Non siamo nel romanzo distopico 1984 di George Orwell, in cui l’informazione viene gestita e manipolata dal Ministero della Verità. Ci troviamo invece in Argentina, dove il presidente ultraliberista Javier Milei ha creato un nuovo ente statale, l’Ufficio della risposta ufficiale, per combattere le fake news.
Il nuovo ente
Durante i due anni e mezzo di governo, Milei ha sferrato molteplici attacchi alla stampa con insulti, denunce e anche lo slogan «Non odiamo abbastanza i giornalisti». Tale guerriglia giunge ora a un nuovo capitolo con il lancio della “Oficina de respuesta oficial”, annunciata il 5 febbraio scorso con un comunicato stampa diffuso nel canale Whatsapp riservato ai giornalisti accreditati della Casa Rosada. Nella nota si legge che il fine dell’Ufficio è «smentire attivamente la menzogna, segnalare falsità concrete e mettere in evidenza le operazioni dei media e della casta politica». Casta in cui, secondo Milei, rientrerebbero gli stessi giornalisti. In particolare, il governo mirerebbe a combattere «la disinformazione fornendo più informazioni, l’esatto opposto di ciò che fanno i settori politici legati alla sinistra quando governano». Per il presidente, infatti, i suoi oppositori farebbero uso delle censura e delle fake news sia sui media tradizionali sia sui social.
I dubbi
Sulla carta, quindi, sarebbe un ente per promuovere la libertà di espressione, che «è un diritto sacro», e rappresenterebbe una decisione che «contrariamente alla censura, incorpora una voce ufficiale». Ma nella nota diffusa da Milei non vengono specificati aspetti fondamentali della gestione dell’Ufficio, ovvero come funzionerà e che misure verranno adottate. Viene solo specificato che «non si imporrà un punto di vista», ma l’ente servirà ai cittadini per ricevere un’informazione chiara e vera. Si intuisce facilmente che l’Oficina sarà un nuovo strumento nelle mani di Milei, infatti dipenderà dalla Segreteria di comunicazione della Casa Rosada e il responsabile sarà Juan Pablo Carreira, direttore della Comunicazione digitale del presidente Milei.
La Oficina de Respuesta Oficial de la República Argentina fue creada para desmentir activamente la mentira, señalar falsedades concretas y dejar en evidencia las operaciones de los medios y la casta política. Porque solo “informar” no alcanza si la desinformación avanza sin…
— Oficina de Respuesta Oficial (@RespOficial_Arg) February 5, 2026
Il primo colpito
L’Ufficio comunica al popolo argentino tramite un account social su X, che ha già raggiunto oltre 60 mila followers in poco più di 24 ore e ha già pubblicato decine di contenuti. Il primo caso segnalato da Milei ha visto come protagonista il quotidiano più importante dell’Argentina, El Clarín, a causa di un articolo sul presunto ritardo del programma sociale del Ministero del Capitale Umano. L’Ufficio ha tacciato il contenuto giornalistico come un esempio di copertura mediatica falsa e ha costretto il quotidiano a cancellarlo dal proprio sito.
Contro i giornalisti
La creazione dell’Ufficio preoccupa il mondo giornalistico e arriva in concomitanza con il rapporto dell’Ong Human Rights Watch che accusa Milei di una «retorica ostile per stigmatizzare i giornalisti», definiti da lui stesso come «spazzatura» e «corrotti». Un attacco diretto che passa attraverso un linguaggio aggressivo e che si traduce anche in azioni pratiche. Dal suo insediamento nel 2023, il leader ultraliberista ha più volte manipolato la libertà del settore, sospendendo anche la propaganda governativa avversaria sui media. Pochi mesi dopo la sua elezione Milei ha annunciato la chiusura della storica agenzia stampa statale Télam con l’accusa di essere un «organo di propaganda politica dell’opposizione». Inoltre, ha citato in giudizio diversi giornalisti per «calunnia e diffamazione».
La risposta della stampa

Fare il giornalista in Argentina non è semplice proprio a causa per gli ostacoli posti da Milei che non realizza conferenze stampa o interviste, se non ai professionisti dichiaratamente schierati a fianco del governo. Ma il mondo della stampa non è rimasto in silenzio di fronte all’ultima provocazione. In una nota diffusa dall’Associazione argentina degli enti giornalistici (Adepa) ha sottolineato il rischio dell’ente. «Lo Stato, in ogni caso, è solo un’altra fonte di informazione, non l’arbitro della verità pubblica», mentre il nuovo strumento di Milei può portare a «meccanismi di sorveglianza». Parole criticate poi dalla stessa Oficina, che ha attaccato nuovamente alcuni esponenti. In particolare è tornata a denunciare El Clarin, definendo falso la colonna di opinione dell’accademico argentino Félix Lonigro, in cui il governo è accusato di censurare la stampa. A questo articolo, l’Ufficio ha risposto: «Non perseguitiamo i giornalisti e non censuriamo, al contrario diamo informazioni».