Basta sorvolare il mondo con Google Earth per scoprire un dato che sta indirizzando investimenti e politiche. La superficie del nostro pianeta occupata dai data center per l’intelligenza artificiale è triplicata negli ultimi 18 mesi, secondo lo studio dell’International Energy Agency.
Investimenti diretti: trainano i data center
L’ultimo rapporto Unctad sugli investimenti diretti mostra ancora una volta il primato degli Stati Uniti, con flussi in entrata per 277 miliardi. L’Europa balza in avanti e si aggiudica il premio della crescita maggiore (+39%), con investimenti in direzione di Regno Unito e Germania. Italia invece in calo. Tra gli investimenti strategici le più gettonate sono le tecnologie avanzate, tra cui quelle per le intelligenze artificiali.
Le big tech hanno investito 400 miliardi per nuovi data center nel 2025 e questo sforzo potrebbe aumentare del 75% durante il 2026. La forbice ampissima tra Stati Uniti e Europa è un dato da non sottovalutare e si può leggere in due chiavi diverse: da un lato l’arretratezza del Vecchio Continente rispetto agli Usa e la strutturale mancanza di autonomia strategica, dall’altra l’individuazione dell’Europa come destinazione preferenziale degli investimenti delle aziende del perimetro digitale.

La corsa al gigantismo
Per l’Ue è quindi necessario sfruttare gli investimenti per ridurre la forbice, ma allo stesso tempo non devono sottrarre quote di sovranità. C’è bisogno di far chiarezza sulle scelte di politica digitale e industriale per competere e sfruttare il balzo trainato da Regno Unito e Germania. Un altro tipo di chiarezza è quella richiesta dagli Stati a Stelle e Strisce sui grandi data center per l’Ia. Quattordici stati stanno prendendo in considerazione provvedimenti e azioni contro questi mega centri: sono stati presentati 300 disegni di leggi locali per strette sui consumi high tech di energia e acqua. La cosa che preoccupa di più i governatori è il gigantismo che questa corsa presuppone. Le big tech per vincere devono costruire data center con capacità di calcolo sempre più grandi, e quindi, con costi sempre più grandi.
Lo stop di New York: la protesta

L’ufficio della governatrice dello Stato di New York, Kathy Hochul, ha stimato che dal 2019 la bolletta media si è impennata del 68%. E potrebbe continuare a crescere. Per questo Hochul, democratica e prima donna governatrice dello Stato, è anche la prima a riuscire a frenare l’avvento dei data center colossali. È stato approvato un provvedimento che blocca i permessi in attesa di sviluppare nuove regole e standard economici e ambientali, tra cui l’uso di risorse idriche. “Questi data center consumano enormi quantità di energia, minacciando di travolgere la capacità di rete. Innalzano i costi per consumatori locali e mi rifiuto di permettere che vengano passati ai newyorkesi”, ha detto Hochul. Se la crescita degli ultimi anni prosegue, si potrebbe arrivare a 1200 terawatt/ora.
New York è il primo stato a riuscirci, ma il dibattito è acceso anche nel Midwest e nel sud. In Texas per esempio, lo Stato con più data center (335 in tutto) e con altri in costruzione (ben 240), sono stati bruciati già 2500 ettari di terreno. I residenti iniziano ad opporsi e le manifestazioni riguardano anche la base Maga in contrapposizione con un’amministrazione che sposa un tecno-ottimismo liberato.
Un ulteriore campo di gioco che spezza ancora la basa repubblicana in vista delle elezioni dei Midterm di novembre. I democratici che segnano un altro touchdown al suono di “No one drop for a data”, come cantano i manifestanti, repubblicani e democratici, contro la corsa ai data center.
