«I confini dell’Italia sono i confini dell’Europa. Difenderli è un dovere». Con queste parole il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha commentato l’approvazione, l’11 febbraio in Consiglio dei ministri, del disegno di legge che riscrive le regole sui flussi migratori. «Un provvedimento molto significativo per rafforzare il contrasto all’immigrazione illegale di massa e ai trafficanti di esseri umani», ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un video diffuso sui social. Dal testo definitivo è stata eliminata la norma «salva-Almasri», che nella bozza prevedeva la possibilità di consegnare allo Stato di appartenenza uno straniero ritenuto pericoloso per la sicurezza nazionale o per le relazioni internazionali.
Asilo e protezione, nuove regole in linea con il Patto Ue
Il fulcro del provvedimento è la delega al Governo per dare attuazione al Patto europeo su migrazione e asilo, adottato nel 2024 e in vigore da giugno. Entro sei mesi l’Esecutivo dovrà recepire la nuova direttiva sull’accoglienza e adeguare la normativa italiana ai regolamenti Ue su procedure d’asilo, qualifiche, gestione delle crisi, rimpatri alla frontiera ed Eurodac. Viene rafforzato il modello hotspot e ampliato l’elenco dei «luoghi idonei» dove applicare le procedure accelerate in frontiera. Durante gli accertamenti i cittadini stranieri non saranno autorizzati all’ingresso nel territorio nazionale e dovranno restare a disposizione delle autorità competenti.
Cambiano anche i criteri per la protezione complementare. Per ottenerla serviranno quattro requisiti cumulativi. Almeno cinque anni di soggiorno regolare in Italia, conoscenza certificata della lingua italiana, disponibilità di un alloggio conforme ai requisiti igienico-sanitari e adeguate risorse economiche. La domanda sarà comunque respinta se il richiedente rappresenta una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato.
Blocco delle acque fino a sei mesi e trasferimenti in Paesi terzi
Il disegno di legge introduce la possibilità di interdire temporaneamente l’accesso alle acque territoriali in presenza di una «minaccia grave» per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale. L’interdizione, deliberata dal Consiglio dei ministri su proposta del Viminale, potrà durare fino a 30 giorni, con proroghe successive fino a un massimo di sei mesi. Sono quattro le situazioni che possono far scattare la misura: rischio concreto di terrorismo o infiltrazioni; pressione migratoria eccezionale tale da compromettere la gestione dei confini; emergenze sanitarie di rilievo internazionale; grandi eventi che richiedano misure straordinarie di sicurezza.
Per chi viola il divieto sono previste sanzioni amministrative da 10 mila a 50 mila euro. In caso di reiterazione scatteranno sequestro e confisca dell’imbarcazione. I migranti a bordo potranno essere trasferiti anche in Paesi terzi con cui l’Italia abbia stipulato specifici accordi per l’accoglienza o il trattenimento, riaprendo la prospettiva dei centri in Albania in vista dell’entrata in vigore del Patto Ue.

Espulsioni più rapide e nuove regole nei Cpr
Il testo amplia i casi in cui il giudice può disporre l’espulsione dello straniero condannato per determinati reati: violenza o minaccia a pubblico ufficiale, resistenza, delitti contro la persona, il patrimonio, l’ordine pubblico e la famiglia. L’espulsione potrà essere disposta anche nei confronti di chi partecipi a rivolte nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Per i detenuti stranieri è prevista una decisione prioritaria del magistrato di sorveglianza e l’opposizione non sospenderà l’esecuzione del provvedimento.
Il ddl interviene inoltre sulle modalità di trattenimento nei Cpr, recependo l’invito della Corte costituzionale a disciplinare la materia con norma primaria. Le disposizioni richiamano la tutela dei diritti fondamentali e della dignità della persona, con norme su informazione, assistenza sanitaria, corrispondenza e attività di monitoraggio delle strutture. Parallelamente vengono introdotte restrizioni: divieto di riprese audio e video senza autorizzazione della prefettura e limitazioni all’uso dei telefoni cellulari, che non potranno essere detenuti liberamente ma custoditi dal personale e utilizzati solo negli orari consentiti.
Tra le altre misure figurano l’accelerazione dei rimpatri volontari assistiti, modifiche alla disciplina sui minori stranieri non accompagnati e l’abbassamento a 14 anni dell’età minima per l’ingresso e il soggiorno per motivi di studio. Un intervento organico che, nelle intenzioni del Governo, punta a rafforzare il controllo delle frontiere e a rendere più rapide le procedure.