Una storia commovente, a tratti nostalgica, ma colma di gioia. A Shanghai, Andrea Kimi Antonelli ha scritto un nuovo capitolo, una pagina che i tifosi italiani stavano aspettando da vent’anni. Il passaggio di testimone tra i veterani del Circus e le nuove proposte. Un foglio, quello delle new entry, che ha smesso di essere bianco dal 15 maggio 2016, con la prima vittoria di Max Verstappen al Gran Premio di Spagna e che, dieci anni dopo, è stato tinto d’inchiostro anche dal diciannovenne bolognese.
Passato, presente e futuro
Kimi non fa più parte della generazione di piloti di Max, Charles Leclerc, George Russell e Lando Norris, ma è già espressione di quella successiva. Antonelli è il primo di quei giovanissimi arrivati nella massima categoria nella passata stagione: Oliver Bearman, Isack Hadjar, Gabriel Bortoleto. E ora anche Arvid Lindblad. Se a Melbourne Kimi aveva bussato alla porta dei campioni con un secondo posto alle spalle del compagno di squadra Russell, a Shanghai si è unito ai grandi della storia della Formula 1.
Il podio del Gran Premio di Cina è la fotografia perfetta della Formula 1 di oggi. A sinistra, a un passo dalla vittoria, il presente della Mercedes, George Russell. A destra, il passato glorioso della squadra di Brackley, Lewis Hamilton, che in questa occasione ha firmato il suo primo podio con la Ferrari. E poi, a portare in alto il tricolore, il bolognese classe 2006, il futuro di questo sport.

Tra i 7 titoli mondiali di Hamilton e la dedizione maniacale di Fernando Alonso alla sua ventunesima stagione nel Circus si inseriscono le nuove promesse, che iniziano a macinare secondi sui veterani della categoria. Tuttavia, la Cina è stata la conferma di uno scenario già avviato nel 2025. L’entrata in gioco dei rookie nella passata stagione non ha segnato solo una transizione. Ha rappresentato il momento in cui questa nuova generazione ha iniziato a premere l’acceleratore in una categoria che non fa sconti. Piloti che hanno guardato negli occhi i campioni di ieri, lasciando intendere che la rivoluzione è già in atto, invitando le vecchie guardie ad appendere casco e guanti al chiodo.
La nuova generazione della Formula 1
Oliver Bearman è stato il primo dei rookie a ringiovanire la categoria. A soli 18 anni è diventato il pilota più giovane a debuttare con la scuderia di Maranello. Il suo esordio è avvenuto nel 2024 durante il Gran Premio dell’Arabia Saudita al posto di Carlos Sainz, operato di appendicite. Nonostante avesse percorso solo pochi chilometri nelle prove libere 3 prima della gara, Ollie concluse in settima posizione, dimostrando di avere grande capacità di adattamento sia alla monoposto, sia alle condizioni della pista.

L’anno successivo è stata la volta di Isack Hadjar. In pochi avrebbero scommesso su prestazioni di alto livello da parte del rookie della scuderia di Faenza, ma il francese aveva dimostrato talento e maturità già in Formula 2, lottando per il titolo fino all’ultima gara ad Abu Dhabi contro Gabriel Bortoleto. Nonostante un avvio di stagione sfortunato con il ritiro a Melbourne, in 17 gran premi su 24 in totale ha centrato la Q3, fino a Zandvoort quando ha conquistato la quarta casella della griglia di partenza.
Un tiro al bersaglio che gli ha permesso di salire sul gradino più basso del podio durante il Gran Premio d’Olanda, ottenendo il primo podio della sua giovane carriera. Le ottime prestazioni in pista gli hanno aperto le porte per uno dei top team più rinomati per la stagione 2026: la Red Bull. Quest’anno, Hadjar è chiamato a dimostrare di essere il più adatto compagno di squadra per Max Verstappen, in un’epoca in cui la squadra di Milton Keynes non concede seconde possibilità.

Bortoleto e Lindblad, le stelle pronte a brillare
Per Gabriel Bortoleto, invece, è stato un avvio di carriera in Formula 1 più complicato, com’è spesso normale nel primo anno di adattamento. Promosso al team Sauber nel 2025, il pilota brasiliano, vincitore del campionato di Formula 2 nella passata stagione, ha faticato a inserirsi nella battaglia sin dall’esordio a causa di una monoposto poco performante. Ma la decisione di puntare su Bortoleto riflette la volontà della Sauber (Audi dal 2026) di investire sui giovani e creare una line-up che unisce l’esperienza di un veterano come Nico Hülkenberg e la freschezza di una new entry come Bortoleto.
E poi la grande novità di quest’anno, Arvid Lindblad per la Racing Bulls. Il più giovane vincitore di sempre nella storia della Formula 3 e della Formula 2. Ora sta vivendo il suo sogno in Formula 1, trovandosi a battagliare già in Australia per le prime posizioni con Lewis Hamilton, l’idolo d’infanzia. Ma, come ha riferito in un’intervista per la Gazzetta dello Sport, la vera spinta gli è stata data dal suo rivale in pista Kimi Antonelli. «Se sono qui lo devo anche a lui», ha affermato Lindblad.
I veterani, mentori dei nuovi talenti
Non è un caso se negli ultimi anni i team hanno optato per delle line-up miste, affiancando un rookie ad un pilota esperto che, ad oggi, incarna la figura di un vero e proprio mentore. Correva l’anno 2016 quando Max Verstappen esordì in Red Bull all’età di 18 anni vincendo il Gran Premio di Spagna, a fianco di Daniel Ricciardo, pilota che avrebbe dovuto fargli da guida in quella stagione. Poi, nel 2018 la Ferrari puntò su un giovanissimo Charles Leclerc per la stagione 2019, affiancato dal 4 volte campione del mondo Sebastian Vettel. Poi venne la coppia Russell-Hamilton per la Mercedes. Ad oggi, quei piloti che un tempo erano esordienti sono diventati i punti di riferimento per le nuove leve.
Nonostante il cambio generazionale in atto e le giovani scoperte che cercano di farsi spazio in un settore sempre più esclusivo, non va dimenticato chi quella corona d’alloro la sorregge ancora con grande onore e maestria. Campioni che non sempre dispongono della macchina migliore ma che grazie alla loro esperienza scrivono oggi, e scriveranno ancora per molti chilometri, le pagine del motorsport.