Covid-19: “L’Africa è una bomba a orologeria”. Il continente impreparato

«L’evoluzione di coronavirus in Africa è drammatica sia per l’aumento dei paesi colpiti che quello dei contagi». A parlare è il responsabile Oms della Regione Matshidiso Rebecca Moeti, che definisce la situazione «molto preoccupante».

La situazione

Moeti ha precisato che già 25 Paesi hanno adottato misure di isolamento, ma nonostante questo «l’Africa è poco organizzata per fare fronte a una crisi sanitaria di grandi dimensioni».

Fino a questo momento l’Africa non ha ancora raggiunto numeri critici, anche se il continente è stato definito da Wired «una bomba a orologeria», i casi sono ancora poche migliaia, ma sempre Moeti ricorda che da qualche giorno «ci sono 39 Paesi con 300 casi al giorno», per un totale di 2234 casi,

Inoltre le misure di isolamento sono difficili da applicare, visto le condizioni di molti paesi africani e la vita comunitaria che è molto forte. Il responsabili Oms, quindi, dice che è necessario trovare altri metodi di igiene per minimizzare la propagazione.

Le parole di Matshidiso Rebecca Moeti fanno eco all’appello del 18 marzo del direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, «il mio continente deve svegliarsi», aveva detto, «abbiamo visto cosa è successo negli altri paesi e continenti». «Deve prepararsi al peggio», aveva poi concluso.

Le debolezze del continente

Nel frattempo ci si sta domandando quali saranno le curve di contagio del continente e che tasso di mortalità avrà il coronavirus in Africa, già provata da altre malattie infettive, come l’ebola.

L’Africa è un continente giovane, quindi potrebbe reagire meglio dell’Italia o di altri Paesi occidentali che a causa del coronavirus stanno contando 85% dei morti proprio nella fascia anziana della popolazione. Nella zona subsahariana, ad esempio, l’età media è di 20 anni e solo il 3% della popolazione supera i 65 anni di età,

Ma è anche un continente che ha tante debolezze. Se è vero che la letalità del Covid-19 cresce se il soggetto contagiato presenta comorbità o è immunodepresso, la popolazione africana rischia di essere molto esposta. Sono milioni i malati di HIV in Africa, una presenza talmente ingombrante che in alcuni paesi arriva a sfiorare il 9% (Tanzania con l’8,8%).

L’Africa è debole anche a livello sanitario. Ad abitare il continente c’è un miliardo di individui, ma i letti di terapia intensiva sono qualche centinaio.
Il Kenya, ad esempio, ne ha 130, e sono solo 200 gli infermieri specializzati, nonostante nel Paese vivano 50 milioni di persone. Per gli altri Stati africani i numeri sono molto simili alla situazione kenyota.

I numeri dei contagi stanno salendo, quindi, ma l’Africa è impreparata. Molti sperano che il virus si comporti come un’infezione stagionale, attenuandosi con il caldo, risparmiando in parte l’Africa. Purtroppo non ci sono evidenze su questo aspetto.

 

 

 

Federica Ulivieri

Nasce sulla costa Toscana e si laurea magistrale in Storia Contemporanea a Pisa. Vola nelle lande desolate dello Yorkshire, dove inizia a occuparsi di traduzione. Un inverno troppo rigido la fa tornare in Italia, un po' pentita di averla lasciata. Le piace scrivere di esteri, con una predilezione per l'Africa. Fa teatro da 15 anni, una passione che le permette di esprimersi e di coltivare l'altro settore di cui adora molto scrivere, quello della cultura.

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