In Russia, coloro che si oppongono alla guerra e a Putin rischiano di trovarsi la porta di casa imbrattata con una grande “Z”, accoppiata a scritte come “traditore”, “collaboratore” o peggio ancora. Il primo caso a metà marzo. Poche ore dopo il discorso in cui il Presidente della Federazione Russa aveva definito «moscerini» gli oppositori interni ed aveva invitato a “sputarli per terra”, Dmitrij Ivanov, attivista pro-democrazia e leader del canale Telegram “Protest at MGU” (“Protesta all’Università statale di Mosca”, traduzione del redattore), si è trovato 3 zeta dipinte di rosso davanti a casa sua.
Gli eventi più recenti
Il 28 marzo, è stata la volta di Oleg Orlov, biologo moscovita che ha alle spalle una lunga storia di attivismo politico e sociale sia sotto l’Unione Sovietica sia a seguito del suo scioglimento, il quale fa anche parte del direttorio del Centro per i diritti umani “Memorial”. La porta della sua casa è stata imbrattata con due zeta bianche. Tra di esse c’era un volantino con una sua foto coperta dalla scritta “collaboratore” e contornata da un invito: “Non vendere la patria”.
Russia human rights legend Oleg Orlov of Memorial, a scrupulous observer of abuses in the North Caucasus and an opponent of the assault on Ukraine, is the latest person to have his door daubed with pro-war symbol “Z” – and a sign reading “Collaborator”.
Dark times. pic.twitter.com/iR5r44q2oO
— Tom Parfitt (@parfitt_tom) March 28, 2022
Il 27 marzo, il Guardian aveva pubblicato un articolo dove intervistava diversi attivisti che hanno deciso di rimanere in Russia e lottare contro la guerra dall’interno del Paese. Tra questi c’era anche Orlov, il quale aveva dichiarato: «Sono consapevole che è molto probabile che io e i miei colleghi potremmo subire un processo penale, ma dobbiamo fare qualcosa…anche se si tratta di uscire in gruppo e parlare onestamente di quello che sta succedendo» (traduzione del redattore).
Diverso quello che è successo all’editore di Echo radio, prima emittente chiusa dopo l’inizio della guerra, Alexei Venediktov. Il 24 marzo, sulla porta della sua casa è stato attaccato un adesivo rappresentante il Tryzub, il tridente ucraino, stemma del Paese e, in precedenza, della Rus di Kiev. Su di esso vi era la scritta “Judensau” (“scrofa degli ebrei”), usata dal Medioevo nelle immagini antisemite. Infatti, Venediktov ha origini ebraiche per parte di madre. In aggiunta, sul pianerottolo davanti alla porta, vi era la testa di un maiale con una parrucca bionda.
Former editor-in-chief of Echo-Moscow #AlexeiVenediktov spoke about the threats of unknown people because of his position on #Ukraine“They decided to intimidate me and my https://t.co/Sdruraewus,whom Dudayev’s militants took to be shot?A severed pig head appeared under his door🇺🇦 pic.twitter.com/cUu0ik6yO1
— Ukraineinpictures (@UkrainePicture) March 24, 2022
L’EVOLUZIONE NELL’USO DELLA “Z”
La lettera è apparsa per la prima volta il 19 febbraio su alcuni carri armati russi in entrata nel Donbass. Da quel momento, è diventata il simbolo dei sostenitori della Russia nel conflitto. È apparsa su auto, su manifesti pubblicitari nel centro di grandi città, come spilla sugli indumenti, è stata ricreata da sportivi e dai pazienti di un ospedale per bambini di Kazan che si sono messi in posa formando la lettera. Spesso viene disegnata con i colori arancione e nero, che nel 2014 vennero usati per sostenere l’annessione della Crimea da parte della Russia.
Il suo significato resta tuttavia ambiguo. L’ipotesi più probabile è che essa stia per “Za pobedu”, ossia “per la vittoria”. Tuttavia, potrebbe anche indicare il termine “Zapad”, ossia “ovest”, la direzione verso la quale puntano le mire di Mosca. In ogni caso, dopo gli arresti di chi manifestava contro la guerra e dopo l’introduzione (il 4 marzo) della legge marziale, che prevede pene fino a 15 anni per chi diffonde fake news sull’esercito russo, ora la “Z” è diventata la nuova arma usata dai russi sul fronte interno. Una “lettera scarlatta” che etichetta i dissidenti, li rende riconoscibili e mette pressione su di loro, invitandoli a cambiare idea e sostenere il loro Paese.
LE REAZIONI INTERNAZIONALI
Fuori dalla Russia continuano le dissociazioni di organizzazioni e istituzioni da tutto ciò che le può connettere alla guerra in corso. Il 28 marzo, la compagnia svizzera di assicurazioni Zurich ha sospeso provvisoriamente l’uso sui social del suo logo, una “Z” bianca su fondo blu. Infatti, in questo caso, la lettera «compare separatamente e potrebbe essere fraintesa», riportava il comunicato ufficiale della società. Essa ha annunciato anche che «stiamo monitorando da vicino la situazione e intraprenderemo ulteriori azioni se e quando necessario».
Intanto in Germania è diventato illegale esporre la lettera “Z” in riferimento alla guerra in Ucraina. Chi lo fa sarà punibile per apologia di reato. Il ministero dell’Interno tedesco in un tweet ha dichiarato: «La guerra di aggressione contro l’Ucraina è un crimine. Chi approva pubblicamente questa guerra di aggressione può essere perseguito penalmente. Questo vale anche per l’esibizione del simbolo “Z”. Le autorità federali tengono d’occhio l’uso del simbolo». In seguito, sempre su Twitter, il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, ha invitato altri Paesi a fare come la Germania, poiché «il sostegno pubblico a questa barbarie deve essere proibito». La Lituania sta valutando di prendere provvedimenti in questo senso.