Cuba è sempre più sola: l’abbandono di Venezuela, Russia e Messico

«Cuba cadrà da sola». È la convinzione di Donald Trump, che sta strangolando l’economia dell’isola attraverso il blocco dell’importazione di petrolio. E di fronte a tale imposizione i partner storici del Paese sembrano averlo abbandonato. (la prima puntata si legge qui)

La decisione statunitense

Con il Venezuela, Trump ha iniziato un’era nuova per gli Stati Uniti, in cui può prendere decisioni per gli altri governi dell’America. Il tycoon lo ha dichiarato apertamente, ufficializzando una nuova “Dottrina Monroe”. E ora il suo intento sembra essere quello di colpire uno Stato già segnato da grave mancanze economiche e sociali. L’obiettivo? Allargare la propria sfera di influenza per rendere L’Avana l’ennesima pedina statunitense. Cuba riesce solo in minima parte a produrre internamente rifornimenti agricoli e manifatturieri, ricorre quindi massicciamente a importazioni, in particolare da Messico, Venezuela e Russia. Ma dopo lo stop del greggio imposto da Washington e il successivo annuncio del governo cubano, che non può più rifornire di carburante gli aerei che facevano scalo nello Stato, i Paesi amici sembrano aver abbandonato poco per volta l’isola.

Dalla guerra fredda a oggi

Partendo dalla Russia, durante la guerra fredda Cuba era una pedina sovietica nella sfera di influenza occidentale. Aveva quindi una relazione speciale con l’Unione Sovietica, che guardava l’isola con un occhio di riguardo proprio perché interessata a mantenere un regime comunista vicino agli Stati Uniti. Gli ultimi decenni del ‘900 sono stati per Cuba sinonimo di ricchezza grazie alle materie prime che l’Urss mandava. Alimenti, carburanti, medicine e qualsiasi bene di prima necessità. Nel 1991, con il crollo dell’Unione, Cuba andò incontro a una delle sue prime grandi crisi. In pochi anni il Pil scese del 35%, le importazioni di petrolio vide una contrazione del 90% e la popolazione iniziò a soffrire la fame. Con il passare del tempo L’Avana è riuscita a risollevarsi in parte, ma sempre affidandosi in modo massiccio alle esportazioni dall’estero. Nonostante ciò, la Russia ha cercato di colmare il vuoto lasciato, continuando a portare nell’isola carichi di petrolio. In questi giorni, però, gli storici amici russi hanno abbandonato il Paese. A dichiararlo è stata l’Agenzia Federale del Trasporto Aereo di Mosca, Rosaviatsia, che ha imposto l’evacuazione di tutti i suoi turisti dall’isola.

Cuba è colpita da una grande crisi umanitaria
Castro e Chavez

Accanto all’Unione Sovietica, anche il Venezuela a metà del 900 si è mostrato interessato a mantenere un’amicizia con Cuba. L’Avana e Caracas erano ideologicamente affini fin dalla Guerra Fredda con l’alleanza strategica tra Fidel Castro e Hugo Chávez, che ha portato alla nascita del Foro di San Paolo. Una piattaforma continentale che oggi prende il nome di “Gruppo di Puebla” e che voleva simboleggiare l’antioccidentalismo latinoamericano. Il Venezuela non solo è diventato un partner solido per Cuba, ma anche il principale protettore e finanziatore. Con l’invio dai 20mila ai 70mila barili di petrolio al giorno era diventato l’aiuto principale dell’isola e proprio grazie a quel greggio veniva garantito il funzionamento di centrali elettriche, trasporti e infrastrutture strategiche. Il legame è rimasto anche negli anni successivi con il regime chavista e con il governo Maduro. Con il blitz del 3 gennaio, però, Caracas è diventata una pedina nelle mani di Trump e L’Avana ha perso un partner fondamentale per le risorse petrolifere.

Misure alternative dal Messico
Claudia Sheinbaum, presidente Messico

Poche settimane dopo anche il Messico ha ritirato il suo aiuto abituale. Nonostante il Paese fosse tradizionalmente un alleato degli Stati Uniti, è riuscito negli anni a mantenere un rapporto con l’isola, continuando a commerciare e aiutare L’Avana con il rifornimento di petrolio. Un aspetto che Washington ha sempre tollerato. Il governo di Claudia Sheinbaum, anche dopo il primo blocco di greggio imposto da Trump, aveva dato il suo supporto a Cuba. Solo dopo la minaccia di possibili sanzioni da parte statunitense ai Paesi alleati dell’isola, la presidente messicana ha interrotto le spedizioni. Nonostante ciò, ha espresso il proprio disappunto nei confronti delle azioni del tycoon, sottolineando come le misure punitive imposte nell’isola non solo colpiscano una popolazione già stremata dal punto di vista economico e umanitario, ma violino anche il principio di sovranità delle nazioni. Il Messico cerca ora di dare il proprio sostegno a Cuba con misure alternative, come l’invio di due navi militari con 800 tonnellate di generi alimentari e prodotti per l’igiene.

Gli apagones e i disagi quotidiani

Lo stop del petrolio ha portato ai famosi “apagones”, ovvero i blackout dell’energia elettrica, sempre più frequenti e devastanti per la popolazione. A cui si aggiungono disagi quotidiani per le limitazioni imposte ai mezzi di trasporto e alla possibilità di andare a scuola o al lavoro. Ma l’assenza di carburante potrebbe portare a condizioni ancora più devastanti. Significa non poter rifornire le ambulanze delle città, offrire servizi medici nelle strutture e trasportare i prodotti agricoli dalle campagne alle città. Anche il turismo si è drasticamente ridotto. Il settore è da sempre fondamentale per l’isola, ma dal 2024 è andato incontro a un forte declino, toccando la cifra di 2,2 milioni di turisti, la più bassa degli ultimi 20 anni. Il numero è diminuito ancora nel 2025, con un calo del 20%, e in queste settimane alcuni dei pochi resort che erano rimasti sono stati costretti a chiudere per l’impossibilità di ospitare visitatori e per evitare ulteriori sprechi.

2-continua

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