Il classismo ingiustificato del calcio italiano: Gravina e i rapporti “sulla base di equità”

Gabriele Gravina, l'attuale presiedente della FIGC

La mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale potrebbe non essere nemmeno la notizia più grave per il calcio italiano. A pesare, forse ancor di più, sono le parole del presidente della FIGC Gabriele Gravina che, dopo la sconfitta in Bosnia, nel tentativo di assumersi delle responsabilità, ha pronunciato dichiarazioni che hanno rapidamente fatto il giro del web, accendendo il dibattito ben oltre i confini del calcio, fino a coinvolgere anche atleti di altre discipline.

«Il calcio è uno sport professionistico. Gli altri sport sono dilettantistici. Dobbiamo fare dei rapporti sulla base di equità. Negli sport dilettantistici si possono adottare tutta una serie di scelte, decisioni che nel mondo professionistico non è possibile». Secondo il presidente federale, quindi, il calcio deve essere equiparato a ciclismo (Federazione Ciclistica Italiana), golf (Federazione Italiana Golf) e basket (Federazione Italiana Pallacanestro).

Il classismo ingiustificato

Se non provenissero da una figura apicale di una disciplina di tale portata, queste dichiarazioni potrebbero essere liquidate come chiacchiere da bar. A renderle gravi è proprio il ruolo ricoperto da Gabriele Gravina: parole che lasciano emergere un’impostazione classista tutt’altro che velata con un tempismo decisamente sbagliato.

E’ vero, il calcio non è il tennis, non è la pallavolo, non è l’atletica leggera. Formalmente rientra nella categoria degli sport professionistici. E’ altrettanto vero che le regole che governano il calcio sono diverse da quelle di altri sport, anche solo per vincoli economici e normativi. 

 

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Ciò però non esula questa disciplina dal poter essere messa a confronto con altre che, nell’ultimo quinquennio (e ci teniamo stretti), hanno raccolto risultati ben superiori a quelli del mondo del pallone. Lo sport “dilettantistico” è caratterizzato oggi da modelli organizzativi più efficienti, così come da atleti che hanno performance migliori. Sottrarsi ad un confronto, per quanto in un contesto normativo diverso, fa emergere una gerarchia di valore inaccettabile.

No al confronto perché è pericoloso 

Perché non è possibile discutere e mettere sullo stesso piano realtà che contribuiscono a rappresentare lo sport nazionale a livello internazionale, nonché all’immagine e al prestigio di un Paese interno? Eppure la platea di tesserati alla FITP, ad esempio, è sempre più ampia (quasi 1.1 milione quelli attivi a fine 2024) e la differenza con quelli FIGC è minima (poco più di 1.1 milione a fine 2024).

Sinner durante la premiazione per la Coppa Davis del 2024

Perché il calcio guarda ancora tutti dall’alto al basso? Eppure i risultati sono in calo da decenni e gli investimenti massicci appaiono ingiustificati per una realtà che vive una situazione tutt’altro che florida, tra l’indebitamento dei club e salari fuori da ogni parametro. La cornice è quella di un’organizzazione carente di intraprendenza e apertura alle novità.

Le dimissioni? Gravina si rifà al “Consiglio federale”

Inevitabile per molti pensare alla possibilità di dimissioni di Gabriele Gravina. Il presidente federale, in carica dal 2018, vive la seconda mancata qualificazione consecutiva al Mondiale, la terza in assoluto per la Nazionale.

Ma il numero uno della FIGC non apre a questa possibilità: «Capisco l’esercizio della richiesta di dimissioni, un esercizio a cui io sono particolarmente abituato negli ultimi tempi, ma le valutazioni spettano di diritto al Consiglio federale», ha detto nella conferenza stampa post Bosnia-Italia. Gravina ha difeso anche la posizione del CT Gennaro Gattuso: «Gli ho chiesto di rimanere», ha aggiunto.

Il presidente si è poi espresso sulla partita. «Qualche decisione lascia delle perplessità» si è espresso in riferimento alla condotta arbitrale. Pochi dubbi sul rosso a Bastoni, mentre il gol della Bosnia sembrerebbe viziato da un tocco di mano di Dzeko. Nei supplementari poi Muharemovic ha rischiato il rosso per fallo da ultimo uomo su Palestra, e gli Azzurri hanno protestato anche per un tocco di mano in area su un tiro di Pio Esposito.

L’Italia non va al Mondiale 2026

Gravina però è molto lucido sulla partita: «Ma anche noi abbiamo avuto tre palloni per chiudere la partita sul 2-0 anche in dieci uomini». Le occasioni di Kean, Esposito e Dimarco nel secondo tempo avrebbero fatto prendere una piega diversa alla partita.

Le domande irrisolte e la responsabilità oggettiva

Qual è la prospettiva del calcio? Potrà continuare a vivere di rendita su imprese e campioni del passato? Non si teme che il calcio non riesca più ad entrare nel cuore degli appassionati mentre altri movimenti in Italia continuano a crescere? 

Ed è proprio a quest’ultima domanda che Gravina ha risposto con sufficienza e con quell’alone di superiorità di chi primeggia per eredità ricevuta e non per eredità lasciata. Non c’è pertanto da sorprendersi se tanti atleti olimpici e non si sono fatti sentire attraverso i social, esprimendo il loro disappunto per un chiaro tentativo di declassamento.

La Nazionale e il calcio hanno perso sul campo per responsabilità di cui si può e deve discutere. Ma fuori dal campo no: lì le responsabilità non sono opinabili, sono oggettive, dirette. E sono riconducibili a persone e parole difficili da separare da un effetto di superiorità percepita.

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