Cesc Fàbregas fa allargare il campo del Como: i precedenti di Spalletti e Guardiola

Sembra paradossale, ma il futuro del rettangolo verde è sempre più roseo. Negli ultimi anni l’avanzamento tecnologico ha contribuito allo sviluppo di campi da gioco protagonisti anche nei novanta minuti. Sono in maggioranza gli allenatori che vedono nelle superfici di gioco non solo un mezzo, ma un vero alleato strategico nella costruzione della manovra. Cesc Fàbregas è l’ultimo allenatore in ordine di tempo ad aver individuato nelle dimensioni del campo una potenziale variabile tattica a proprio favore.

La scelta di Fàbregas di allargare il campo

Cesc Fàbregas ha infatti annunciato che il prato dello Stadio Giuseppe Sinigaglia è stato allargato di un metro: «è stata una mia richiesta – ha spiegato l’ex centrocampista – avere il campo più largo ci permette di gestire meglio la pressione avversaria, superando la prima linea grazie all’aiuto degli esterni». Il terreno dei comaschi è in effetti uno dei più piccoli della Serie A, che dopo i lavori è passato a 105×66 metri. L’allenatore del Como ha poi rilanciato: «l’anno prossimo dovremmo allargarlo di più, ci sono ancora due metri da sfruttare».

L’allenatore del Como Cesc Fabregas

Lo stesso Luciano Spalletti in conferenza stampa ha espresso tutta la sua stima per il collega: «non vedo l’ora di incontrarlo, è il mio idolo», commentando ironicamente la scelta ai tempi dell’Empoli in cui aveva ridotto l’ampiezza del campo di due metri per lato.Questi interventi sono però consentiti solo entro parametri ben definiti: secondo il regolamento FIFA, le dimensioni standard presentano una lunghezza che varia dai 90 ai 120 metri e una larghezza compresa tra 45 e 90 metri. Più stringenti invece le misure delle competizioni internazionali, con una lunghezza tra i 100 e i 110 metri e una larghezza tra i 64 e i 75 metri.

La Silicon Valley dei manti erbosi: la nascita in Inghilterra dei “groundskeeper”

L’inizio di questo trend positivo ha origine nel Regno Unito alla fine degli anni Ottanta, quando gli investimenti per migliorare il manto erboso sono diventati una scelta strategica per salvaguardare lo spettacolo e supportare le ambizioni competitive del campionato. L’investimento mirava alla crescita del prodotto e alla vendita dei diritti televisivi su scala mondiale. Oggi il settore della gestione dei terreni degli inglesi vale 1,17 miliardi di euro con 27mila persone impiegate, dagli esperti coinvolti nello sviluppo dei sistemi di aerazione agli scienziati che studiano prodotti per rendere il prato più verde e farlo crescere più velocemente. 

Le esigenze dei manager non sono rivolte solo al proprio gruppo e coinvolgono anche gli aspetti tecnici: quando Pep Guardiola è arrivato al Manchester City nel 2016, ha preteso infatti che l’erba fosse accorciata per velocizzare il gioco col pallone. Il merito di questa evoluzione è dei “groundskeeper”, specializzati nella cura del terreno per garantire le condizioni di gioco migliori alle squadre. Grazie alla loro competenza, questi professionisti sono richiesti anche all’estero, coinvolti in un mercato in cui ogni club ambisce ad assumere i migliori.

Jonathan Calderwood, insignito per due volte del premio “Groundsman of the Year

È il caso di Jonathan Calderwood, che nel 2013 si è trasferito dall’Aston Villa al Paris Saint-Germain. Laurent Blanc – l’allora tecnico dei parigini – ha dichiarato che ben 16 punti ottenuti potevano essere attribuiti direttamente al lavoro del nordirlandese. L’impiego degli addetti ai lavori è inoltre premiato da diversi riconoscimenti come il “Groundsman of the Year” e il “Top Turf Influencer Award”. Un livello di eccellenza confermato anche dalla guida ufficiale della FIFA sul mantenimento dei campi, Richard Hayden, che ha definito il Regno Unito come «la Silicon Valley dei manti erbosi».

La cura dei campi con l’innovazione tecnologica

Dalla Premier League alla Liga, la cura del prato verde è diventata una priorità. Uno degli stadi più avanguardistici a livello internazionale è il Santiago Bernabéu, che si avvale anche dell’hi-tech per migliorare le prestazioni dei Blancos. La novità maggiore è quella del campo retrattile: il terreno è diviso in diverse sezioni in grado di separarsi e di essere preservate a quasi 40 metri di profondità, dove viene ventilato, irrigato e protetto con illuminazione e raggi ultravioletti. 

Una svolta che consente allo stadio di Florentino Perez di essere usato sette giorni su sette per eventi sportivi e di spettacolo senza subire danneggiamenti. L’avanzare della frontiera tecnologica prevede inoltre che gli stadi siano dotati di un sistema di riscaldamento del manto. Strutture sotterranee che garantiscono una superficie perfetta anche d’inverno, mantenendo la qualità al massimo livello. Quella che un tempo sembrava un’utopia è oggi invece una realtà consolidata. Un’innovazione che, invece di essere alle porte, è già nel perimetro di gioco.

 

A cura di Federico Tondo

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