CASO EPSTEIN: I CLINTON VERSO L’OLTRAGGIO MENTRE I FILE RESTANO BLOCCATI

In America si può essere democratici o repubblicani, conservatori o progressisti. Ma il caso Epstein sembra non fare distinzioni politiche. Il dossier, che continua a scuotere gli Stati Uniti, colpisce trasversalmente il potere, fino a toccare i coniugi Clinton. Intanto, Donald Trump resta a sua volta coinvolto nell’ombra dello scandalo.

Democratici e Repubblicani contro i Clinton

Chiamati a testimoniare una settimana fa davanti alla Camera di Vigilanza sul caso riguardante il finanziere pedofilo, i Clinton avevano negato la loro deposizione presentando una lettera al presidente della commissione di Vigilanza della Camera, il repubblicano James Comer. Avevano dichiarato che «Ogni persona deve decidere quando ha visto o sopportato abbastanza ed è pronta a combattere per questo Paese, i suoi principi e la sua gente, a prescindere dalle conseguenze. Per noi, ora è arrivato quel momento».

Ora la Camera ha avviato un procedimento per oltraggio al Congresso contro l’ex Presidente e l’ex segretario di Stato. Non solo i repubblicani hanno votato a favore del processo, ma anche alcuni deputati democratici si sono schierati con Comer. È il primo passo verso una possibile incriminazione penale da parte del Dipartimento di Giustizia. L’accusa di oltraggio, infatti, comporterebbe per i Clinton il pagamento di una multa di 100.000 dollari e la reclusione per 12 mesi.

Le motivazioni

Ciò su cui si vuole far luce, sono i rapporti che i Clinton avrebbero intrattenuto nel corso degli anni con Jeffrey Epstein, prima della sua morte avvenuta in carcere nel 2019. Che l’ex finanziere pedofilo avesse coltivato relazioni con tutti i rappresentanti dell’élite politica, economica e del mondo dello spettacolo, è un fatto già noto. Emerso dalla pubblicazione di foto e documenti avvenuta lo scorso dicembre. Eppure, ciò su cui la Camera vuole indagare, sono le motivazioni sottostanti le 17 visite di Epstein alla Casa Bianca quando Bill ne era inquilino. Dai dossier pubblicati sono emerse, infatti, numerose foto ritraenti l’ex Presidente in compagnia di ragazze molto giovani (dal volto oscurato). In particolare, con Ghislaine Maxwell, l’ex fidanzata di Epstein, condannata a 20 anni di carcere come complice del traffico sessuale di minorenni.

La difesa

Nelle ore precedenti al voto, l’avvocato di fiducia di Bill Clinton, David Kendall, aveva tentato una mediazione proponendo un colloquio privato con i membri della commissione. La proposta è stata respinta e definita “assolutamente irragionevole”. Una posizione più dura è stata presa proprio dal presidente della Commissione, James Comer. Ha spiegato che i coniugi “non sono al di sopra della legge” e che il tempo a disposizione per una collaborazione è ormai scaduto.

Bill Clinton con Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell 
I file restano bloccati

Inoltre, ciò che fa scuotere ulteriormente gli Stati Uniti è il ritardo nella pubblicazione di tutti i file legati al caso Epstein. La legge era chiara. Secondo l’Epstein Files Transparency Act, approvato e firmato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il Dipartimento di Giustizia (DOJ) avrebbe dovuto rendere disponibili e noti tutti i documenti investigativi relativi al caso Epstein entro il 19 dicembre 2025. È passato più di un mese e di quei 2 milioni di file potenzialmente rilevanti ai fini della legge, ne sono stati pubblicati solo 12.285. In un documento depositato lo scorso 5 gennaio, gli avvocati del Dipartimento di Giustizia hanno dichiarato di aver pubblicato solo l’1% dei materiali. Molti sono i dubbi che si intersecano e che crescono attorno a questa vicenda.  È sempre più plausibile la possibilità che non tutti i file verranno resi pubblici.

La richiesta di un esperto speciale

Spencer Kevin, rappresentante legale di decide di vittime di Epstein, ha sottolineato al Guardian che «il Congresso non ha creato una tempistica discrezionale, ma un obbligo legale» aggiungendo che «ogni giorno in cui questi documenti rimangono nascosti invia alle vittime il messaggio che la trasparenza è facoltativa quando sono in gioco interessi potenti». Il democratico Ro Khanna e il repubblicano Thomas Massie, membri del Congresso, hanno chiesto al giudice federale di Manhattan, Paul Engelmayer, di nominare un esperto speciale o un supervisore indipendente. Questo «per obbligare il Dipartimento di Giustizia a rendere obbligatoria la produzione ai sensi della legge». Stando alle parole dei membri del Congresso, infatti, il mancato rilascio dei documenti, andrebbe contro il divieto espresso dalla legge di trattenere o omettere documenti per proteggere persone politicamente esposte.

Tuttavia, nonostante la chiara violazione penale commessa, la scorsa settimana il DOJ ha chiesto a Egelmayer di respingere la richiesta di Khanna e Massie di nominare un esperto speciale.

A cura di Eva Surian

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