
Biancaneve il live action. Un film che di avvelenato non ha solo la mela, ma anche le reazioni e le polemiche nate attorno al prodotto cinematografico. Il cartone del 1937 ha rivoluzionato la storia del cinema, inaugurando il filone dei Classici Disney. L’attuale remake, diretto da Marc Webb e uscito nelle sale italiane il 20 marzo, ha suscitato parecchie critiche sia per le posizioni politiche delle protagoniste sia per gli adattamenti in nome dell’inclusione, che hanno snaturato la narrazione originale.
L’inclusione che non piace
Il film, pensato nel 2016 e ritardato per vari problemi, arriva sul mercato in un momento in cui i live action firmati Disney non ottengono più grande successo come in passato e anzi sono criticati maggiormente dal pubblico. Il nuovo Biancaneve si pone a metà tra tradizione e modernità, mantenendo alcuni elementi uguali all’originale, ma ampliando l’inizio e la fine della storia per approfondire personaggi e tematiche. Biancaneve nasce già sotto una cattiva stella, quando nel 2021 venne annunciata Rachel Zagler, attrice di origini ispano-americane, come protagonista. Scelta ritenuta dai più conservatori sbagliata, in quanto la caratteristica della principessa è quella di essere «bianca come la neve». Una decisione presa dalla Disney in nome della “cultura woke”, che punta all’inclusione di tutte le sfaccettature della società, e dalla volontà di svecchiare i classici. Ma soprattutto proporre rivisitazioni che superano gli stereotipi di un film realizzato quasi un secolo fa.
Le sette “creature magiche”
Sul tema del politicamente corretto si sono mosse critiche anche per la rappresentazione dei sette nani. Già nel 2022 l’attore Peter Dinklage, affetto da nanismo, aveva mosso una critica alla Disney per l’infantilizzazione dei sette personaggi. La compagnia aveva assicurato di «evitare di rinforzare gli stereotipi dell’originale, consultando membri della comunità». Inizialmente l’idea dei produttori era di puntare a una “reinterpretazione” dei sette nani con attori diversi tra loro, sempre in nome dell’inclusività. Infine è stato deciso di realizzare i personaggi con il sistema CGI, ovvero con il computer: secondo il web un’occasione persa per permettere a veri nani di interpretare il ruolo. Inoltre, nonostante il nome del film originale sia “Biancaneve e i sette nani”, non vengono mai chiamati in questo modo nel live action, titolato solo “Biancaneve”. Anzi sono denominate “creature magiche”.
Il distacco dall’originale
Il dibattito si è aperto anche sulla scelta del compagno di Biancaneve. Se nel cartone animato è un Principe Azzurro che la salva con il bacio del vero amore, nel live action è un bandito che vuole aiutare il popolo a liberarsi della Regina cattiva. Scelta appoggiata da Zegler, secondo cui l’originale avrebbe un impianto sessista soprattutto perché, afferma in una dichiarazione alla stampa: «C’è un grande focus sulla sua storia d’amore con un tipo che chiaramente le fa stalking». Nella nuova Biancaneve la relazione amorosa non è volta al mero salvataggio della principessa, ma alla collaborazione per emancipare il ruolo femminile. Inoltre, un cambiamento nel finale. Se il cartone terminava con il bacio riparatore dopo la mela avvelenata, nel live action Biancaneve è attiva nel cambiare il proprio destino: sfidando la Regina cattiva, la storia non è volta solo a celebrare il vero amore, ma ad aggiungere un lato avventuroso.

Disney e politica
La critica più delicata riguarda il lato politico, nel contesto della guerra tra Israele e Palestina. Gal Gadot, interprete della Regina Cattiva, in quanto israeliana si è espressa varie volte come sostenitrice dell’offensiva di Tel Aviv. Affermando anche che la comunità internazionale dovrebbe sostenere maggiormente Israele. Dall’altra parte Zegler è un’attivista per la pace in Palestina che varie volte ha dato visibilità alla causa sui social e ribadendo la sua vicinanza con aiuti umanitari. Una polemica che ha coinvolto anche il pubblico, il quale si è mosso per boicottare il film per la causa politica. A ciò la Disney ha risposto riducendo la portata della premiere, in cui erano presenti solo giornalisti selezionati e fotografi, e aprendo la prevendita dei biglietti solo undici giorni prima.
L’insuccesso economico
In passato ci sono già stati remake del Classico Disney. Per esempio con il film di Lyly Collins e Julia Roberts del 2021 e con la trasposizione horror del 2012 con Kristen Stewart, Charlize Theron e Chris Hemsworth. La proposta Disney, però, ha ottenuto un flop ai botteghini. Secondo molti analisti, il film non raggiungerà gli incassi record dei precedenti live action e non rientrerà nei costi, 270 milioni di dollari. Una spesa di produzione elevata per la ripresa di alcune scene, che arriva a 500 milioni di dollari contando le spese pubblicitarie. Quindi per considerare il film economicamente riuscito si dovrebbe ottenere un guadagno di 600 milioni di dollari. Le previsioni per il weekend di debutto erano di 70 milioni in Nord America e cifre simili negli altri Paesi. L’incasso reale, invece, è stato di 45 milioni di dollari in Nord America e di 50 milioni a livello internazionale.