Che cosa cambia se al referendum vincerà il Sì

Anche la magistratura potrebbe adottare dei test psicoattitudinali? L'idea circola da tempo, ma il ministro Nordio frena: "Tema complesso, su cui bisogna discutere".

Domenica 22 e lunedì 23 marzo si vota il referendum sulla giustizia, che modifica alcuni punti della Costituzione. Non ci sarà il quorum, quindi il risultato del voto sarà valido a prescindere dal numero di persone che andranno a votare. Quando ci troveremo in cabina elettorale, sulla sceda troveremo questo quesito: «Approvate il testo della legge di revisione degli art. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025?». Scritta così può sembrare una domanda complicata, fatta per esperti in materia. Ma in concreto cosa prevede la riforma? E cosa cambia se vince il Sì?

La separazione delle carriere

Al centro c’è la separazione delle carriere tra i pm, che fanno le indagini e nel processo rappresentano l’accusa, e i giudici che scrivono le sentenze. È possibile per un pubblico ministero diventare giudice, ma dal 2022 la legge Cartabia lo ha reso più difficile. Il passaggio da una funzione all’altra può essere fatto solo una volta cambiando anche distretto, e quindi spesso anche regione. Le persone che fanno questa scelta sono poche: nel 2022 sono state 25, nel 2023 34 e nel 2024 solamente 42. Su un totale di 9.400 magistrati.

Per chi sostiene la riforma il punto centrale non è il numero di magistrati che cambiano carriera, ma il fatto che con il sistema vigente chi in un processo rappresenta l’accusa, cioè il pm, è collega del giudice che deve decidere la sentenza. Separare i due ruoli quindi attuerebbe il principio del «giusto processo» scritto nell’articolo 111 della Costituzione, rendendo il giudice veramente terzo rispetto alle due parti in causa.

Chi sostiene il No invece ribatte che il tasso di assoluzioni del 50% sia una prova che le sentenze non sono influenzate dal fatto che le carriere sono unite. Il timore è che separandole possa essere il rischio di rendere il pm un superpoliziotto che non agisce più con una comunanza di mentalità con i giudici su come valutare le prove, ma cercando la condanna a tutti i costi.

Non più uno, ma due Csm

Con le carriere separate ci saranno anche due diversi Consigli Superiori della Magistratura (Csm). Uno per la magistratura requirente (i pm) e uno per quella giudicante. Ora è uno solo ed è composto da 33 membri. In 20 sono eletti dai colleghi, altri 10 sono nominati dal Parlamento in seduta comune. Gli ultimi 3, che ne fanno parte di diritto, sono il Presidente della Repubblica e due esponenti della Corte di Cassazione.

Con la nuova riforma non ci sarebbero più campagne elettorali o schede su cui votare. I membri togati sarebbero estratti casualmente tra i nomi di tutti i magistrati che hanno i requisiti per ricoprire l’incarico. Così come i membri laici, che però sarebbero sorteggiati da una lista di professori universitari e avvocati con almeno quindici anni di esercizio.

Lo scopo dichiarato è quello di diminuire l’influenza delle correnti interne alla magistratura sul Csm. Ma tra chi sostiene il no c’è il timore che la creazione di due Csm possa renderli più facilmente influenzabili dalla politica.

Nasce l’Alta Corte disciplinare

Oggi il compito di sanzionare quei magistrati che commettono abusi è di un’apposita sezione del Csm. Con l’approvazione della riforma sarebbe dell’Alta Corte disciplinare, composta da 15 membri: 3 giuristi nominati dal Presidente della Repubblica, 3 laici estratti da un elenco di professori e avvocati eletti dal Parlamento, 6 giudici e 3 pm estratti tra magistrati di Cassazione. I provvedimenti disciplinari sarebbero impugnabili solamente davanti all’Alta Corte, quando ora questo è possibile farlo con la Cassazione. Questo nuovo organo quindi raccoglierebbe insieme quei pm e quei giudici che la creazione di due Csm vorrebbe separare.

Chiara Brunello

Scrivo di cronaca nera, politica interna ed esteri. Ma mi interesso anche di intelligenza artificiale. Tra una lezione e l'altra faccio regia per il podcast Extrabutter.

No Comments Yet

Leave a Reply