Quanto può essere potente un video girato con il telefono e diffuso sui social? Negli Stati Uniti ha innescato un movimento di protesta e fatto fare un passo indietro persino al presidente americano Donald Trump. Dopo che l’Ice ha freddato il medico Alex Pretti per le strade di Minneapolis, il tycoon ha ritirato parte degli agenti federali nel Minnesota e sostituito il capo delle operazioni Gregory Bovino.
LE PROTESTE DALLE STRADE A HOLLYWOOD
Continuano le manifestazioni negli Usa, dopo che il 24 gennaio un agente della polizia federale di frontiera ha ucciso Alex Jeffrey Pretti, medico 37enne che stava partecipando a una protesta contro le retate anti-immigrati ordinate dall’amministrazione Trump, e particolarmente cruente in Minnesota. E, mentre l’Ice dovrebbe occuparsi, appunto, degli immigrati clandestini, non è la prima volta che a pagarne le conseguenze è un regolare cittadino americano, e questo indegna il popolo statunitense.

A Minneapolis non si assisteva ad uno sciopero generale da 80 anni. La vicenda ha indignato anche il mondo di Hollywood, dello sport americano e dell’arte in generale. Sono numerose le celebrità che hanno detto la loro a riguardo. Dalla cantante Ariana Grande con la spilletta “Ice out” durante la cerimonia dei Golden Globes, all’attrice Natalie Portman che sul tappeto rosso del Sundance Film Festival ha detto che «Quello che Trump e l’Ice stanno facendo ai nostri cittadini e alle persone senza documenti è scandaloso e deve finire». A fargli eco si sono Stephen King, Mark Ruffalo, Billie Eilish, Pedro Pascal e Chrissy Teigen, ma la lista continua.
The gun never left Pretti’s holster. It was murder. https://t.co/SQ7iv9ZbA9
— Stephen King (@StephenKing) January 25, 2026
Non è rimasto in silenzio neanche il mondo della finanza. Il 26 gennaio sessanta Ceo di aziende con quartier generale a Minneapolis, compresi i magazzini Target e la catena d’elettronica Best Buy, hanno chiesto con una lettera lo stop delle operazioni dell’Ice.
IL COMANDANTE BOVINO MANDATO VIA
Trump ha reagito, smettendo di difendere ad ogni costo l’operato degli agenti federali. Secondo Fox News, il comandante della Border Patrol, Gregory Bovino, finora volto della campagna Trump per arrestare e deportare gli immigrati clandestini, lascerà lo Stato insieme ad alcuni agenti di frontiera. Il suo posto verrà preso da Tom Homan, il cosiddetto “Zar delle frontiere”, funzionario statunitense impegnato fin dai tempi di Obama nelle politiche anti-immigrazione. Lo stesso che, secondo il quotidiano The Guardian, aveva rilasciato dopo l’accaduto una dichiarazione contro gli agenti dell’ICE e della Border Patrol, definendo la sparatoria «un altro esempio dei risultati della retorica odiosa e degli attacchi violenti».

IL VAR MEDIATICO
La vicenda ha un’altra implicazione. Il Dipartimento per la sicurezza nazionale ha sostenuto finché ha potuto che Pretti fosse armato e che l’agente gli abbia sparato per difendersi. Una verità di facciata, smentita grazie ai video girati con il cellulare dai passanti. Stiamo assistendo ad un VAR mediatico, in cui i cittadini rovesciano la narrazione distorta del governo. Il telefono può essere più potente di una pistola, di un fucile, diventando un ambasciatore di giustizia.
Non è la prima volta che un video mostra la verità. Il caso più recente, dopo quello di Alex Pretti, è quello di Renée Good, cittadina statunitense originaria di Colorado Springs uccisa l’8 gennaio dagli agenti dell’Ice dopo aver accompagnato a scuola il figlio di 6 anni. Sia il presidente Donald Trump sia il vicepresidente JD Vance avevano suggerito che lo sparo fosse giustificato perché Good stava cercando di investire l’agente Jonathan Ross con il suo veicolo, dipingendola come una terrorista interna. Ma un video ha smentito la versione ufficiale. Sei anni fa, invece, le immagini video riprese in una strada di Minneapolis mostravano un agente di polizia inginocchiato sul collo dell’afroamericano George Floyd mentre la sua vita svaniva, accesero il movimento sociale Black Lives Matters.