L’attesa è finita. L’incoronamento di Lando Norris a campione del mondo sulla sua McLaren è ormai un ricordo lontano. Tre mesi dopo, il rombo dei motori è tornato a suonare tra le curve dell’Albert Park, a Melbourne. Un suono che, però, non è più da pelle d’oca. Una vibrazione che, tuttavia, non emoziona.
Una partenza da fermi
La Formula 1 è tornata, più polemica che mai. Le rivoluzioni sono sempre un rischio e, spesso, segnano un pezzo di storia. Si pensi ai Beatles e alla loro svolta musicale dopo quel viaggio in India che fece partorire Sgt. Pepper una delle produzioni più controverse di sempre. E anche la nuova Formula 1 è atterrata in Australia completamente stravolta. La parte più critica? Quel motore per il 50% a combustione interna e per l’altro 50% elettrico. Un’accoppiata che pare non funzionare e, ancor meno, piacere ai piloti.
Le criticità sono emerse già dalla partenza soprattutto tra i favoriti di questo nuovo campionato, le Mercedes, ma non solo. George Russell in pole position e Andrea Kimi Antonelli, in seconda posizione, si sono trovati con la ricarica della batteria a zero pochi istanti prima dello spegnimento dei semafori. Prima di avvicinarsi alla piazzola Russell è riuscito a fare due burnout, Antonelli invece no, ritrovandosi con le gomme ad una temperatura di 30 gradi invece dei consueti 70.

George è riuscito a limitare i danni, venendo superato alla prima curva da Charles Leclerc, brillante alla partenza. Per l’italiano, invece, il recupero è stato più complicato. All’avvio, lo slittamento delle ruote posteriori, causato dalla bassa temperatura degli pneumatici, l’ha tenuto incollato all’asfalto per qualche decimo di secondo di troppo, scivolando di sei posizioni.
Dall’altra parte le Ferrari. Già durante i test in Bahrein le rosse avevano mostrato di avere un’ottima spinta iniziale rispetto agli avversari. La motivazione va ricercata nel turbo, di dimensioni ridotte rispetto a quello delle frecce d’argento. Una trovata meccanica che permette al team di Maranello di performare meglio all’inizio della gara, condizione confermata, appunto, a Melbourne. Charles Leclerc, partito dalla quarta casella, si è trovato al comando già in curva 1, Lewis Hamilton, invece, dalla sesta piazzola è rimontato sino alla terza posizione, chiudendo a sandwich la Mercedes di Russell tra le due Ferrari.
Il momento chiave
All’Albert Park è andato in scena uno spettacolo che non si vedeva da molti, troppi, Gran Premi. I primi giri hanno ricordato i duelli di Max Verstappen e Charles Leclerc nel 2022, quando il monegasco guidava la F1-75, da lui rinominata «la bestia». Tuttavia, se quelle battaglie a suon di controsorpassi erano dettate dall’eccellenza dei due piloti, quattro anni dopo ad agevolare i sorpassi interviene l’overtake mode, quella strategia per la ricarica della batteria che permette a chi sta dietro di superare più facilmente quello davanti, colpito da rallentamenti improvvisi nel rettilineo per la ricarica, appunto. Leclerc in testa, dunque, Russell secondo, fino al ritiro al giro 13 di Isaac Hadjar, al suo primo anno in Red Bull. Un problema alla power unit che da un lato, ha impedito al francese di concludere la gara, dall’altro, ha rivoluzionato la gara.

La doppietta della Mercedes è parsa scontata già dalle prove libere prima, e dalle qualifiche dopo. Tuttavia, la strategia perfetta del team di Brackley ha aiutato a confermare le aspettative. Alla chiamata della safety car per il ritiro di Hadjar, entrambi i piloti sono rientrati ai box per un cambio gomme anticipato. Decisione diversa, invece, per la Ferrari che ha scelto di chiamare Leclerc ai box per il pit stop al 26° giro, mentre Hamilton alla 29esima tornata, tenendo fede alla strategia pensata prima della gara. La speranza del Cavallino era un crollo prestazionale della team di Toto Wolff sul finale della corsa che avrebbe permesso così alle rosse di avvicinarsi e lottare per la vittoria. A posteriori, la scelta azzeccata è stata quella del team di Brackley, anche se il passo gara dei due ferraristi era in linea con quello di Russell e Antonelli, staccati però di 15 secondi.
Gli altri: Ferrari e McLaren le due facce della medaglia
Tirando le somme, il team di Maranello ha aperto la nuova era della Formula 1 con un terzo posto di Leclerc e un promettente quarto piazzamento di Lewis Hamilton, più fiducioso e motivato rispetto alla passata stagione. Volgendo lo sguardo al resto della griglia, il divario con le frecce d’argento è piuttosto importante e preoccupante.
Il team McLaren, laureatosi a dicembre campione del mondo, ha visto l’assenza di Oscar Piastri dalla griglia di partenza a causa di un errore durante il giro di formazione. L’australiano ha perso il controllo della sua MCL40 in curva 4, finendo contro il muro. I danni all’ala anteriore e alla sospensione destra hanno posto fine alla corsa dell’idolo di casa. Dall’altro canto Lando Norris ha chiuso in quinta posizione, staccato di quasi mezzo minuto dal numero 63 della Mercedes. A preoccupare, non è solo il distacco abissale dalla vetta, ma la vicinanza di 3 secondi a Max Verstappen, partito 20esimo a causa di un incidente avuto nella Qualifica e sesto all’arrivo.
Oscar Piastri has crashed and is OUT of the Australian Grand Prix before it begins 😮#F1 #AusGP pic.twitter.com/5prGby7dNC
— Formula 1 (@F1) March 8, 2026
Le new entry
Guardando alle novità, in casa Racing Bulls Arvid Lindblad ha chiuso in settima posizione, dopo una partenza superlativa che l’aveva portato a battagliare con Lewis Hamilton per la terza posizione. Ottavo Oliver Bearman per il team Haas, davanti all’unica Audi in pista con Gabriel Bortoleto. Infatti, Nico Hülkenberg non si è schierato nella griglia di partenza a causa dello spegnimento del motore della propria monoposto nel giro di formazione.
Difficile, invece, l’esordio del nuovo e 11esimo team Cadillac con Sergio Perez in 16esima pozione e Valtteri Bottas ritirato al 18esimo giro. In casa Aston Martin il gran premio di Melbourne è parso più un test, piuttosto che una gara. Nonostante la buona partenza, Fernando Alonso è stato chiamato ai box per apportare delle modifiche alla macchina e rimandarlo in pista 11 giri più tardi. Poi, il ritiro. Lance Stroll, invece, ha continuato a girare con continue correzioni alla sua monoposto, chiudendo con un ritardo di 15 giri dal capoclassifica George Russell.