Da Presidente della Repubblica a primo ministro nel giro di 3 mesi. Rumen Radev è il trionfatore delle elezioni parlamentari che si sono svolte domenica 19 aprile in Bulgaria. Il leader di “Bulgaria Progressista” si era dimesso a sorpresa nel gennaio scorso da capo dello Stato dopo due mandati. Il motivo sembrava chiaro già all’epoca: era pronto a fondare il suo partito.
Quelle del weekend appena trascorso sono state le ottave elezioni anticipate degli ultimi 5 anni, segno di una forte instabilità politica. I risultati suggeriscono però un cambiamento sia nella partecipazione che nel supporto verso il vincitore. Ricordiamo il sistema elettorale: dei 240 membri parlamentari, 209 sono eletti su base proporzionale e 31 con metodo maggioritario su base regionale.
I risultati delle elezioni parlamentari in Bulgaria: affluenza e consenso in crescita
Sono due i dati che evidenziano un’inversione di tendenza rispetto alle turbolenze degli ultimi anni. Il primo: l’affluenza è in netta crescita rispetto a quella delle ultime elezioni nel 2024 ed è passata dal 39% a circa il 47% secondo quanto riportato dagli istituti Alpha Research e Market Links. Tuttavia resta un numero inferiore rispetto al 49,1% dell’aprile 2021.
Il secondo è il consenso ricevuto da Radev che ha ottenuto circa il 44,5% dei voti, pari a circa 130/131 seggi sui 240 dell’Assemblea Nazionale (Parlamento). Una vittoria schiacciante nei confronti dei rivali della coalizione conservatrice GERB-UDF, emanazione dell’ex premier Boiko Borissov, e della coalizione liberaldemocratica WCC-DB (“We Continue the Change-Democratic Bulgaria”) guidata da Asen Vassilev dal Atanas Atanasov. Le due realtà si sono attestate attorno al 13,5% e al 12,8%.

Per il primo è un crollo rispetto al 26% circa delle elezioni 2024, mentre per il secondo il dato è stabile (circa il 14% due anni fa). Altri due partiti riusciranno ad avere seggi, superando la soglia di sbarramento del 4%: si tratta di APS (“Movimento per i Diritti e la Libertà”), rappresentante della minoranza turca, con il 6,6% e Vazrazhdane (“Rinascita”), nazionalisti di estrema destra, con il 4,3%. Sconfitta per i socialisti di BSP, fermi al 3,1%.
Ora le elezioni presidenziali
In Bulgaria non è però finita l’avventura al voto per i cittadini. Nell’autunno 2026, infatti, dovrebbero tenersi altre elezioni, questa volta presidenziali. Il ruolo di Presidenza della Repubblica è ricoperto ad interim da Ilijana Jotova, la vice di Radev prima delle sue dimissioni.
A votare il nuovo capo dello Stato (e il suo vice) sarà direttamente il popolo. Il candidato deve ottenere la maggioranza assoluta del 50% al primo turno e l’affluenza deve raggiungere almeno il 50%+1 degli aventi diritto. In caso contrario, si ricorre al secondo turno nel quale partecipano solamente i due candidati più votati.
La posizione “filorussa” di Radev
Come descritto dalla stampa italiana nelle ultime ore, Rumen Radev si è contraddistinto per posizioni “euroscettiche” e “filorusse” durante la sua campagna elettorale. Il 62enne bulgaro ha auspicato nel corso degli ultimi mesi un riavvicinamento a Mosca, nonché una ripresa delle importazioni di gas e petrolio russo.

Dal punto di vista militare, però, il futuro premier ha sempre identificato la Russia come “aggressore” nei confronti dell’Ucraina. Ciò però non lo ha frenato dall’affermare che non si debba prestare aiuto militare e finanziario all’Ucraina e che la questione vada risolta con diplomazia.
Radev, lo scetticismo verso l’euro e le promesse elettorali
Oltre a sfruttare la frustrazione del popolo ed evidenziare la corruzione che da decenni caratterizza la politica interna, Radev ha una posizione critica nei confronti dell’Unione Europea, sia per la sua identità che per lo sviluppo delle energie rinnovabili. Le sue prime dichiarazioni confermano questo indirizzo: «Credetemi, una Bulgaria forte e un’Europa forte hanno bisogno di pensiero critico e pragmatismo. L’Europa è caduta vittima della propria ambizione di essere un leader morale in un mondo con nuove regole».
Non ultimo è noto il suo scetticismo nei confronti dell’entrata nell’Eurozona da parte della Bulgaria, avvenuta il primo gennaio di quest’anno. Già da Presidente della Repubblica aveva chiesto un referendum sull’adozione della moneta unica europea, ritenuta “prematura”. Internazionale sottolinea come uno dei problemi riscontrati con l’introduzione dell’euro riguarda il costo della vita, aggravatosi durante i primi mesi dell’anno.
Le promesse elettorali si concentravano perlopiù sull’attenzione verso le fasce più deboli della popolazione, sulla lotta alla corruzione e il lavoro su alcune riforme, in primis su quella giudiziaria. La maggioranza raggiunta in Parlamento permetterà a Radev di intervenire con decisione nei settori che riterrà più opportuni e urgenti. Un margine di manovra che l’Assemblea Nazionale bulgara non vedeva per una singola componente politica dalle elezioni del 1997.