Vanità, desiderio di essere ricordato, auto-esaltazione di sé stesso. L’operazione comunicativa del presidente Donald Trump è tutto questo e molto altro. Secondo il New York Times, il tycoon starebbe favorendo un culto americano della personalità, promuovendo un’immagine di sé mitizzata e sovraumana in America e nel resto del mondo. L’obiettivo è risultare una forza ineluttabile nel presente che stiamo vivendo. Ma non va dimenticato che storicamente il culto della personalità era un espediente caro a dittatori e demagoghi, non ai democratici.
RACCONTO DI UN SUPER UOMO

Dopo un anno di ritorno alla Casa Bianca, gli sforzi di Trump per promuoversi come la figura dominante nel mondo sono diventati così comuni da non sorprendere neanche più. L’esempio più recente è il video razzista condiviso dal tycoon (e poi cancellato) che rappresenta Barack e Michelle Obama come scimmie. Il contenuto ha scatenato feroci proteste da parte dei democratici, ma ciò che è stato poco notato è come The Donald rappresentava sé stesso: come il “Re della Giungla”.
Una sottigliezza, una gag per far ridere, o forse no? Se si fa attenzione, si può notare come Trump si raffiguri regolarmente in modo eroico, quasi divino, come un monarca, come Superman, come un cavaliere Jedi, un eroe militare. Persino come un Papa in una tonaca bianca, l’immagine virale creata ad hoc con l’Intelligenza Artificiale. «Questa non è solo auto-soddisfazione egoistica, è un modo per espandere il potere presidenziale», ha detto Michael Beschloss, lo storico presidenziale. «Un presidente è più potente, suppongo che lui creda, se è onnipresente», ha spiegato.
POTENZIARE IL MARCHIO
Un’operazione comunicativa iniziata durante il suo primo mandato, in cui si era concentrato soprattutto sulla promozione del suo marchio personale, apponendo il suo nome su hotel, casinò, aerei, persino bistecche, cravatte e acqua in bottiglia. Nel secondo mandato questo aspetto non è sparito, ma è stato potenziato, diventando più efficace che mai.

In questi mesi, il più importante centro culturale di Washington, il John F. Kennedy Center for the Performing Arts, è diventato “The Donald J. Trump and the John F. Kennedy Memorial Center for the Performing Arts”. Così l’Institute of Peace, un’istituzione formalmente indipendente ma di fatto subordinata al governo, è diventato il “Donald J. Trump Institute of Peace”. E ancora, il suo nome è comparso sui conti di investimento federali, sui visti speciali, su un programma di farmaci (TrumpRx), su dei conti di risparmio per i bambini (Trump Accounts), e sui visti per persone ricche (Trump Gold Card). Se ci riuscirà, il suo nome verrà aggiunto anche all’aeroporto internazionale di Washington Dulles, sulla Penn Station di New York (una stazione ferroviaria), sul futuro stadio della squadra di football americano, i Washington Commanders, e su una nuova categoria di navi da guerra.
STATUA D’ORO E MONTE RUSHMORE

La sua immagine è ovunque nella Casa Bianca, su striscioni talmente grandi da coprire più piani sui lati degli edifici federali. La stessa comunicazione ufficiale di Washington dipinge il tycoon come il più grande presidente della storia. A questo si aggiungono i post personali di Trump, che sul suo social Truth ha carta bianca. Ma la sua “Trump mania” non finisce qui: vorrebbe mettere la sua faccia anche sulle monete da un dollaro. Una campagna che funziona sui suoi adulatori, tanto che un gruppo di investitori in cripto valute ha raccolto 300 mila dollari per realizzare una statua di Trump completamente dorata e alta quattro metri e mezzo.
“Don Colossus” è il nome che il tycoon le ha dato. È in programma la sua installazione in uno dei suoi campi da golf in Florida. E ancora la proposta dei repubblicani di aggiungere il suo viso sul famoso Monte Rushmore, di fianco a George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln.
CULTO DELLA Personalità
Altri presidenti avevano provato a costruire un culto della personalità attorno alla propria persona, ma, secondo il New York Times, solo Donald Trump sembra esser arrivato a questo livello di riuscita. Gli studiosi Benjamin E. Goldsmith dell’Australian National University e Lars J.K. Moen dell’Università di Vienna hanno studiato la presa di Donald Trump sui suoi sostenitori, e hanno affermato che il culto della personalità ha permesso a Trump di dominare le primarie repubblicane e i media di destra.

Un tratto tipico di dittatori e demagoghi, in cui la venerazione e la lealtà al leader sono centrali, mentre l’ideologia è secondaria. Inoltre, chi si oppone al leader viene considerato un traditore. Trump non è arrivato agli eccessi dei culti della personalità del Novecento, come per esempio quelli per Stalin, Mao Zedong, Benito Mussolini e più recentemente Vladimir Putin. Anche perché gli Stati Uniti continuano ad essere una democrazia, seppure sempre più indebolita. Ma qualcuno non ha mancato di sottolineare che la sua “Don Colossus” ricorda la statua d’oro rotante eretta da Saparmurat Niyazov, l’ex dittatore megalomane del Turkmenistan.