Digital News Report 2026: italiani disillusi dalle notizie, cresce il peso dell’online

L’informazione sta cambiando pelle ma non ha smesso di essere centrale per gli italiani. Quello che è cambiato è fondamentalmente il modo in cui la consumano: meno media tradizionali, più piattaforme e social. E poi il crescente ruolo dell’intelligenza artificiale che, superata la fase iniziale di boom, si stabilizza come strumento sempre più presente nella dieta mediatica del Paese. È quanto emerge dal Digital News Report Italia 2026, elaborato dal Master in Giornalismo di Torino sui dati italiani raccolti dal Reuters Institute for the Study of Journalism dell’Università di Oxford, che quest’anno copre 48 paesi su sei continenti. La ricerca si pone annualmente lo scopo di analizzare le trasformazioni nelle abitudini di consumo dell’informazione e nel rapporto tra pubblico, testate e piattaforme.

I PUNTI PRINCIPALI: INTERESSE E FIDUCIA

In termini di interesse e fruizione solo il 34% degli italiani si dice molto o estremamente interessato alle notizie (era il 74% nel 2016), il calo più marcato tra tutti i paesi analizzati. L’interesse per la politica è ancora più basso (16%), ultimo posto tra 48 paesi. Paradossalmente il 57% consulta le notizie più volte al giorno.

Grafico che indica l’interesse nelle notizie nel periodo dal 2016 al 2026

Per quanto riguarda la fiducia nel 2026 solo il 32% degli italiani dichiara di fidarsi della maggior parte delle notizie la maggior parte del tempo, in calo di quattro punti rispetto all’anno precedente e sotto la media globale. Crollano i livelli per notizie trovate sui social (15%) e via chatbot IA (16%). La preoccupazione per le fake news sale al 59% e la news avoidance cresce al 36%. La prima fonte di notizie è l’online col 69% delle preferenze, seguita dalla TV (62%), dai social media che risalgono al 45%, infine la stampa (11%) contro il 59% del 2013. Giornali cartacei e radio continuano a calare.

DISPOSITIVI, TESTATE E PAGAMENTI
Grafico che mostra le testate italiane in cui si ripone più fiducia

Lo smartphone resta il dispositivo più utilizzato. La smart TV debutta con il 46% di utilizzo per le notizie, e metà dei suoi utenti accede a YouTube o altre app video. Solo il 20% accede direttamente ai siti delle testate. Le audience continuano a calare, specie per la carta stampata. Si riduce ancora, passando all’8%, la percentuale di italiani che pagano per l’informazione online. Tra chi paga, però, cresce chi sceglie abbonamenti continuativi, dal 31% al 43%. Sul fronte dell’affidabilità, l’ANSA guida la classifica con il 74% di fiducia. Seguono a pari merito SkyTg24 e Il Sole 24 Ore al 64%.

Facebook è la piattaforma più usata per le notizie (44%), ma la maggioranza le incontra in modo incidentale. Prevalgono i video brevi, mentre YouTube fa eccezione con formati più lunghi che si distingue anche per un uso più intenzionale.

Quanto a creator e newsfluencer, il 36% ha fruito di notizie da creator nella settimana di campionamento, sotto la media internazionale del 46%. Il fenomeno è molto marcato tra i giovani: lo fa il 66% degli 18-24enni. Sul fronte regolatorio, nel luglio 2025 AGCOM ha adottato un nuovo codice di condotta per gli influencer “significativi”, introducendo regole su trasparenza e responsabilità dei contenuti. Un segnale della crescente rilevanza di questi attori è arrivato anche durante la campagna referendaria del marzo 2026, quando la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scelto di partecipare a “Pulp Podcast” di Fedez e Davide Marra. I creator sono apprezzati per rendere le notizie interessanti e comprensibili ma considerati meno affidabili e imparziali delle testate tradizionali.

La Premier Giorgia Meloni ospite a Pulp Podcast
IL NODO DELL’AI

Solo il 6% degli italiani usa chatbot IA per informarsi ma si tratta di una minoranza significativa composta soprattutto da giovani. Il 41% di chi usa i chatbot di IA fa domande ulteriori su notizie già incontrate, il 26% chiede di trovare o valutare fonti informative, mentre il 37% li usa perché permettono di ottenere notizie più rapidamente rispetto ad altri canali. Una minoranza più ristretta li ha ormai eletti a punto di riferimento abituale: il 19% li usa perché convinto che sappiano rispondere a qualsiasi domanda. La fiducia nei chatbot come fonti rimane però molto bassa (16%) e prevale l’incertezza.

Sul fronte dell’imparzialità, il 55% preferisce fonti senza un particolare punto di vista. I giudizi sulla copertura dei grandi temi — immigrazione, Medio Oriente, inflazione, Ucraina — sono prevalentemente negativi: il caso più critico riguarda l’immigrazione, dove il 44% ritiene che i media abbiano svolto un cattivo lavoro, contro appena l’11% di valutazioni positive. Politica e proprietà dei media restano percepite come i principali centri di influenzasull’informazione, rispettivamente al 69% e al 66%.

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