Il giallo, il nero. Una trota gigante. Enormi spazzolini gialli. E un campo in erba sintetica a 300 km sopra il Circolo Polare Artico.
Immagini a prima vista sconnesse, ma che si riuniscono sotto un unico, incredibile, contesto: quello di una squadra che ha appena eliminato l’Inter dalla Champions League.
🇳🇴 Bodø/Glimt (@Glimt) have been grouped with the West Norway teams but they’re based way up north, 500 miles from nearest side Brann! 👀
Famous for their forward slash and their toothbrush-touting fans, they equalled their best ever result in 2019, finishing runners-up. pic.twitter.com/LCRAlnTafi
— FotMob (@FotMob) June 15, 2020
NASCITA E ASCESA
Stiamo parlando, ovviamente, del Bodø/Glimt. Una squadra fondata nel 1913, in una città di 50.000 abitanti – Bodø, per l’appunto – e che partecipa alla prima divisione norvegese da poco più di trent’anni. Ma non per questo da prendere sottogamba. Anzi, tutt’altro. Lo sa (bene) la Roma, lo sa la Lazio, così come Manchester City e Atletico Madrid. E da questo turno di Champions, lo sa molto bene anche l’Inter di Cristian Chivu.
La storia del Bodø, d’altronde, è sempre stata quella di una gemma nascosta. L’underdog che, prima in patria e poi in Europa, porta in alto il nome di una categoria tanto valida quanto bistrattata. Fino agli anni Sessanta, infatti, le squadre della Norvegia settentrionale erano praticamente estromesse da qualsiasi competizione a livello nazionale: si riteneva non fossero all’altezza del resto del Paese. Quando nel 1963 le squadre del nord vennero ammesse alla Coppa di Norvegia, però, bastò il primo percorso dei gialloneri, che eliminarono il Rosenborg tra le altre, per capovolgere questa visione.Â
NEL SEGNO DEI BERG
Il quadriennio 1990-1993 segna uno dei picchi più alti nella storia del Bodø. Il fallimento dell’anno precedente, con la retrocessione addirittura in 3. divisjon (il quarto livello del calcio norvegese) si è trasformato in una storica rinascita. Tre promozioni di fila, fino al massimo campionato nazionale – allora chiamato Tippeligaen – disputato con una stagione da urlo, chiusa al secondo posto, solo due punti alle spalle del Rosenborg.Â

Tra gli artefici di questa magica risalita c’era un cognome che da oltre 80 anni accompagna le vicende della squadra: quello di Arild e Runar Berg. La famiglia Berg veste giallonero da tre generazioni: a partire da nonno Harald (che ha anche una statua alle porte dello stadio), passando per i due fratelli oltre a Ørjan, padre di Patrick, attuale capitano. Non stupisce che i “Berg” siano percepiti alla stregua della famiglia reale in città .
L’EXPLOIT EUROPEO
A parte qualche sporadica presenza nelle coppe europee, difficilmente il Bodø si è messo in mostra al di fuori dei confini norvegesi. Fino al 2019. Questo exploit vede tra i suoi principali artefici l’allenatore Kjetil Knutsen. Assunto dal Bodø nel 2017 come vice allenatore, ha vissuto in questo ruolo l’ultima promozione in Eliteserien avvenuta lo stesso anno.

Con la promozione a tecnico nel 2018, è iniziato il sodalizio che dura fino ad oggi e che ha portato il club di una piccola cittadina ad affermarsi ai massimi livelli del calcio norvegese. Un campionato vinto nel 2020, seguito da altri tre nei successivi quattro anni. Ma soprattutto, la partecipazione in pianta (quasi) stabile alle massime competizioni europee, dove il Bodø sta riscrivendo tutti i record del calcio made in Norvegia. Dai preliminari di Europa League nel 2020 a quelli di Champions nel 2021. Poi i quarti di finale di Conference, arrivando alla storica semifinale di Europa League, la prima di una squadra norvegese in una competizione europea. E ancora quest’anno: la fase finale della Champions League, per la prima volta nella storia del club, fino alla clamorosa qualificazione agli ottavi di finale superando una delle due finaliste della scorsa edizione. Nessun club norvegese aveva mai superato un turno a eliminazione diretta nella storia della Champions League.
La favola del Bodø/Glimt ricorda un po’ quella dell’Atalanta negli ultimi 10 anni: per il contesto generale, per il legame speciale con un allenatore, ma anche per stile e identità di gioco. I nerazzurri hanno coronato il tutto con la vittoria in Europa League: chissà che per i norvegesi l’eliminazione di un’altra italiana nerazzurra non possa avere, nel suo piccolo, un sapore simile.