«Considerato che il tuo paese ha deciso di non assegnarmi il Premio Nobel… non mi sento più obbligato a pensare solo alla Pace». Inizia così la lettera scritta dal Presidente Donald Trump diretta al Premier norvegese Jonas Gahr Støre. Suona come una ripicca per un Nobel non ricevuto e mai digerito. Agisce come una minaccia, nei confronti della sovranità delle terre artiche della Groenlandia.
Non molla il colpo Trump, che dopo aver annunciato dazi ai paesi UE che si intromettono nella disputa per le terre artiche, si rivolge direttamente a Oslo. Oslo ribatte, dichiarando che «Non è il governo norvegese a stabilire chi vince i premi Nobel, ma il Comitato competente». Non è stato comunque abbastanza per il Presidente, che investendosi della figura di detentore della pace per aver «fermato 8 guerre e più», adesso vuole pensare «a ciò che è giusto e appropriato per gli Stati Uniti d’America».
Nonostante queste ultime dichiarazioni, Trump, rinnovando l’autoinvestitura da paciere globale, invita i paesi europei a prendere parte al Board For Peace, istituito dal consiglio di sicurezza dell’ONU per la restaurazione di Gaza in questa fase transitoria dopo la tregua ottenuta nei precedenti mesi. La Francia rifiuta, Trump alza i dazi per i francesi al 200% per vini e champagne. E l’Europa prepara un pacchetto di contro-dazi.
Le borse
Le borse hanno fortemente risentito nella giornata di ieri delle controversie commerciali che riguardano UE-USA: con l’annuncio dei dazi USA si innesca volatilità e incertezza, con i titoli di stato in rialzo e l’oro in aumento. Si chiude in rosso la seduta delle borse europee nella giornata di lunedì, che accusano il colpo. Milano cala dell’1.32%, nonostante l’Italia non sia stata colpita dai dazi americani per il momento. Parigi -1.18%. Francoforte -1.44%. Male per i future degli indici americani, che perdono un punto e mezzo, nonostante Wall Street ieri fosse “chiusa per festività”. Trump si dimostra fiducioso per i suoi piani in Groenlandia, aggiungendo che secondo lui i Paesi europei «non faranno molta resistenza» all’annessione, spergiurando così i “mega-dazi”.
La storia si fa sentire
Davanti alle mire espansionistiche, personali e statali, di Trump, nulla sembra avere leva. E rincara sui territori artici: «La Danimarca non ha le carte per dichiarare sua la Groenlandia».
Ma questo è falso. In quanto le carte ci sono. La prova è una dichiarazione firmata nel 1916 dall’allora Segretario di Stato americano Robert Lensing, emanata in concomitanza con l’accordo tra Stati Uniti e Danimarca di commerciare con le Indie Occidentali, e sembra proprio smentire le sue parole e riconoscere la sovranità danese. Il documento è stato riportato dal Guardian e recita quanto segue: “Nel procedere oggi alla firma della Convenzione relativa alla cessione delle Isole Danesi delle Indie Occidentali agli Stati Uniti d’America, il sottoscritto Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, debitamente autorizzato dal suo Governo, ha l’onore di dichiarare che il Governo degli Stati Uniti d’America non si opporrà all’estensione dei propri interessi politici ed economici da parte del Governo danese all’intera Groenlandia”. Cosa dirà ora il Presidente USA?

Nel frattempo, ai microfoni di NBC News risponde all’intenzione di utilizzare la forza militare in Groenlandia con «No comment». Adesso si aspetta il World Economic Forum, che in questi giorni porterà i principali protagonisti della vicenda a incontrarsi a Davos, in Svizzera, dove Giovedì 22 gennaio dovrebbe tenersi la firma per il Board For Peace.
A cura di Carola Mariotti