Donald Trump ritira gli Stati Uniti dall’Organizzazione mondiale della sanità

Adesso è ufficiale. Il presidente Donald Trump ha comunicato all’Onu e al Congresso l’uscita degli Stati Uniti dall’Organizzazione mondiale della sanità. Considerato l’obbligo di un anno di preavviso, la decisione entrerà in vigore a partire dal 6 luglio 2021. 

Una notizia che era nell’aria già da diverse settimane, considerate le recenti accuse mosse da Trump all’organizzazione, a suo dire rea di aver aiutato la Cina a omettere informazioni importanti per risalire all’origine del Covid-19. Ai sospetti erano seguite le minacce, con il leader della Casa bianca pronto a sospendere i finanziamenti che gli States versano nelle casse dell’Oms.

Si tratta di una perdita rilevante, pari al 10% degli introiti registrati annualmente dall’istituto con sede a Ginevra. Nel solo 2019 il governo Usa ha contribuito alla causa dell’Oms con 400 milioni di dollari. Dover rinunciare a una cifra simile rappresenterebbe un bel grattacapo per il direttore Tedros Adhanom, il quale ha già rigettato più volte le accuse americane che lo vedrebbero concludere accordi sottobanco con Pechino.

I rapporti tra Donald Trump e l’Oms si sono definitivamente incrinati in aprile, quando l’organizzazione ha parlato di una gestione della pandemia superficiale e irresponsabile messa in atto dalla Casa bianca: dal mantenimento dei dazi durante la fase più acuta della pandemia, alla mancata applicazione di misure di contenimento adeguate. Il tutto unito all’ostinazione del governo a stelle e strisce nel voler mettere la Cina con le spalle al muro.

Per scrivere la parola fine su questa vicenda occorrerà attendere le elezioni americane del prossimo autunno. Il candidato democratico Joe Biden ha già rivelato l’intenzione di rinnovare il sodalizio tra Stati Uniti e Oms fin dal suo primo giorno di presidenza. Una presa di posizione scontata, specie dopo la condanna espressa dall’ex vice di Barack Obama nei confronti di Trump e del suo atteggiamento mantenuto nell’intero arco dell’emergenza sanitaria. Una ostilità, quella dell’attuale premier, che non si placa neppure oggi, nemmeno di fronte agli oltre 40.000 contagi al giorno che vengono registrati nel territorio americano.

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