125 anni agli scafisti responsabili del naufragio in cui morì Alan Kurdi

Tre scafisti turchi organizzatori della traversata in cui, nel 2015, perse la vita il piccolo rifugiato siriano Alan Kurdi sono stati condannati a 125 anni di detenzione con l’accusa di omicidio e traffico di esseri umani. Lo riporta l’agenzia di stampa turca Anadolu Agency.

I tre trafficanti si erano dati alla latitanza fino a quando, questa settimana, le forze di sicurezza turche non hanno dato la notizia della loro cattura, avvenuta nella provincia di Adana, nel sud del Paese. Altri due imputati di origine siriana, ritenuti responsabili per il naufragio che causò la morte del piccolo e di altre persone, erano già stati condannati nel 2016 a 4 anni e 2 mesi di carcere dalla Corte suprema per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Con l’approdo di isole greche a poche miglia di distanza, diverse provincie della costa egea, in Turchia, fanno da hub per i profughi in fuga verso l’Europa: Canakkale, Balikesir, Izmir, Mugla e Aydin. In centinaia di migliaia, in fuga dalla guerra civile in Siria, hanno percorso la rotta verso l’Europa in cerca di un destino migliore.

Il corpo del piccolo Alan, poco più di 3 anni quando morì, è stato ritrovato il 2 settembre 2015 su una spiaggia di Bodrum. Il gommone su cui viaggiava aveva tentato la traversata verso le isole greche, naufragando nel tragitto.

Mariano Sisto

Laurea in Filosofia alla Federico II di Napoli, oggi giornalista praticante alla Scuola di giornalismo IULM-Mediaset. In passato ho coperto, per l'agenzia di stampa "Nova", il Consiglio regionale della Campania e i rapporti Istat. Per il quotidiano "Roma" ho monitorato le politiche nazionali per il Mezzogiorno. Attualmente collaboro con la rubrica "ilGiornaleOFF" de "il Giornale" e con il mensile allegato "Culturaidentità": scrivo approfondimenti culturali, racconto specificità regionali.

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