Il ritorno dei buskers a Milano: lo spettacolo è di nuovo in strada

Il loro palco è la strada. Scelgono un angolo della città e si esibiscono, guardano il pubblico negli occhi, vivono di applausi. Sono 1885 i buskers di Milano, divisi tra 1749 “espressioni artistiche” (musicisti, giocolieri, mimi, attori), di cui 200 band, e 136 “mestieri artistici di strada” (pittori, ritrattisti, cartomanti).

Un fenomeno tornato a crescere dopo il lockdown che ha colpito duramente i performer. Il Comune da anni ha dedicato un ufficio a questi artisti, uno sportello fisico e online dove trovare informazioni e prenotare uno spazio in cui organizzare lo show. Il Regolamento prevede che le “espressioni artistiche” non richiedano compensi, i “mestieri artistici di strada” invece possono chiedere un corrispettivo per la vendita delle loro opere.

Un’artista di strada si esibisce a Piazza Duomo

Sul portale Milano.stradarte.it c’è la mappa dei posti prenotati dagli artisti in città con i relativi orari delle esibizioni. Ognuno ha una propria scheda con una breve descrizione dello spettacolo. Sul sito, i buskers possono registrarsi e richiedere gratuitamente il permesso. Gli unici per cui è previsto il pagamento di una somma per l’occupazione di suolo pubblico sono i mestieri.

A Milano sono 287 le postazioni attive. In centro, sull’asse San Babila–Castello Sforzesco (e Nuova Darsena) quelle più frequentate sono 38: la più gettonata in assoluto è la “6 Duomo”, di fronte a La Rinascente. Nel 2019, prima del Covid, gli artisti iscritti all’ufficio del Comune erano 1350. Oggi si registra una crescita importante, in gran parte agevolata dall’organizzazione delle istituzioni. Secondo una classifica internazionale stilata dal quotidiano irlandese The Independent, Milano è la terza migliore città al mondo per esibirsi in strada dopo Dublino e Praga.

Marina Madreperla, presidente Anita Buskers: «Rappresentiamo gli artisti davanti alle istituzioni»

«Non ci era consentito esibirci. In quel periodo stavo perfino odiando la musica, poi è nato il bisogno di riordinare le idee e capire cosa fare». Marina Madreperla è la presidente di Anita Buskers una delle quattro associazioni attive a Milano per i buskers insieme a “Capelli in Strada”, “ASM Assoartisti” e la “Federazione Nazionale arti in strada”.

La sua è un’associazione nata durante il primo lockdown: «Insieme ai miei colleghi eravamo molto attenti agli eventi, così abbiamo pensato di unire le forze. Credevamo nel realizzare progetti interessanti per gli artisti di strada, che dessero valore, riconoscimento e riscatto al performer inquadrandolo nel suo ruolo». Marina non si è arresa. Vita e carriera unite da sempre: «Sono laureata in Economia, ma ho scelto di cantare. Ero una professionista, avevo un’orchestra jazz e ci esibivamo sui palchi di tutta Italia. Poi la mia vita è cambiata e ho scelto la strada. Desideravo la libertà, il marciapiede è una calamita, nel momento in cui lo assaggi non ce la fai a lasciarlo. È anche un palcoscenico duro, non è facile, ti fa innamorare dell’energia».

Marina Madreperla, presidente di Anita Buskers

Dieci anni per le vie di Milano cantando i successi degli Anni 80. C’è chi si ferma e fa partire il coro, chi applaude e poi continua la passeggiata. «Durante il lockdown ho dovuto arrangiarmi – continua Marina -. Consegnavo la spesa per un negozio di alimentari, poi ho preso l’auto e fatto la rider. Mi sono ritrovata di fronte i fast food insieme a tutti i ragazzi che mi salutavano quando mi esibivo. È stata un’esperienza importante».

Anita Buskers affianca gli artisti di strada nell’attività facendo filtro tra loro e il Comune: «Diamo informazioni e ci confrontiamo. Ognuna delle quattro associazioni ha caratteristiche diverse. Una è rivolta ai saltimbanchi (clown, acrobati). Noi siamo tanti musicisti e abbiamo scelto di non far pagare una quota d’iscrizione. Rappresentiamo i colleghi davanti alle istituzioni e diamo informazioni. Anche portando avanti proposte ed eventuali modifiche ai progetti».

L’iniziativa di ATM e Open Stage: la musica in metrò

L’arte di strada non è però solo marciapiede. ATM in collaborazione con la start up di organizzazione eventi Open Stage ha dato il via all’iniziativa “Sound Underground”: una serie di concerti di musicisti emergenti nei mezzanini della metropolitana.

Dal 17 maggio, in due fasce orarie (15-17 e 19-21) le stazioni di Garibaldi e Loreto M2 si aprono a tutti gli artisti che si vogliono esibire. Queste fermate sono state scelte perché molto frequentate, in quanto stazioni di interscambio. Sono allo stesso tempo dotate di ampi spazi adatti a ospitare concerti. Sound Underground nasce con l’obiettivo di dare un’occasione a tutti gli artisti, giovani e meno giovani, emergenti o più affermati, che non hanno uno spazio per esibirsi e che sono solo in cerca di visibilità, in un’ottica di inclusività, per trasformare la metropolitana da luogo di passaggio a luogo di incontro.

L’iniziativa di ATM e Open Stage nelle stazioni della metropolitana

L’azienda di trasporti ha fortemente voluto questa iniziativa e ha messo a disposizione gli spazi, Open Stage ne è il partner tecnico. Nelle fermate sono stati installati palchi dotati di una colonnina con mixer e amplificatori. «L’artista seleziona il totem in cui suonare e la fascia oraria. Arriva lì e lo sblocca tramite bluetooth.

All’interno trova già il mixer, collega gli strumenti e inizia la performance», spiega Stefano Frosi, fondatore della start up. Dal suo lancio, Sound Underground ha avuto un grande successo: più di 300 tra solisti e band emergenti hanno prenotato una performance e gli slot sono pieni fino all’inizio di luglio. Un’iniziativa riuscita per portare la musica in metrò,

Oscar Maresca

Curioso di professione, giornalista per passione. Classe ’98, di Napoli. Innamorato delle storie da raccontare. E del calcio. Pubblicista dal 2017, praticante per MasterX, collaboro per La Gazzetta dello Sport. A Milano per scelta. Sogno e scrivo, non necessariamente in questo ordine.

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