Doveva essere una tranquilla serata di vacanza nella casa di famiglia a Sanremo, dove si era trasferita per qualche giorno per sfuggire al caldo torrido di Milano. Invece si è trasformata in una tragedia. Lorella Capano, 59 anni, milanese, è stata trovata morta lunedì sera all’interno della sua abitazione, dove era solita passare le ferie. Secondo le prime ricostruzioni, la donna sarebbe stata strangolata e fin dalle prime indagini, i sospetti si sono concentrati sul figlio.
La vicenda
Erano circa le diciannove e un quarto quando Filippo Oldani, 21 anni, è uscito dall’appartamento di via Hope 5 a Sanremo per andare a mangiare una pizza. In casa è rimasta la madre. I due avevano concordato che sarebbe stata lei ad aprirgli la porta al ritorno, dato che l’abitazione era stata chiusa dall’interno. Poco dopo le 22, però, il giovane è rientrato senza riuscire a entrare in casa. Dopo aver bussato più volte e aver chiamato ripetutamente la madre senza ottenere alcuna risposta, ha allertato i vigili del fuoco. I pompieri sono entrati dal balcone e hanno aperto la porta d’ingresso.

È stato allora che è avvenuta la tragica scoperta: Lorella Capano giaceva a terra nell’appartamento, ormai senza vita. Inutile l’intervento dei soccorsi. Secondo le prime valutazioni del medico legale, la donna sarebbe morta circa tre ore prima del ritrovamento. Fin dai primi rilievi, gli investigatori hanno seguito la pista dell’omicidio perchè sia sul collo, che sul volto che sulle braccia della 59enne erano presenti evidenti segni di colluttazione, successivamente confermati anche dall’ispezione del medico legale.
Il sospetto
La versione della pizza fornita dal ragazzo non ha convinto però gli inquirenti. Le incongruenze emerse, l’assenza di un alibi solido e un racconto poco compatibile con quanto accaduto, hanno portato il figlio della vittima a diventare fin da subito il principale indiziato. Dopo circa dieci ore di interrogatorio, i principali sospetti si sono rafforzati e, intorno alle 17 di martedì, è stato disposto il fermo con l’accusa di omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela. A non convincere gli investigatori sono stati diversi elementi, come spiegano i carabinieri in una nota.

In primo luogo, l’alibi fornito dal 21enne non sarebbe risultato compatibile con le immagini dei sistemi di videosorveglianza e, a rafforzare il quadro indiziario, ci sarebbe anche la testimonianza di una persona che avrebbe sentito delle urla provenire dall’appartamento la sera del delitto, compatibili, probabilmente, con una lite tra madre e figlio. E ancora, sul giovane gli investigatori avrebbero rilevato graffi ritenuti compatibili con uno scontro fisico.
Le indagini ora proseguono per chiarire con precisione la dinamica dei fatti. Nel pomeriggio di martedì, i carabinieri sono tornati nell’abitazione e hanno effettuato un nuovo sopralluogo sequestrando anche due sacchetti della spazzatura che saranno analizzati. Il 21enne, milanese e studente di economia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza , si trova ora nel carcere di Villa Armea. Ad assisterlo l’avvocato Giovanni Briola del Foro di Milano.