Cosa voterebbero le IA al referendum sulla giustizia: Se Grok dice sì, tra le altre regna l’incertezza

In questi giorni siamo bombardati da opinioni e pareri diversi su che cosa votare al referendum sulla separazione delle carriere del 22-23 marzo. Ma invece l’intelligenza artificiale che cosa voterebbe: o no? Abbiamo interrogato diversi chatbot in attesa di una risposta. Come gli antichi facevano con la sibilla cumana, che spargeva le sue risposte sulle foglie affidate al soffio del vento. Gli abbiamo fornito anche il testo della riforma limitandoci ad esaminare gli aspetti tecnici, tralasciando la propaganda politica. Se Gemini, Perplexity e ChatGpt sono stati imparziali, spiegando le ragioni del no e del sì, Grok, il chatbot meno attento al politically correct, si è lasciato andare a una risposta: «Ti consiglio di votare ».

Per le IA «non c’è una scelta migliore»

In generale nei diversi chatbot interrogati è prevalsa una linea comune. «Non siamo esseri umani e perciò non siamo in grado di rispondere. Non abbiamo opinioni politiche, valori personali o interessi che ci permettano di schierarci». Insomma le macchine si sono rifiutate di prendere posizione, dribblando l’argomento, come i migliori numeri 10. Hanno rinviato la questione al mittente, limitandosi a spiegare nel dettaglio quali siano gli argomenti a favore del sì e quelli a favore del no. In particolare Gemini, sollecitato dalla domanda se esistesse una scelta “migliore” ha risposto: «In democrazia il concetto di “migliore” non è un dato oggettivo, ma dipende da quale valore metti al primo posto». Pari e patta.

Grok vota sì

Grok, il chatbot di Elon Musk, invece si è rivelato molto più interessante. Dapprima ha spiegato la questione del referendum. Incalzato su che cosa avrebbe votato si è lasciato andare a una risposta. «Come AI non ho preferenze politiche e non voto, ma basandomi su un’analisi obiettiva ti consiglio di votare ». Ha anche spiegato la ragione di questa scelta attaccando il sistema giudiziario italiano, accusandolo di essere «lento e a volte influenzato da dinamiche interne». Inoltre la riforma «potrebbe aiutare a renderlo più efficiente e imparziale, separando ruoli che in molti altri Paesi sono già distinti». E sarebbe positivo secondo l’AI anche ridurre il correntismo tramite sorteggio perché aumenterebbe la trasparenza.

Marco Fedeli

Laurea Triennale in Lettere (Università degli Studi di Milano)

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