CRANS-MONTANA E LA SERIE TV SUL CASO BRASILIANO: IL PARALLELISMO CHE SPETTACOLARIZZA LA TRAGEDIA

Il confine tra realtà e finzione è sempre più fragile e in molte tragedie ciò che traina l’opinione pubblica è un elemento: la spettacolarizzazione dei fatti. Dopo l’incendio scoppiato al bar “Le Constellation” di Crans-Montana è tornata virale la serie Netflix “La notte non passerà”, che ricostruisce il dramma accaduto nella discoteca brasiliana Kiss nel 2013, che provocò 242 morti. Due storie quasi identiche, dal medesimo finale tragico che ha colpito l’audience.

La vicenda in Brasile

La serie è stata prodotta e pubblicata da Netflix nel 2023, basandosi sul libro della giornalista Daniela Arbex, con lo scopo di ripercorrere le dinamiche della tragedia brasiliana. Nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 2013, il club brasiliano Kiss a Santa Maria organizza una festa universitaria che prevede l’esibizione di due gruppi musicali. La serata, però, si interrompe con l’uscita della prima band. Durante la canzone d’apertura, il soffitto inizia a prendere fuoco a causa di uno spettacolo pirotecnico realizzato per lo show.

Il soffitto, però, è rivestito da una spugna altamente infiammabile e l’escalation negativa è inevitabile. Le fiamme divampano in tutto il locale e i ragazzi si accalcano per uscire dal locale. Solo la mattina successiva la situazione viene risolta, ma i morti sono 242. Secondo una teoria, le vittime non morirono a causa del rogo, ma per l’inalazione di gas cianuro che ha inondato il locale dopo che il fuoco ha colpito la spugna presente sul soffitto.

I problemi del locale

La ricostruzione dei fatti è stata macchinosa e piena di irregolarità. Inizialmente, la polizia ha parlato di 500 persone presenti al Kiss, ma alla fine risultarono più di mille giovani in una discoteca che poteva ospitarne circa 600. I dubbi dilagavano anche sulla modalità con cui i presenti hanno tentato di placare l’incendio. Se prima i presenti hanno testimoniato di aver provato a spegnere il fuoco con gli estintori, le indagini hanno rivelato che nel locale, per un fattore estetico, gli estintori erano stati rimossi.

Inoltre, il permesso antincendio del club era scaduto l’anno precedente, nel 2012, e secondo le norme antincendio il materiale di rivestimento era inadatto. Infine, secondo altre fonti, i ragazzi hanno iniziato a uscire dal locale in seguito a una rissa e i bodyguard avrebbero bloccato l’uscita dalla discoteca per impedire che le persone non pagassero la prevendita. Questo ha comportato una confusione totale e il tentativo di scappare dai bagni a causa dell’assenza di altre via d’uscita.

Le analogie con Crans-Montana
Centinaia di persone hanno lasciato fiori e candele davanti al locale

La serie Netflix si basa su una narrazione dall’alto impatto emotivo. Sullo schermo compaiono le scene dell’appicco delle fiamme, lo sguardo impaurito dei ragazzi presenti, i corpi ritrovati. Ma anche le reazioni di dolore dei famigliari, le indagini della polizia e i saluti alle vittime. “La notte che non passerà” non rimane più solo una serie televisiva.

Dopo i fatti di Crans-Montana, diventa strumento di riflessione su come un momento festivo possa trasformarsi in una tragedia, se le norme di sicurezza non vengono rispettate. La carica emotiva e il parallelismo con il caso svizzero sono riusciti a far tornare virale la serie, dopo più di due anni dalla pubblicazione. I due casi a distanza di anni esplorano temi universali. La sicurezza dei luoghi pubblici, la capacità di reagire alle emergenze e il dolore dei famigliare delle vittime. Elementi che compaiono sullo schermo del proprio computer in un momento in cui racconti, cordogli e ricostruzioni sulla vicenda svizzera sono all’ordine del giorno.

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