C’era una volta Stefanos Tsitsipas, il tennista greco che ambiva all’Olimpo. Arrivato sulla grande scena nell’ultima parte di carriera dei Big 3 (Nadal, Federer e Djokovic), il 27enne di Atene sembrava poter essere il degno erede del tennis mondiale. Dopo dodici titoli e due finali Slam raggiunte però, la sua ascesa ha rallentato nel 2024 e si è bruscamente interrotta nell’anno successivo. Il 2 marzo 2026 uscirà dai primi 40 giocatori del mondo per la prima volta dal 2018.
Limiti (parzialmente) tennistici
Un fisico marmoreo, come scolpito dagli dei. Perfetto per lo sport, non solo per il tennis. La sua altezza lo aiuta nel fare del servizio un punto di forza. L’agilità e la rapidità di gambe gli permettono di spostarsi spesso e volentieri sul dritto, il suo colpo preferito. La sua arma più letale. Il tocco di palla è ottimo: gli consente di variare molto il gioco, trovando soluzioni alternative come la palla corta e le discese a rete.
Poi il rovescio a una mano. Da sempre il suo limite, ma che negli ultimi anni è diventato un vero e proprio tallone d’Achille. Tanti errori, molte palle scentrate e poca efficacia. Soprattutto per pensare di competere ai livelli a cui sembrava destinato, nei templi più prestigiosi del tennis mondiale. E che è finito per influenzare negativamente anche gli altri settori del gioco.

Tanto conta la testa
Si potrebbe disquisire a lungo del tennis di Tsitsipas, ma la realtà è abbastanza semplice. Non è questa la criticità principale. Lo dicono i risultati raggiunti e le qualità tecniche mostrate che lo hanno portato a vincere tre volte il Master 1000 di Montecarlo, l’ultima meno di due anni fa, e le Atp Finals. La bilancia delle cause del tracollo pende invece verso l’aspetto mentale.
L’arrivo di Alcaraz e Sinner ha sicuramente fatto crollare il suo muro delle certezze, costruito negli anni. Perché ha visto due ragazzi più giovani di lui arrivare a prendere lo scettro di leader del tennis mondiale. Quello che tutti immaginavano, lui compreso, potesse invece finire nelle sue mani. Gli infortuni, sommati alla frustrazione accumulata, hanno poi contribuito a far vacillare il greco.

L’abbandono al padre come coach ha sorbito l’effetto contrario di quanto sperato. Goran Ivanisevic, ex grande tennista e allenatore di Djokovic, nell’estate 2025 si è seduto sulla sua panchina giusto il tempo di un battito di ciglia. Per poi scaricare Tsitsipas definendolo «poco professionale e con la condizione fisica di un pensionato».
Il ritorno con il padre non ha però invertito un trend negativo cominciato dopo il Roland Garros 2024 e quasi mai invertito. E ora, con la sconfitta al primo turno nell’Atp 500 di Dubai, di cui deteneva il titolo, l’ellenico uscirà dai primi quaranta giocatori al mondo. Che nella più pesante delle conseguenze tennistiche, vuol dire non essere testa di serie nei tornei dello Slam. Con la possibilità di affrontare Sinner e Alcaraz già al primo turno.
Ritorno al futuro
La vita sportiva di Tsitsipas è a un bivio. Da una parte la strada più lunga e tortuosa. Quella dove la cima si raggiunge solo passando per i tornanti e con difficoltà, ma in cui la voglia di arrivare supera la fatica del tragitto. Dall’altra quella più semplice. Continuare in questa maniera, accettando passivamente la realtà. Scegliendo di rinunciare alla salita verso il cielo e convivere con quella che è diventata una rapida discesa verso gli inferi.