«Questo Board ha la possibilità di essere uno degli organi più influenti mai creati», disse Donald Trump sul Board of Peace. Oggi l’organizzazione non ha compiuto niente di ciò che aveva stabilito nel suo piano e i soldi stanziati sul fondo sono pari a zero.
I milioni donati
I 20 milioni di dollari del Marocco, i 100 milioni degli Emirati Arabi, i 7 milioni degli altri membri non compaiono sul fondo stabilito: “Zero dollari sono stati depositatati”. Il Board doveva, nei sogni di Donald Trump, prendere il posto dell’odiata Onu nel nuovo ordine globale basato sulla leggi del tycoon (muscoli e minacce). Sogni che hanno iniziato a infrangersi quando molti Paesi hanno negato l’adesione, tra cui l’Italia. Il Board è stato infine abbandonato dal suo stesso creatore, che si è interessato ad altro. Come il gioco di un bambino viziato che si è rivelato troppo complesso, e quindi non più divertente.

Il limbo del Board of Peace
Ma allora dove sono finiti i soldi? Le donazioni per il Board of Peace sono finite in un conto aperto presso la JP Morgan, una delle banche Big Four statunitensi con sede a New York. Questa banca non è tenuta alla trasparenza, a differenza della Banca Mondiale, il fondo monetario parte delle agenzie specializzate delle Nazioni Unite, quindi il quadro finanziario del Board rimane opaco. Un ufficiale ha affermato che l’organizzazione «pubblicherà il proprio stato finanziario al proprio esecutivo quando sarà appropriato». Un esecutivo composto da membri dell’amministrazione Trump e alcuni advisors. Il Financial Times ha rivelato che il fondo del Board è rimasto vuoto e i soldi donati sono rimasti sul conto alla JP Morgan, congelati. Un alto funzionario del Board ha dichiarato: «Nessuno di quei fondi è stato assegnato. Il Board of Peace non gestisce nulla di quei fondi. E il Dipartimento di Stato [Usa] ci ha riferito che non c’è alcuna intenzione di affidarli al Board of Peace».
E intanto a Gaza
I soldi raccolti dovevano costruire l’ufficio di Nickolay Mladenov, diplomatico e politico bulgaro eletto come “alto rappresentante” per la gestione della Palestina nel “dopo guerra”. Altri erano stati stanziati per i salari della commissione che avrebbe dovuto garantire una transizione politica nella Striscia di Gaza e per finanziare una nuova forza di polizia. Nessun programma è iniziato e nessuno è riuscito a operare sul territorio palestinese, soprattutto perché la guerra a Gaza non è mai finita davvero. Con gli attacchi israeliani continui, il valico di Rafah chiuso e la presenza di Hamas nel territorio, è impossibile ogni azione. Israele infatti continua a mangiarsi territori palestinesi: ad ottobre, quando è stata firmata la tregua, controllava circa il 52% della striscia, ora il premier Netanyahu ha affermato di averne in mano il 60%. E la gente continua a morire. Non solo per la mancanza di cibo e acqua e per le condizioni igieniche pessime nelle tende in cui vive la popolazione sfollata, ma anche per gli attacchi di Tel Aviv. Dalla tregua sono morte quasi 900 persone.
Mentre la situazione a Gaza rimane critica, milioni di euro languono in un limbo sul conto di una banca newyorkese. Anche il sito ufficiale del Board Of Peace è silente. La sezione “Annunci” contiene tre link. L’ultimo risale al 22 gennaio 2026 e riguarda la «storica cerimonia di apertura» del Board che avrebbe «aperto la strada alla speranza e dignità per i gazawi». Invece ha aperto solo un inutile conto in banca.
