Davos, possibile tregua nella guerra fredda tra Cina e USA

È iniziato il 20 gennaio 2020 il 50esimo World Economic Forum di Davos, in Svizzera. Fra i tanti grandi della terra invitati a partecipare all’incontro hanno destato molta più impressione le aperture del viceministro cinese Han Zheng, piuttosto che il trionfalismo del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Al centro dell’agenda dell’incontro sono state affrontate tematiche come il capitalismo responsabile, il cambiamento climatico e il rallentamento economico globale. Mentre le ultime stime del Fondo monetario internazionale parlano di una “modesta ripresa mondiale”, il presidente Trump, con il primo importante discorso della giornata, elenca una serie di dati sull’economia americana che sembrano non temere alcun segno di crisi, fornendo al mondo la sua più alta espressione di forza.

Trump racconta di aver creato 12.000 fabbriche durante la sua presidenza, di aver aumentato a 7 milioni i nuovi posti di lavoro, e per di più, i salari stanno crescendo. Una mossa intelligente o forse prevedibile, quella di un’apologia delle proprie azioni politiche, visto che a migliaia di chilometri di distanza da Davos c’è un processo di impeachment negli Stati Uniti.

Il secondo importante intervento delle giornata, quello che ha stupito maggiormente tutti gli analisti economici, è del vice premier cinese Han Zheng e figura di spicco della politica cinese. Potrebbe trattarsi di una tregua delle guerra fredda fra Cina e Stati Uniti, ma di certo è un’apertura chiara ed evidente nei confronti dell’amministrazione Trump.

Klaus Schwab, fondatore e attuale direttore esecutivo del “Forum di Davos”, introduce sul palco il vicepremier cinese e parla dei progressi compiuti dalla Paese in ambito economico da quando è entrata a far parte del WEF, World Economic Forum. Sul palco di Davos il vicepremier Zheng parla di globalizzazione e protezionismo, senza nascondere una certa ironia, visto che le aziende cinesi sono le più liberiste in assoluto.

La globalizzazione ha una sua tendenza storica non bisogna di certo ostacolarla. Secondo Han Zheng «dovremmo tutti allargare la torta dell’economia globale e creare meccanismi per condividere meglio i vantaggi della globalizzazione. In questo modo le persone in tutti i paesi possono condividere i benefici della crescita globale».

 

 

 

 

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