Con la fine del trattato sulle testate nucleari New Start (New Strategic Arms Reduction Treaty), non si chiude soltanto un grande capitolo geopolitico iniziato con la Guerra Fredda, si archivia una scacchiera geopolitica globale, pronta a vedere il posizionamento delle nuove pedine in gioco. Per oltre mezzo secolo il controllo degli armamenti nucleari è stato un affare bilaterale tra USA e Russia. Oggi, però, la deterrenza non è più un duello. È un sistema multipolare in cui nuovi protagonisti potrebbero (o dovrebbero) trovare un posto al tavolo delle trattative. Sebbene al momento non si sia trovato un accordo per il rinnovo del trattato, il panorama globale ha individuato quali sono i nuovi papabili attori del gioco: Cina e Iran.
LA CINA
La Cina, convitato di pietra al tavolo delle trattative, negli ultimi anni ha accelerato in modo significativo lo sviluppo del proprio arsenale militare. Come? Con la realizzazione di missili balistici di tutta la triade nucleare (terrestre-navale-aerea) e investendo nei vettori ipersonici. Se durante la Guerra Fredda la Cina poteva definirsi una potenza nucleare “minore”, oggi il ritmo della sua espansione preoccupa, specialmente gli americani. Non tanto per i numeri, ancora nettamente inferiori a USA e Russia, quanto per la possibile traiettoria di queste armi. Pechino ha sempre respinto l’idea di entrare in un accordo trilaterale, sostenendo che i suoi arsenali non sarebbero comparabili a quelli delle due superpotenze. Per gli USA l’adesione cinese è un punto imprescindibile per la firma di un nuovo accordo. Senza la Cina, un nuovo trattato sarebbe già superato alla firma.
L’IRAN
Diverso, ma non meno rilevante, è il caso dell’Iran. Teheran non rappresenta una potenza nucleare riconosciuta, ma è entrato nel radar USA a causa del progressivo avanzamento di arricchimento dell’Uranio negli ultimi dieci anni. A giugno 2025, gli Stati Uniti hanno condotto un’operazione speciale atta a indebolire la capacità di Uranio immagazzinato. Inserire l’Iran in un nuovo quadro negoziale, significherebbe però cambiare anche la natura dell’intesa per come è stata fino ad oggi. Non si tratterebbe dunque di limitare arsenali già esistenti, ma anche di impedire a nuovi attori di varcare la soglia nucleare. Se il trattato includesse Teheran, avrebbe più i contorni di un trattato di non proliferazione che di una classica intesa di riduzione, come quelle per ora stipulate tra USA e Russia. Al momento, l’Iran rimane fuori dal tavolo dell’accordo.

SCENARI FUTURI: E’ L’ORA DI UN NUOVO “NEW START”?
Diversi scenari si potrebbero sviluppare nei prossimi mesi. Il primo, e anche il più ambizioso, è quello di un trattato trilaterale tra Stati Uniti, Russia e Cina. Questa versione del trattato rappresenterebbe un riconoscimento formale del nuovo equilibrio globale multilaterale, ma richiederebbe concessioni reciproche difficili da raggiungere nell’attuale clima di competizione strategica. Un secondo scenario potrebbe prevedere più accordi paralleli: un rinnovo per l’accordo tra Mosca e Washington secondo le linee degli ultimi trattati e la creazione di un tavolo parallelo dove Stati Uniti e Cina possano discutere sulla deterrenza. Il terzo e ultimo scenario, nonché il più preoccupante, è quello della frammentazione: nessun accordo complessivo, ma il tacito mantenimento di una competizione crescente tra gli attori in gioco, con il rischio di una escalation improvvisa e non regolata.
I trattati sul controllo degli armamenti sono nati in un mondo che era dominato da due poli che potevano negoziare sulla base di una reciproca vulnerabilità. Ad oggi la sfida è più complessa: c’è bisogno di costruire le regole per un sistema più affollato, più diffidente e più sbilanciato. Se nello scorso secolo l’obiettivo era mantenere l’equilibrio tra due potenze, oggi il rischio è che quell’equilibrio si dissolva in una deterrenza diffusa, dove le linee rosse sono meno chiare e i margini di errore più sottili.