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Dalla Turchia al Cile, Pikachu è il nuovo simbolo della protesta

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Dalla Turchia al Cile, Pikachu è il nuovo simbolo della protesta
Protesta Istanbul Turchia

(Burak Kara/Getty Images)

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(REUTERS/Umit Bektas)

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Un manifestante travestito da Pikachu si scontra con la polizia turca

Dalla Turchia al Cile, Pikachu è il nuovo simbolo della protesta
Protesta Istanbul Turchia

Un poster con scritto "La Turchia vincerà" (REUTERS/Louisa Gouliamaki)

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Protesta Istanbul Turchia

Un uomo mostra una sciarpa con il nome di Ekrem Imamoglu (Chris McGrath/Getty Images)

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Protesta Istanbul Turchia

(AP Photo/Francisco Seco)

Tra repressioni, arresti e costumi gonfiabili, le proteste per l’arresto del sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu hanno assunto negli ultimi giorni sfumature decisamente insolite. Sabato 29 marzo 2025, si è tenuta la manifestazione più grande e partecipata contro il governo turco degli ultimi anni. Tra i circa due milioni di manifestanti c’era qualcuno che ha attirato l’attenzione più di altri: Pikachu.

Le proteste a Instabul

La Turchia sta vivendo settimane di forte agitazione sociale a seguito dell’arresto del sindaco di Istanbul, Ekrem Imamoglu. Principale figura dell’opposizione e potenziale sfidante del presidente Erdoğan alle elezioni del 2028, è stato accusato di corruzione e terrorismo. Imamoglu è stato arrestato e sostituito nel giro di pochi giorni, in quello che molti considerano un chiaro tentativo del governo di ostacolare la sua candidatura presidenziale.

Il 29 marzo 2025, una folla imponente, stimata dagli organizzatori in circa 2,2 milioni di persone, è scesa in piazza a Istanbul, nel quartiere di Maltepe, per protestare. Durante la manifestazione, una lettera scritta dallo stesso Imamoglu dal carcere di Silivri è stata riprodotta attraverso l’intelligenza artificiale. Nel messaggio, Imamoglu ha dichiarato: «Queste sbarre non rappresentano nulla per me. Non ho nessun rimpianto, anzi sono orgoglioso di quanto fatto. Erdogan ha paura del proprio avversario e cerca di fermarci con false accuse e calunnie, ma noi ridiamo di queste mosse disperate».
Presente anche Mansur Yavas, sindaco di Ankara, che in segno di solidarietà ha rinunciato a candidarsi alle primarie del partito.

La resistenza

Tuttavia, la repressione non sembra diminuire. Dall’inizio delle proteste, quasi 2.000 persone sono state arrestate. La censura è alta: il governo turco ha bloccato account social, espulso giornalisti stranieri e represso violentemente le proteste. Le maggiori emittenti in Turchia non hanno riportato notizie di alcun tipo riguardo alla manifestazione del 29 marzo. L’evento è stato trasmesso soltanto da alcuni canali televisivi vicini all’opposizione. Una situazione che evoca la memoria delle grandi proteste di piazza Taksim del 2013.

Tra i manifestanti, un uomo vestito da Pikachu è stato ripreso mentre fuggiva dalla polizia. Non è chiaro quale sia stato il destino del “Pikachu turco”, ma il suo gesto, a metà tra la provocazione e lo scherzo, ha sicuramente contribuito a catalizzare l’attenzione internazionale sulla situazione del Paese.

 

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Il precedente cileno

Quello che sta succedendo in Turchia richiama un episodio molto simile, avvenuto in Cile nel 2019. Durante una protesta contro le disuguaglianze sociali e la repressione governativa, Pikachu era diventato un insolito simbolo di resistenza. In quell’occasione, Giovanna Grandón, un’autista di scuolabus cilena fino ad allora sconosciuta, decise di manifestare per gioco, vestita da Pikachu, nelle strade di Santiago. Il video in cui inciampò e si rialzò sorridendo diventò virale.

 

Il costume, che in origine era stato accidentalmente acquistato dal figlio su AliExpress, trasformò rapidamente Grandón in una figura iconica delle proteste cilene. Quello che iniziò come un gesto scherzoso divenne presto un simbolo potente della lotta del popolo contro le violenze della polizia, le disuguaglianze economiche e il governo neoliberista dell’allora presidente Sebastián Piñera.

La “zia Pikachu” non si limitò però a diventare un fenomeno virale sui social network. Dopo mesi passati tra marce di protesta e scontri con i “Carabineros” cileni, Grandón decise di candidarsi all’Assemblea costituente, convincendo i cittadini che le nuove leggi fondamentali del Paese dovessero essere scritte da persone comuni, che “conoscessero il significato della vita vera in Cile”.

Nel maggio del 2021, Grandón fu eletta membro dell’Assemblea costituente, l’organo che aveva il compito di scrivere la nuova Costituzione cilena, che avrebbe sostituito quella redatta ai tempi del regime militare di Pinochet. Un organo storico, per la prima volta al mondo con una perfetta parità di genere. In pochi mesi, la donna passò da autista di scuolabus a politico attivo, diventando un simbolo internazionale di lotta pacifica e partecipazione popolare.

Giovanna Grandón col suo costume da Pikachu durante una manifestazione a Santiago del Cile, il 3 gennaio 2020
Cosimo Mazzotta

LAUREATO IN GIURISPRUDENZA ALL'UNIVERSITA' DEL SALENTO CON UN ANNO DI STUDI IN SPAGNA PER APPROFONDIRE LE TEMATICHE DI DIRITTO INTERNAZIONALE. MI INTERESSO DI CRONACA, POLITICA INTERNA E SPETTACOLO. MI PIACE IL DIALOGO IN OGNI SUA FORMA. SFOGO IL MIO SPIRITO CRITICO ATTRAVERSO LA PAROLA E IL DISEGNO.

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