Board of Peace: a Washington l’esordio del piano Trump senza il Vaticano

La scelta della Santa Sede di non appoggiare il Board of Peace rappresenta una simbolica spina nel fianco all’iniziativa di ricostruzione di Gaza promossa da Trump. Una posizione, quella del papato, che non sembra comunque aver avuto ricadute importanti sugli altri Paesi. Oltre venti nazioni diverse, tra membri e osservatori, saranno presenti oggi – 19 febbraio – alla prima riunione del board. L’incontro si terrà nella capitale statunitense al “Donald J. Trump Institute of Peace”. Per l’Italia sarà presente il ministro degli Esteri Antonio Tajani, in qualità di osservatore dei lavori. Un incontro che però rischia di fruttare ben poco. Il presidente americano dovrà subito partire per un appuntamento elettorale in Georgia.

L’Europa in ordine sparso

«Il Board è un’organizzazione legittima, la pace non dovrebbe essere una questione di parte, politica o controversa». Così Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca, ha risposto alla decisione del Vaticano di non aderire alla risoluzione sul piano per Gaza. «Una decisione molto spiacevole», ha poi aggiunto. La Santa Sede aveva ricevuto l’invito a partecipare a gennaio. La motivazione del rifiuto l’ha espressa il cardinale Parolin, spiegando che «dovrebbe essere l’Onu a gestire le situazioni di crisi».

È proprio l’estensione del mandato del Board oltre i confini di Gaza, andando a sostituirsi alle funzioni delle organizzazioni internazionali, ad aver spinto diversi Paesi europei a rifiutare l’invito. Uniche eccezioni Ungheria e Bulgaria – quest’ultima attende ancora il via libera dal parlamento nazionale. L’Italia è stata l’unico grande Paese europeo ad aderire immediatamente al Board come osservatore. Poi Germania, Polonia, Grecia e anche l’Unione Europea hanno optato per l’invio a Washington di un proprio funzionario di secondo piano. Una decisione che ha portato il rappresentante francese all’Ue a criticare aspramente la Commissione per questa decisione. L’ennesimo esempio di come i Paesi europei siano ancora incapaci di muoversi compatti su un fronte di interesse comune.

Le criticità del Board of Peace

Secondo Leavitt saranno stanziati circa 5 miliardi di dollari per la ricostruzione della Striscia e per gli aiuti umanitari. Una briciola rispetto ai 70 miliardi necessari la ricostruzione completa, secondo una valutazione dell’Onu. La Casa Bianca ha anche fatto sapere «che ci saranno migliaia di uomini pronti ad unirsi alla forza di stabilizzazione». Rimangono da capire le regole di ingaggio che i militari dovranno seguire e soprattutto rimane ancora il tema spinoso del disarmo di Hamas. Come scrive La Stampa, su questo rimangono criticità: le operazioni di disarmo sarebbero state ultimate solo al 50%. E ci sono anche aree ancora sotto il controllo dei miliziani. Difficilmente ci saranno novità: secondo alcune fonti riportate dal Corriere, si parla di una colazione di lavoro, seguita da un incontro del Board, con foto di rito. Una cerimonia che rischia di rimanere solo questo e nulla di più. Dopo il discorso Trump dovrà partire per un appuntamento elettorale in Georgia, dove si vota per il seggio dell’ostracizzata Marjorie Taylor Greene.

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