Il segreto del cronometro paralimpico: perché il tempo non è uguale per tutti

Perché il tempo scorre più lento per alcuni atleti paralimpici? Stanno forse barando? Ovviamente no, ma è un modo per cercare di rendere più eque le paralimpiadi. Il factored time è quel sistema di punteggio utilizzato nello sport paralimpico (in particolare nello sci alpino e di fondo) per consentire ad atleti con diversi livelli di disabilità, appartenenti a categorie diverse, di competere equamente nella stessa. Se nel nuoto paralimpico gli sportivi vengono suddivisi in dieci categorie differenti in base alle proprie funzionalità residue (ovvero ciò che il corpo permette ancora di fare a livello motorio o sensoriale), negli sport invernali la gestione è diversa. Nel nuoto possono dunque gareggiare insieme atleti a cui manca un braccio e uno a cui manca una gamba, purché la funzionalità residua sia simile. Sono quelle gare in cui si gareggia l’uno contro l’altro ed è accettabile questo sistema. Ma quando in discipline come lo sci si corre invece contro il tempo e al posto di creare troppe categorie che si tradurrebbero in pochi atleti per ciascuna, si preferisce creare delle macrocategorie.

Il fattore time

Qui entra in gioco il fattore time, un coefficiente matematico che cerca di rendere eque le gare fra atleti della stessa macrocategoria. Funziona così: l’atleta con più funzionalità residua avrà un tempo del 100%, dove un secondo cronometrato equivale esattamente a un secondo reale. Al contrario, per gli atleti con meno funzionalità, il tempo scorre un po’ più lentamente. Se un atleta ha un coefficiente dell’80%, il suo “secondo” varrà più di quello di un avversario più avvantaggiato fisicamente. Naturalmente il sistema è imperfetto perché ed è complicatissimo trovare un coefficiente che metta esattamente alla pari atleti con esigenze così diverse tra loro.

 

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Tutto questo si basa sul sistema di classificazione della FIS, progettato per livellare il campo di gara il più possibile. Ogni atleta affronta un processo approfondito, dai colloqui con una commissione medica alle valutazioni fisiche e tecniche. I classificatori certificati devono determinare se l’atleta possiede i Criteri Minimi di Menomazione (MIC). Solo chi supera questi test viene ammesso: si analizzano la forza muscolare, il range di movimento, eventuali amputazioni o disabilità visive. Condizioni come il dolore cronico o i deficit uditivi invece, non sono considerati criteri validi per queste specifiche competizioni.

Sci Alpino e di Fondo: le tre grandi famiglie

Nello sci alpino e di fondo, le categorie si dividono principalmente in Standing (in piedi), Sitting (seduti) e Vision Impaired (disabilità visiva). All’interno di queste, i coefficienti cambiano drasticamente. Tra chi scia in piedi, ad esempio, ci sono classi come la LW1 per gravi menomazioni a entrambe le gambe o la LW5/7 per chi gareggia senza bastoncini. Chi scia seduto viene classificato da LW10 a LW12 in base al controllo del tronco: chi non ha equilibrio addominale riceve un “abbuono” temporale maggiore rispetto a chi ha un busto forte. Per i non vedenti la classificazione dipende dall’acuità visiva residua; corrono sempre con una guida, ma chi ha una cecità totale (classe AS1 o NS1) corre con maschere oscurate e un coefficiente di tempo più favorevole.

Atleti durante una gara di sci di fondo
Lo Snowboard e la scelta del tempo reale

Il Para Snowboard rappresenta l’eccezione a questa regola del tempo compensato. In questa disciplina, gli atleti non gareggiano tutti insieme mescolando le classi, ma corrono esclusivamente contro avversari con le stesse funzionalità residue. Non esiste quindi il fattore time: si usa il tempo reale e chi taglia per primo il traguardo vince. A Milano Cortina 2026 si stanno sfidando in queste ore classi come la SB-LL1 e SB-LL2 per gli arti inferiori e la SB-UL per gli arti superiori, mantenendo la competizione trasparente e basata sulla velocità bruta in pista.

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