«Marra rappa per cambiare la storia, specie la propria […]. Per questo arrivo da Ba-Ba-Barona».
Con queste parole, ormai 20 anni fa, esordiva con Popolare Marracash, al secolo Fabio Rizzo. Da semplice ragazzo cresciuto in Barona, quartiere della periferia milanese, vi ritornerà da re il 18 aprile con uno speciale concerto-evento: il “Marra Block Party”. L’esibizione per le strade del quartiere è finalizzata a devolvere gli incassi dei botteghini, al netto di IVA e SIAE, alle associazioni e progetti sociali che si occupano della riqualificazione della Barona. Un progetto nato con l’intento di restituire qualcosa al quartiere che lo ha plasmato, in ogni senso possibile. Per la vendita dei ticket, avvenuta il 5 marzo al Barrio’s (centro di aggregazione del quartiere) e sold out lo stesso giorno, è stata riservata la precedenza ai residenti del Municipio 6, dal CAP 20142 al 20147.

Due decenni di carriera per guadagnarsi il titolo indiscusso di “King del Rap”, durante i quali Marra ha firmato con la sua penna la storia del genere hip-hop nel nostro Paese. Visualizzazioni, incassi, sold out nei maggiori palazzetti italiani, da perito elettronico a star nazionale. Ma soprattutto voce di una realtà, quella della Barona, raccontata a suon di barre sopra il beat. Voce che tornerà in via Enrico de Nicola, grazie al Marra Block Party, proprio in quelle strade che nel lontano 2005 hanno suscitato il bisogno dell’artista di esprimersi e raccontarsi tramite la musica.
L’organizzazione con il Municipio 6
L’iniziativa, come sottolinea il presidente del Municipio 6 Santo Minniti, ha un duplice valore, concreto e simbolico. Da un lato, infatti, il concerto permetterà di raccogliere fondi destinati a nuovi interventi di riqualificazione urbana, che andranno ad affiancarsi a quelli già in corso nel quartiere. Dall’altro, assume un significato più profondo: trasformare il percorso personale dell’artista in una forma di riscatto collettivo per la Barona. Un messaggio che risulta particolarmente importante soprattutto per i più giovani del quartiere che, nonostante le difficoltà, possano essere bravi a cadere, per poi rialzarsi. Proprio perché abbiano, citando l’artista nel suo album Persona, “qualcosa in cui credere”.
Per quanto riguarda la destinazione precisa dei fondi raccolti, dal Municipio fanno sapere che esistono già dei progetti definiti, ma i dettagli verranno comunicati solo a ridosso dell’evento, mantenendo ancora un certo riserbo sull’iniziativa.
Anche l’organizzazione del concerto racconta molto dello spirito dell’operazione. Il progetto è stato costruito in stretta collaborazione tra l’artista e le istituzioni locali, a partire da una volontà condivisa: realizzare qualcosa di concreto proprio per il quartiere, raccontato e vissuto come una seconda pelle. Inizialmente si era pensato a un’esibizione in un’area verde, ma il confronto tra le parti ha portato a una scelta diversa, più simbolica e immersiva. Portare il concerto direttamente in strada, nel cuore della Barona, rendendo così lo spazio urbano parte integrante dell’evento stesso. Insomma, l’intenzione del rapper è quella di mettere in scena un evento lungo le strade per la gente che abita il suo quartiere, una forma di devozione per il blocco che lo ha reso la penna e soprattutto la persona (sangue, cuore e anima) che è oggi. Un’iniziativa “dalla strada per la strada”.

Marra e la Barona
Un progetto, questo, ancora più lodevole se si pensa alle difficoltà della periferia milanese, da sempre note, alle quali la Barona non ha mai fatto eccezione. Tantomeno, la poetica di Marracash ha mai riservato troppi fronzoli alla narrazione del “suo blocco”. Un esempio, tratto dalla canzone Vendetta, fotografa in poche barre il contesto nel quale l’uomo Fabio, prima che l’artista Marracash, si è formato:
«Nel mio quartiere siamo al verde, però c’è il verde
Giocano i figli delle serve, la nostra gente
Zona Barona, sai che abito in prima linea».
Un contesto di povertà che per molti ragazzini, incluso il rapper, è diventato sinonimo di criminalità e violenza all’ordine del giorno, al punto da trasformare pesanti reati commessi dalle persone più adulte in «imprese di miti» da conoscere. Del resto, in Tutto questo Marra racconta di essere cresciuto nel quartiere durante «gli anni di Nazza e Chicco». Quest’ultimo, come spiegato dallo stesso artista in un’intervista del 2019, è stato ucciso durante un agguato a colpi di pistola. Nazza, invece, è il diminutivo di Nazzareno Calajò, boss della malavita milanese, condannato nel 2024 a 17 anni e 9 mesi di reclusione da scontare nel carcere di Opera.

Da niente a tutto, dalla strada per la strada
Comunque, nonostante origini all’insegna dei sacrifici e delle difficoltà, Fabio Rizzo, in arte Marracash, è riuscito a sgomitare e conquistarsi un posto nel mondo del rap. Una storia, la sua, plasmata da ciò che nella sfera hip hop è definito struggle, e non solo. Perché Marra non si è accontentato di un semplice sedile nella platea del rap italiano, e nemmeno di salire sul palco più importante da protagonista. Una carriera come la sua, piuttosto, è da Palco Reale alla Scala.
Dalla storica Dogo Gang alla scrittura di brani considerati ancora oggi pietre miliari del panorama rap nostrano. Una penna in costante evoluzione, dal racconto di strada alla più profonda introspezione, che gli è valsa nel 2022 la Targa Tenco per il miglior album in assoluto. Fino ad un tour sold-out negli stadi italiani e alla certificazione del suo album Persona come disco di diamante: 500.000 copie vendute, secondo album nella storia del rap italiano, dopo Sirio del suo collega Lazza, a raggiungere un simile traguardo.

Traguardo che Marracash ha voluto festeggiare insieme alla sua gente, organizzando prima un “ritrovo” in via de Pretis, dove è cresciuto, e poi il Marra Block Party. A riprova del fatto che quando Marra rappa «Barona la mia Azkaban, ora è il mio alcázar» non si tratta di parole vuote, anzi. Dalla strada per la strada, dalla gente per la gente: la Barona ringrazia.