Una doccia fredda, anche più del clima gelido di Anterselva, per il biathlon italiano. Rebecca Passler, una delle cinque donne convocate per le Olimpiadi, è risultata positiva al letrozolo in un controllo svolto dalla Nado, l’associazione italiana antidoping. La 24enne ha lasciato la Val Martello, dove la Nazionale si stava preparando in vista del via delle gare il 10 febbraio. In attesa di capire se sarà chiamato in causa il Tribunale del Tas, la Federazione valuta la possibilità di sostituirla con un’altra biatleta.
Cos’è questa sostanza?
Il letrozolo è un farmaco antitumorale molto specifico, utilizzato solo per alcune tipologie di tumori al seno. È una delle sostanze proibite dall’Antidoping perché riduce la quantità di acqua nel corpo, favorendo la crescita della massa muscolare. Inoltre, secondo diversi ricercatori consentirebbe di modulare l’uso di steroidi anabolizzanti.
Alcuni precedenti
Quello di Rebecca Passler non è il primo caso di positività al letrozolo che si abbatte sullo sport italiano. Nel 2017, Sara Errani risultò infatti positiva alla stessa sostanza. Riuscì però a dimostrare di esserne entrata in contatto tramite cibo contaminato a causa della madre, che usava quel farmaco. Alla fine fu sospesa “solamente” per dieci mesi.

Diverso il discorso invece per il canottiere italiano Niccolò Mornati. Risultato positivo all’anastrozolo, inibitore simile al letrozolo, si difese affermando di aver assunto un integratore contaminato. I giudici non credettero alla sua versione dei fatti e lo squalificarono per quattro anni.
Esclusiva FISI
La Federazione Italiana Sport Invernali si è schierata in favore della propria atleta, tramite un comunicato del Presidente Flavio Roda. «Intendiamo supportare l’atleta in tutte le sedi opportune. È essenziale che si vada a fondo della questione per eliminare qualsiasi equivoco che potrebbe segnare la carriera di Rebecca e l’immagine Federale».
Sono le uniche parole giunte per ora in merito alla vicenda, che risuonano nel silenzio che il Coni aveva già scelto. E che adesso si fa quasi assordante. A tre giorni dall’avvio ufficiale delle Olimpiadi, il Comitato ha infatti proibito le interviste non autorizzate, fuori dalla zona mista e dal contesto di gara. Medici, preparatori e allenatori inclusi.
Rebecca Passler, giovane protagonista della squadra italiana di biathlon, è risultata positiva a un controllo antidoping ‘out of competition’ a pochi giorni dall’inizio delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 😩#WinterSports #MilanoCortina2026 #Olympics #Olimpiadi #Passler pic.twitter.com/qa2fusDv5k
— Eurosport IT (@Eurosport_IT) February 2, 2026
Tutto da perdere
Storie di questo tipo lasciano sempre un senso di dispiacere. Sia se sarà dimostrata un’effettiva contaminazione involontaria, come nel caso di Sinner, che in caso di effettiva colpevolezza. Ma questa vicenda ha un retrogusto, se possibile, ancora più amaro. Perché per Rebecca Passler sarebbe stato il debutto olimpico. A casa sua, Anterselva. Il luogo e il contesto perfetti per portare avanti una tradizione di famiglia avviata dallo zio, Johann Passler, che alle Olimpiadi di Calgary 1988 conquistò due bronzi.
E poi perché, seppur involontariamente, la sua positività colpisce di rimbalzo anche tutti i compagni di squadra. Che arrivano a questi Giochi con molte aspettative e con Giacomel, Wierer e Vittozzi che ambiscono sicuramente alla medaglia. Anche la più pregiata. E che adesso avranno altri occhi puntati addosso. Più attenti, più indiscreti. In attesa di capire l’evoluzione della vicenda, l’avvicinamento olimpico della squadra italiana comincia, per usare un termine tecnico, all’inseguimento.