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Scienza, condividiamo con le stelle marine lo stesso ormone anti-fame

Uno studio condotto da alcuni biologi della Queen Mary University di Londra ha scoperto che esseri umani e stelle marine producono la stessa tipologia di ormone che regola l’appetito e che, di conseguenza, induce il senso di sazietà: la bombesina.

Una scoperta italiana

Questa particolare tipologia di ormone è un peptide formato da 14 amminoacidi ed è stata isolata per la prima volta ben 54 anni fa, era il 1971, dal farmacologo italiano Vittorio Erspamer. Lo studioso aveva rintracciato la molecola nella pelle della rana bombina e, successivamente, l’aveva iniettata in altre specie di mammiferi.

Il risultato era stato sorprendente: gli animali che avevano ricevuto l’iniezione avevano dimostrato un netto calo dell’appetito. Da qui la convinzione che i neurormoni simili alla bombesina, comunemente prodotti nel cervello e nell’apparato digerente, facciano parte del sistema utilizzato dall’organismo per controllare l’assunzione del cibo.

La ricerca anglo-francese

I ricercatori della Queen Mary University di Londra, guidati dallo scienziato Maurice Elphick e in collaborazione con l’Istituto Pasteur di Parigi, hanno ricostruito la storia e l’evoluzione del peptide.

La ricerca è partita dall’analisi dei genomi degli animali invertebrati. Sono emersi, così, alcuni geni che codificano neurormoni simili alla bombesina in vari echinodermi come, ad esempio, la stella marina, il riccio di mare e il cetriolo di mare.

Il focus sulle stelle marine

Dopo aver ricostruito la struttura molecolare della bombesina delle stelle marine, denominata ArBN, il team di ricercatori ha scoperto che, la molecola, è responsabile e contribuisce a regolare la contrazione del loro stomaco.

Le stelle marine, infatti, mangiano rovesciando lo stomaco fuori dalla bocca per digerire le proprie prede come, ad esempio, cozze e ostriche. L’iniezione di bombesina in questi echinodermi con lo stomaco rovesciato provoca la retrazione dell’organo nella bocca e, di conseguenza, l’inizio ritardato dell’alimentazione.

«Possiamo dedurre che questa funzione risalga a mezzo miliardo di anni fa, all’antenato comune delle stelle marine, degli esseri umani e di altri vertebrati» ha spiegato Maurice Elphick.

Un’arma contro l’invasione delle acque fredde

Il ricercatore ha sottolineato che, oltre allo sviluppo di nuovi potenziali farmaci per la perdita di peso, la molecola può diventare una vera e propria arma contro l’invasione delle acque fredde che, a causa del cambiamento climatico, le stelle marine hanno messo in atto. «Scoprire molecole che inibiscono l’alimentazione nelle stelle marine potrebbe essere utile per gestire queste invasioni» ha affermato Elphick.

Glenda Veronica Matrecano

Classe 2000. Milanese. Laureata in Comunicazione, Media e Pubblicità all'Università IULM. "Curiosa, solare e tenace", così mi descrive chi mi conosce. Mi appassionano, soprattutto, la cronaca e l'attualità ma anche tutte quelle tematiche che sono in grado di accendere il dibattito pubblico. Tra le tante, ho un'aspirazione che supera le altre: diventare giornalista televisiva.

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