Baby Gang arrestato di nuovo: armi da guerra e violenze sulla fidanzata

Si sono riaperte le porte del carcere per Zaccaria Mouhib, noto al grande pubblico come Baby Gang. Il trapper ventiquattrenne, che vanta oltre 6 milioni di ascoltatori mensili su Spotify, è accusato di detenzione e porto illegale di armi da guerra, rapina, lesioni aggravate e maltrattamenti sulla compagna.

Le violenze verso la compagna

Dalle intercettazioni ambientali emerge uno spaccato brutale della vita privata dell’artista. La sua fidanzata sarebbe stata sottoposta a umiliazioni, controlli ossessivi e aggressioni fisiche. «Stai zitta. Tu non hai neanche il diritto di parola. Vuoi vedere come sono gli schiaffi da maschio?», le intimava Mouhib prima di colpirla fino a spaccarle il setto nasale. Secondo il Gip le percosse avvenivano anche per motivi banali, come la mancata preparazione della colazione e aveva costretto la giovane a lasciare il lavoro e i social network.

L’arsenale e la “legge del quartiere”

Il cuore dell’indagine riguarda un giro clandestino di armi che il gruppo di Mouhib utilizzava per consolidare il proprio potere a Calolziocorte, trasformata in un vero e proprio “fortino”. Tra gli episodi contestati spicca una spedizione punitiva del giugno scorso contro tre cittadini rumeni, “colpevoli” solo di essersi fermati a parlare davanti alla villetta del trapper: il branco li ha trascinati in un ingresso secondario e picchiati senza motivo. Inoltre, il primo gennaio 2025, Baby Gang avrebbe sparato colpi in aria con un Kalashnikov nel Lecchese.

 Il viaggio in Iraq e il rischio di fuga

Nonostante fosse sotto sorveglianza speciale, Mouhib avrebbe sistematicamente violato ogni restrizione. Gli investigatori hanno ricostruito un viaggio clandestino avvenuto nel maggio 2025: passando per Zurigo e Doha, il trapper ha raggiunto l’Iraq per girare video musicali con bazooka, lanciagranate e mitra. Oltre a esibirsi in concerti in Marocco e Spagna senza autorizzazione.

Solo poche settimane fa l’artista dichiarava di voler pensare unicamente alla musica, ma per i magistrati la sua immagine pubblica di persona violenta e incline all’uso delle armi non era solo una messinscena per i fan, quanto una realtà quotidiana carica di conseguenze penali.

 

 

Maria Sara Pagano

Tutto è iniziato a 15 anni con un sogno: raccontare la notte degli Oscar. Oggi quella passione per il cinema è cresciuta, accogliendo tra le sue fila la musica e la politica interna. Non mi accontento della superficie: scavo a fondo per trovare il lato umano dietro ogni fatto. Dicono che io sia testarda, ma credo che nel giornalismo la tenacia non sia un difetto, bensì l'unico modo per arrivare alla verità.

No Comments Yet

Leave a Reply