Dopo la Juve anche il Milan si butta via, in Champions League ci vanno Roma e Como

Il nero delle strisce sulle maglie è meno scuro di quello all’orizzonte. Milan e Juventus sono fuori dalla prossima Champions League, al loro posto Roma e Como. A Torino la delusione era già cominciata dopo la sconfitta casalinga contro la Fiorentina, i rossoneri erano padroni del loro destino ma si sono buttati via contro un ottimo Cagliari. Era dal 1991-1992 che nessuna delle due si qualificava per la più prestigiosa delle coppe europee.

Gioie e dolori

Per due piazze che insorgono in protesta, altrettante si godono una qualificazione storica.  Su quello stesso ramo del lago di Como dove due anni fa si celebrava una promozione in Serie A indimenticabile, dal 24 maggio sera è festa grande. Anzi, grandissima. I lariani battono la Cremonese, condannandola alla retrocessione, e sfruttano il suicidio sportivo del Milan per agguantare all’ultimo respiro un quarto posto che è sinonimo di Champions League.

Anche a Roma, sponda giallorossa, è esplosa la gioia dopo la vittoria 2-0 sul campo del Verona e una qualificazione che mancava da sette lunghi anni. Gasperini ha prelevato in estate una buona squadra e l’ha plasmata a sua immagine e somiglianza, facendola arrivare a fine campionato con una marcia in più rispetto alle altre (6 vittorie e un pari nelle ultime 7). Esattamente come succedeva con la “sua” Atalanta.

Gian Piero Gasperini porta la Roma in Champions alla prima stagione

Milan e Juventus si leccano le ferite, che però hanno diagnosi diverse. Quelle bianconere si sono aperte alla penultima giornata e al derby avevano già cominciato a rimarginarsi. Per la Champions League sarebbe servito un miracolo che non si è verificato. Il 2-2 contro il Torino certifica un sesto posto deludente che vale l’Europa League, ma non è il risultato che ha condannato gli uomini di Spalletti. I rossoneri sarebbero stati qualificati con una vittoria, ma avrebbero potuto sperare anche in caso di pareggio.

Nessuno ipotizzava un terzo caso, che invece si è abbattuto su San Siro. Il Cagliari vince con merito 2-1 condannando Modric e compagni a un quinto posto dal retrogusto amarissimo. A casa Milan il 25 maggio c’è un clima rovente, e non per i 35 gradi al sole che scaldano la città. Allegri, Tare, Moncada e Furlani poterebbero aver terminato qui la loro avventura in rossonero, con Ibrahimovic che assumerebbe un ruolo più centrale. Un fallimento come questo, il secondo consecutivo, non poteva che generare un effetto domino ancora sconosciuto, ma indubbiamente di enorme portata.

Risultatismo vs giochismo

Alla fine di ogni competizione, chi vince esulta e chi perde spiega. Il Como di Fabregas gioisce per un accesso alla Champions League che assomiglia a una favola dal lieto fine. Anche se il campo avesse decretato esito diverso, però, non sarebbe mancato ciò di cui essere soddisfatti. Un gruppo giovane e talentuoso, conti economici in ordine, una proposta di gioco moderna e, soprattutto funzionante.

Il bel calcio non lo disdegna nessuno, ma se poi non è efficace perde di significato. Nel dibattito, sterile e poco utile, tra “risultatisti e giochisti”, emerge con forza un altro concetto: quello di identità. Il Como ne ha avuta una dal primo momento e con lui anche la Roma, che ha saputo seguire il calco scolpito da Gasperini.

E che invece la squadra di Allegri ha perso lungo il cammino, disputando un’ultima parte di campionato disastrosa. Senza lo spirito e i capisaldi necessari per sfuggire a un momento di difficoltà generale tecnico e tattico. Certamente la proposta calcistica del tecnico livornese non è quella di Guardiola o di Luis Enrique, ma fin quando ha saputo entrare nelle teste dei giocatori ha funzionato.

Il Milan manca la qualificazione perdendo in casa all’ultima giornata

Il calcio si sta evolvendo, sono passati 15 anni da quello scudetto vinto sulla panchina milanista. Forse, però, prima ancora di parlare di gioco bisognerebbe analizzare il contesto. Roma e Como avevano una sola anima. Il Milan, ma anche la Juventus, era un insieme di anime che provavano a coesistere. Può sembrare la stessa cosa, ma non lo è. Le prime due gioiscono, le big si interrogano.

Pietro Santini

Cresciuto tra le montagne trentine, in città costruisco le mie basi da giornalista. Per fare dello sport, la mia grande passione, un lavoro. Collaboro con il quotidiano l'Adige. Ho svolto uno stage al canale tv di Sport Mediaset.

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