Presunti infiltrati della CIA arrestati in Iran

Ancora una volta USA e Iran faccia a faccia. Le autorità iraniane hanno catturato 8 persone con l’accusa di essere agenti della CIA infiltrati nelle proteste che stanno mettendo a ferro a fuoco la Repubblica Islamica. A riferirlo l’IRNA, l’agenzia di stampa nazionale di Teheran.

Il racconto delle proteste:  dalle nuove sanzioni USA al caro benzina

Una situazione economica, quella iraniana, resa insostenibile dalle nuove sanzioni statunitensi che da circa un anno impongono un sostanziale embargo alle esportazioni del Paese. Si tratta di pesanti “sanzioni secondarie”, che vanno cioè a colpire attori pubblici e privati non americani attivi in relazioni sia commerciali che economiche con Teheran.

Rohani, vedendo prosciugarsi le entrate statali – l’FMI prevede un -9% del PIL nazionale per il 2019 – decide perciò di correre ai ripari, scaricando il fardello sulla popolazione.
L’aumento del 50% del prezzo del carburante deciso lo scorso 15 novembre va proprio in questa direzione. A questo punto però la situazione è fuori controllo. La popolazione insorge. Le strade di Teheran sono invase da migliaia di manifestanti e nel giro di pochi giorni la protesta si è allargata a macchia d’olio in molte altre città della nazione.

Alla miccia scatenante del caro benzina si sono aggiunte intanto altre rivendicazioni economiche e sociali, confluite in un complessivo fronte anti-regime.

Iran offline e la denuncia dei morti

L’infelice scelta di Teheran di oscurare l’accesso a Internet nelle ore successive allo scoppio dei disordini per impedire eventuali fughe di notizie, ha avuto l’effetto boomerang di destabilizzare ulteriormente il Paese. Negli stessi giorni infatti, Amnesty International riferiva da Londra un bilancio approssimativo di oltre 100 morti nelle proteste, bilancio poi aggiornato a 143.

I presunti infiltrati della CIA e il complotto anti-Iran

Di conseguenza, per correre ai ripari contro le critiche piovutegli addosso da mezzo mondo, Khamenei ha colto immediatamente l’occasione dell’arresto dei sospetti agenti della CIA sotto mentite spoglie per ribadire una volta in più l’esistenza di un complotto internazionale contro la Repubblica Islamica. «È stata sventata una profonda, vasta e molto pericolosa cospirazione per la quale sarebbero stati spesi una montagna di soldi al fine di favorire violenze e uccisioni di molte persone» ha affermato il leader supremo.

Una dichiarazione che fa il paio con la risposta di oggi della Cina in seguito all’approvazione dello Honk Kong Human Rights Act and Democracy Act. Un subdolo espediente statunitense per contenere lo sviluppo della Cina destabilizzando e bloccando gli affari della regione, ha accusato Pechino.

L’esclation infinita

Quella degli 8 arresti è solo l’ultima puntata del vis-à-vis fra Iran e USA ricominciato più di un anno fa, dopo lo stop nel gennaio 2016 alle precedenti sanzioni decise da Barack Obama.

La prima mossa l’aveva compiuta Donald Trump nel maggio dello scorso anno con il ritiro unilaterale e ingiustificato dal JPCOA, il patto congiunto sul nucleare iraniano e la conseguente reintroduzione delle sanzioni tra agosto e novembre. Ad aprile 2019 un’altra stangata è arrivata da Washington: i pasdaran iraniani sono inclusi nell’elenco delle organizzazioni terroristiche.

La pressione fra i due Paesi aumenta ancora. Da qui in poi la Casa Bianca decide di tenere la stessa linea politica ed accelerare la rottura diplomatica. Trump stringe ancora di più le maglie sull’esportazione petrolifera iraniana e intensifica l’invio di soldati e navi militari nell’area del golfo persico.

La risposta di Khamenei è solo questione di tempo. Iniziano le rappresaglie delle forze armate di Teheran, accusate tra maggio e luglio di aver attaccato  numerose petroliere USA e non solo.

Infine, a metà luglio, l’Iran dichiara, in maniera del tutto simile a quanto accaduto ieri, di aver arrestato 17 spie della CIA all’interno dei propri confini.

 

Francesco Puggioni

Marchigiano, 23 anni. Mi sono laureato in Scienze Politiche Sociali e Internazionali all’Alma Mater di Bologna, dove ho lasciato un pezzo di cuore. Ora a Milano, alla Scuola di Giornalismo IULM - Mediaset. Coltivo da sempre le mie più grandi passioni: la scrittura e la musica. Suono la batteria, mentre inseguo il sogno di poter essere giornalista. Scrivo per MasterX e per il sito multiTasca.

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