Freedom.gov, la rete virtuale americana contro le censure del web

“Freedom is coming”, la libertà sta arrivando, è la scritta in grande che appare sulla homepage del sito freedom.gov. Registrato il 12 gennaio del 2026, ma ancora non operativo, il sito governativo del Dipartimento di Stato americano, guidato dalla Sottosegretaria per la Diplomazia Pubblica Sarah Rogers, consentirà ai cittadini di tutto il mondo di accedere a tutti i contenuti vietati nei loro paesi. Il portale funzionerà come una sorta di VPN (Virtual Private Network, un servizio che crea una connessione sicura e criptata).

Stando a quanto riportato da Reuters, il sito doveva essere già pubblicato e presentato in occasione della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco del 14 febbraio, cosa che invece non è avvenuta per motivi non precisati.

Perché creare Freedom.gov?

«La libertà digitale – afferma un portavoce del Dipartimento di Stato americano – è una priorità per il Dipartimento di Stato, e ciò include la proliferazione di tecnologie per la privacy e l’elusione della censura come le VPN».

Gli Stati Uniti in passato avevano implementato o finanziato sistemi di VPN per combattere la soppressione di Internet in Stati come Cina, Cuba, Iran e Russia. E anche Freedom ha l’obiettivo di combattere la censura, da qualunque parte essa provenga, compresa dall’Unione Europea. In passato, i funzionari dell’attuale amministrazione avevano denunciato le politiche dell’Ue che, a loro dire, stanno reprimendo i politici di destra, come ad esempio in Romania, Germania e Francia, mentre le norme come il Digital Services Act dell’Ue e l’Online Safety Act britannico limiterebbero, secondo loro, la libertà di parola.

I dubbi

Alcune fonti hanno dichiarato alla testata del New York Post che i dati degli utenti non saranno tracciati. «Sebbene Freedom.gov sia apparentemente anche un progetto per la “libertà” di internet, non si presuppone di preservare la privacy». Così afferma Andrew Ford Lyons, consulente indipendente sulla sicurezza digitale e la resilienza dei media, che ha lavorato a precedenti progetti statunitensi sulla libertà di internet. «Ciò di cui stiamo parlando ora è la concentrazione del traffico attraverso un’agenzia federale statunitense organizzata e tenuta chiusa, in contrapposizione a molteplici progetti di libertà di Internet, open source e tutela della privacy».

Inoltre, Ford Lyons sottolinea che le censure che il sito pretende di contrastare non sono blocchi di internet o ampie restrizioni sui contenuti come quelle in vigore in Cina e Iran, bensì restrizioni europee sui discorsi d’odio e sui contenuti illegali come quelle previste dal Digital Services Act o dall’Online Safety Act del Regno Unito.

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