“La lista dei nuovi testimoni si allunga” titola il servizio delle Iene del giornalista De Giuseppe. Ci sarebbero altre due persone che a Garlasco hanno assistito a qualcosa che, se confermato, potrebbe insinuare forti dubbi sull’attuale ricostruzione della mattina del 13 agosto 2007, quando Chiara Poggi veniva brutalmente uccisa nella sua casa in via Pascoli, a Garlasco. Il programma di Italia Uno ha raccolto le loro dichiarazioni in anonimato, perché i due testimoni, un uomo e una donna, hanno mostrato un certo timore a pronunciarsi sulla vicenda, come del resto molti garlaschesi.
Cosa dicono i nuovi testimoni e perché è importante
La ricostruzione riferita dai due confermerebbe quanto dichiarato pochi giorni dopo l’omicidio da Marco Muschitta, un operaio che quella mattina, la mattina del delitto, si trovava in via Pavia, all’incrocio con via Pascoli. La testimone è una donna che dice di conoscere Maria Rosa Poggi, la zia di Chiara, per averla incontrata più volte nel bar che entrambe frequentavano e ha riferito di averla vista, quella mattina, nelle vicinanze di via Pascoli.
Racconta che era ferma allo stop in Via San Zeno quando, sulla strada principale, l’ha vista passare a bordo del suo suv nero. Ha affermato di averla riconosciuta per la peculiare postura alla guida, molto in avanti, chinata sul volante. Di questo la donna è certa: l’ha vista e ci mette la mano sul fuoco. Incerto, invece, è un dettaglio ulteriore, che riporta senza però garantire la purezza del ricordo: davanti all’auto ci sarebbe stata la figlia che pedalava a bordo di una bicicletta.

È invece certo di aver visto una ragazza bionda a bordo di una bicicletta il secondo nuovo testimone, un uomo che afferma: «quella mattina sono passato di lì e ho visto una che veniva via con un attrezzo in mano. Ero in macchina, perché dovevo andare a Pavia, e sono passato di lì. Ho visto una ragazza ma non so chi era. Era bionda, su una bicicletta nera».
La coincidenza di particolari con il racconto di Muschitta
La somiglianza tra il racconto dei due e quello raccolto dagli inquirenti il 27 settembre 2007 è molto forte: erano trascorsi 14 giorni dall’omicidio di Chiara Poggi quando Muschitta entrava nell’ufficio della Procura di Pavia per rilasciare dichiarazioni spontanee. «Entrato in via Pascoli ho visto una macchina in sosta sulla sinistra, macchina di cui non ricordo il modello, di colore scuro (vale a dire nera, o grigio scuro o blu). L’auto era nella media, né piccola, né grossa».
All’esterno della villa dei Poggi – aggiunge il testimone – anche una ragazza bionda in sella ad una bici nera. «Percorrendo Via Pavia la mia attenzione è stata attirata da una bicicletta che ho visto uscire da una via laterale a sinistra rispetto al mio senso di marcia. Questa bicicletta mi ha colpito perché … non procedeva regolarmente ma andava leggermente a zig zag, come se il conducente avesse qualcosa di ingombrante nella mano destra», qualcosa che poi descriverà come un piedistallo da camino. «Giuro che ho visto questa ragazza», conclude.

Una dichiarazione piena di dettagli che tuttavia, solo un’ora più tardi, Muschitta ritratterà: «mi sono inventato tutto». Nel verbale dell’ascolto a sit (sommarie informazioni testimoniali) Muschitta viene dunque giudicato inattendibile, anche se le indiscrezioni parlano di possibili pressioni subite dall’operaio. Resta ora da chiarire se la Procura di Pavia, che ha riaperto il caso iscrivendo Andrea Sempio nel registro degli indagati, riterrà opportuno approfondire le ultime dichiarazioni raccolte dai microfoni delle Iene, considerato che, unite alle testimonianze raccolte in precedenza – quella di Muschitta non è l’unica – potrebbero modificare il quadro indiziario su cui si basa la condanna di Alberto Stasi e collocare altre persone nelle vicinanze della scena del crimine.
A cura di Alessandra Falletta Ballarino