I ROS, GLI EROI IN PASSAMONTAGNA DIETRO L’ARRESTO DI MESSINA DENARO

Dopo 30 anni di latitanza, nella mattinata del 16 gennaio 2023, è stato arrestato dal Raggruppamento operativo speciale (ROS) il boss di Castelvetrano (TP) Matteo Messina Denaro, detto anche “Diabolik” e “u Siccu”. Secondo il Ministero dell’Interno, si tratta del latitante più ricercato in Italia. È l’ultimo di una serie di arresti illustri
portati a termine dai ROS.

Chi sono i ROS e come operano

I ROS sono il reparto investigativo dell’Arma dei Carabinieri che si occupa di criminalità organizzata e terrorismo. Nacquero dall’organico del “Nucleo Speciale di Polizia Giudiziaria” fondato dal Generale Dalla Chiesa a Torino nel 1974. Hanno all’attivo una lunga serie di arresti di personalità di spicco delle mafie italiane. Da Totò Riina – il “Capo dei Capi” di Cosa Nostra arrestato nel 1993 dal Capitano “Ultimo” – passando per il boss della ‘ndrangheta Giuseppe Morabito nel 2004, fino al fermo di Paolo Di Lauro avvenuto nel 2005 a seguito della faida di Scampia.

Del raggruppamento possono fare parte tutti i Carabinieri, superando una selezione interna e un periodo di addestramento speciale. Le identità di coloro che prestano servizio nei ROS – vista la delicatezza dei loro compiti – sono coperte dall’anonimato. Da qui l’utilizzo di passamontagna o altri accessori che ne coprano il volto.

I ROS si occupano di sviluppo delle attività investigative tramite infiltrazioni nei gruppi criminali e intercettazioni (ambientali e telefoniche). Curano anche gli interventi immediati (come blitz od operazioni di contrasto su sequestri di persona) in concorso con i comandi territoriali e gli incursori del Gruppo intervento speciale (GIS).

L’arresto di Messina Denaro

L’arresto di “u Siccu” da parte dei ROS – coordinati dal Procuratore di Palermo Maurizio de Lucia e dal Procuratore aggiunto Paolo Guido – è avvenuto presso la clinica privata “La Maddalena” nel capoluogo siciliano. Il centro, situato nella periferia nord della città, è un istituto di riferimento per i malati oncologici della regione. Il superlatitante era ricoverato nella struttura, nella quale faceva controlli periodici da circa un anno «per sottoporsi a terapie», ha dichiarato il Comandante dei ROS Pasquale Angelosanto. La certezza della sua presenza era arrivata tre giorni prima.

Alla vista delle forze dell’ordine, Messina Denaro avrebbe tentato di allontanarsi senza successo. Messo alle strette, ha semplicemente rivelato la sua identità. Il boss, dopo essere stato condotto in una vicina caserma, è stato trasferito all’aeroporto Boccadifalco da cui sarà trasportato in una struttura di massima sicurezza. Esattamente come accaduto 30 anni fa con Totò Riina.

Tra militanza e latitanza
Le foto e le ricostruzioni del volto di Messina Denaro negli anni

Figlio di Francesco “Ciccio” Messina Denaro, vecchio boss di Castelvetrano, Matteo è stato uno dei principali alleati di Totò Riina già dalla guerra di mafia degli anni ’80. Il collaboratore di giustizia Baldassarre Di Maggio – ex corleonese – su di lui dichiarava: «È un giovane rampante; anche se non è già capo, suo padre gli ha dato un’ampia delega di rappresentanza del mandamento».

Tra i delitti più efferati di cui si è macchiato ricordiamo il sequestro e l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, sciolto nell’acido dopo due anni di prigionia. Matteo Messina Denaro è stato condannato all’ergastolo per i crimini di associazione mafiosa, omicidio, strage, devastazioni, porto di materiale esplosivo, sequestro, furto e altri reati minori. Latitante dal 1993, in una lettera ad Angela – la fidanzata dell’epoca – aveva annunciato l’inizio della sua vita in clandestinità: «Sentirai parlare di me: mi dipingeranno come un diavolo, ma sono tutte falsità».

Le reazioni dalla politica


Immediate le congratulazioni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Ministro degli Interni Matteo Piantedosi e al Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Teo Luzi. Da Palazzo Chigi il premier Giorgia Meloni esprime soddisfazione «per la cattura dell’esponente più significativo della criminalità mafiosa». «L’arresto dell’ultimo ancora libero dei capi criminali responsabili delle stragi ‘92-’93 – ha affermato Maria Falcone, sorella del celebre giudice simbolo della lotta alla mafia – è una grande vittoria per tutta l’Italia. È la riprova che i mafiosi, a dispetto dei loro deliri di onnipotenza, alla fine sono destinati alla sconfitta contro lo Stato democratico».

Umberto Cascone

Giornalista praticante; Station Manager & Caporedattore Podcast per RadioIULM; Appassionato di tematiche militari, politica e storia; Volenteroso, preciso e instancabile

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