva colpito sul finale, con quella sbavatura che ha fatto tremare il muretto box Mercedes, in Giappone Kimi l’ha gestita in maniera impeccabile fino alla bandiera a scacchi. Al 53esimo giro le gomme hard della sua monoposto erano ancora perfette. Le ha accarezzate, curate, levigate. Come un maestro.

Nessuno come lui

E tutto questo è stato possibile anche grazie ad una Mercedes dominante, veloce e perfettamente bilanciata che si riconferma prima forza. Un team, quello di Brackley, che ha saputo dare ad Antonelli e a Russell una monoposto con la quale poter concretamente lottare per il mondiale. «Con questa Mercedes si può sognare» ha detto Kimi e se di mondiale si parla, è proprio Russell che ora deve iniziare a preoccuparsi. Se nel 2025 Antonelli era l’esordiente che doveva imparare dal suo mentore, nel 2026 le carte in tavola si sono mescolate e ora Kimi sta facendo il suo gioco.

Con la seconda vittoria di fila, il bolognese è entrato di diritto nelle classifiche più ambite della Formula 1. Ha pareggiato Alberto Ascari per i piloti che hanno ottenuto due successi consecutivi; prima di lui, Riccardo Patrese è stato l’ultimo italiano ad aver vinto a Suzuka in quel lontanissimo 1992 a bordo della Williams FW14B. E poi, la vetta del campionato. Il pilota più giovane della storia, solo due anni dopo l’esordio in Formula 1 e con appena 27 Gran Premi disputati. Non succedeva da quel Gran Premio d’Australia nel 2005 con Giancarlo Fisichella.

Eva Surian

Nata a Portogruaro (VE) nel 2003, sono cresciuta con la vittoria di Sebastian Vettel in Malesia, i racconti di Ayrton Senna, la Ferrari gloriosa di Schumacher e i 7 mondiali di Lewis Hamilton. Scrivo di motorsport per Italia Racing. Non solo, mi occupo anche di cronaca nazionale e internazionale. L'obiettivo è quello di lavorare come giornalista sportiva. Da quando Senna non corre più, non è più domenica.

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