Dall’aspirazione giovanile di diventare elettricista alla cabina di regia dei direttori di gara italiani. Alle ore 13:20 del 7 luglio 2026, il percorso di Daniele Orsato ha incrociato il suo traguardo più prestigioso, ma anche più complesso: riaccendere la luce e dare stabilità a un comparto arbitrale reduce da mesi di forti scossoni e vicende giudiziarie tutt’altro che archiviate. Il cinquantenne vicentino è ufficialmente il nuovo designatore della CAN (Commissione Arbitri Nazionale) di Serie A e B.
La decisione, maturata da tempo nell’ambiente, è stata formalizzata dal neodirettore tecnico Domenico Messina (già designatore tra il 2014 e il 2017) di concerto con il Comitato Nazionale. L’annuncio è arrivato nella storica sala “Paolo Rossi” di via Allegri a Roma, davanti al nuovo presidente della FIGC Giovanni Malagò, che ha voluto blindarne l’autonomia: «Questa categoria ha rappresentato un’eccellenza del nostro Paese. Oggi più che mai, indipendenza e terzietà sono fondamentali», ha dichiarato Malagò, rivelando di essersi consultato con profili del calibro di Collina, Rosetti e Rizzoli prima della svolta. «Dobbiamo proseguire sulla strada della credibilità».
La filosofia di Orsato: centralità del campo e meno tecnologia
La linea strategica del nuovo corso è stata tracciata immediatamente dall’ex arbitro della sezione di Schio, alla firma del suo contratto biennale. L’obiettivo principale sarà quello di restituire autorevolezza alle decisioni prese sul terreno di gioco, limitando il ricorso alla tecnologia solo ai casi strettamente necessari.
«Lavoreremo duro e studieremo molto per far crescere i giovani e migliorare i più esperti», sono state le prime parole di Orsato dopo l’investitura. «Le linee tecniche saranno molto chiare, serve più precisione in campo per ridurre gli interventi del VAR al minimo. Metteremo in pratica tutto ciò che i regolamenti ci impongono e che può essere fatto meglio».
Dalle 290 direzioni in Serie A alla scrivania più scottante d’Italia
Per Orsato si tratta del coronamento di una parabola straordinaria. Debuttante in massima serie nel 2006, ha collezionato ben 290 presenze in Serie A (secondo solo a Concetto Lo Bello), due Europei e un Mondiale. Nel 2020 è stato eletto miglior arbitro del mondo dall’IFFHS, diventando, nel 2022, il fischietto italiano con più apparizioni in Champions League, sopra a Collina e Rizzoli, dopo averne diretto la finale nel 2020.
Appeso il fischietto al chiodo nell’agosto 2024, nel gennaio 2025 è rientrato come commissario per lo sviluppo dei giovani talenti. Nella scorsa stagione ha guidato con successo la CAN C, un’esperienza formativa che lo proietta ora al vertice insieme ai fedelissimi Carboni e Giallatini.

Ma Orsato eredita una situazione complessa, succedendo a Dino Tommasi, subentrato ad interim a Gianluca Rocchi. L’ex arbitro, alla guida della CAN dal 2021, si era autosospeso lo scorso aprile in seguito al polverone sollevato dall’indagine della Procura di Milano per un presunto concorso in frode sportiva.
L’effetto domino sulle altre categorie e il vuoto al vertice AIA
La nomina di Orsato ha innescato l’inevitabile valzer delle poltrone nei quadri tecnici inferiori: alla guida della CAN di Serie C è stato promosso Nicola Giovanni Ayroldi, mentre Paolo Dondarini assume il ruolo di responsabile della CAN D, rilevando Stefano Braschi.
Se la squadra tecnica è ora al completo, lo stesso non si può dire per il vertice politico dell’AIA. L’associazione si trova in una fase di transizione istituzionale, attualmente guidata dal vicepresidente vicario Francesco Massini dopo la squalifica e la conseguente decadenza dell’ex presidente Antonio Zappi. La vera stabilità della governance arbitrale si raggiungerà soltanto nei prossimi mesi, quando nuove e necessarie elezioni definiranno i futuri equilibri politici di via Campania. Nel frattempo, la palla (e il fischietto) passano a Daniele Orsato.