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Dazi di Trump, le possibili risposte di Italia ed Europa

È un giorno nero per l’economia mondiale. La causa è l’entrata in vigore dei dazi di Donald Trump, presidente degli Stati Uniti. I Paesi più fragili dell’Unione Europea, tra i quali c’è anche l’Italia, attendevano questi giorni con ansia. La risposta è arrivata alle 10 di sera del 2 aprile e, come ci si aspettava, non è stata positiva. Trump ha imposto il 20 per cento alle merci provenienti dalla UE. Si tratta di dazi che preoccupano e pesano sulle spalle di chi ora deve decidere come agire. È una situazione molto delicata, considerando anche le scelte che si stanno prendendo a livello europeo per il riarmo. Intanto, i vertici italiani cercano di muoversi nello scacchiere internazionale.

La politica italiana

«Errore profondo». Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sui dazi imposti da Trump. Come sempre, però, Mattarella non si fa scalfire. Il presidente chiede una risposta europea «compatta, serena e determinata». Sulla stessa linea anche la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. La premier considera «sbagliata» la scelta dei dazi americani e fa trapelare la sua preoccupazione per i «produttori italiani».

Meloni insiste su un dialogo con gli USA. «Se necessario attueremo risposte adeguate a difendere la nostra posizione», dice. In Italia tutto il mondo politico ha accolto con apprensione la notizia dei dazi al 20 per cento. In generale, come sostiene il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, «si prospetta una risposta comune europea».

Per una volta l’opposizione risponde compatta. I partiti di sinistra invocano alla guerra commerciale, accusando Trump di volere sabotare l’economia globale. Ovviamente, nessuno si è risparmiato alle critiche alla Premier e al Governo. Il più duro è stato l’ex premier Matteo Renzi «è stata l’unica a non essere stata ricevuta alla Casa Bianca», ha detto.

Le mosse di Meloni

Meloni sperava che i dazi di Trump si fermassero al 10 per cento. Non è stato così e, la Premier, ha passato la serata di mercoledì al telefono con Ursula von der Leyen. Meloni non perde tempo. Prospetta un incontro con il vice di Trump, J.D. Vance, e una video chiamata con von der Leyen. Tutto questo perché secondo Meloni «aspettare non si può più».

La Presidente sta studiando con i suoi due vice nuove rotte commerciali per «tutelare l’interesse nazionale». La tabella di marcia di Meloni inizierà per Pasqua. Con l’arrivo, il 19 aprile, di Vance a Palazzo Chigi. Si tratta dell’inizio di un confronto, un faccia a faccia in cui l’argomento principale saranno i dazi.

Le ipotesi europee

In Europa si sceglie la via dell’attacco alle Big Tech. Il pacchetto probabilmente sarà pronto nel giro di due mesi. Nell’UE chi ha poteri esclusivi sul commercio è Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea. La quale, però non è mai stata ricevuta da Donald Trump. Ma la presidente ha cercato di fare una sintesi fra le varie posizione dei 27.

C’è chi è più propenso a non reagire ai dazi e chi, invece, è incline alla linea più dura. Von der Leyen proporrà una via media, non troppo lasciva e non troppo pesante. Il rischio è l’inizio di una vera e propria guerra commerciale alla quale l’UE non è preparata. Si prospetta l’introduzione di un pacchetto di dazi contro i servizi digitali americani.

Francesca Neri

Laurea triennale in Storia Contemporanea all'Università di Bologna. Laurea Magistrale in Scienze Storiche e Orientalistiche all'Università di Bologna, con Master di I Livello in African Studies all'Università Dalarna.

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