Salario minimo, approvata la direttiva UE. Il quadro economico in Italia

Salario Minimo Copertina

L’Unione europea ha approvato una direttiva sul salario minimo. Il tema è diventato urgente a causa della crescita dell’inflazione dovuta alla pandemia e alla guerra. Politicamente, però, risulta ancora divisivo, soprattutto in Italia. Il premier Mario Draghi prevede alcune misure di politica economica per fronteggiare l’aumento dei prezzi. 

La direttiva UE

Nella notte del 6 giugno il Consiglio dell’Unione Europea e il Parlamento Europeo hanno raggiunto un accordo per una direttiva sul salario minimo. Per entrare in vigore, dovrà essere approvata dalla plenaria del Parlamento Europeo e poi ratificata dal Consiglio.

La legge stabilisce una serie di procedure che i singoli stati dovrebbero recepire per garantire salari adeguati. La direttiva non imporrà un salario minimo uguale e nemmeno l’obbligo di introdurlo all’interno dei singoli paesi membri. L’obiettivo principale della legge è definire un quadro per fissare salari minimi adeguati ed equi.

Con questo provvedimento, l’UE vuole garantire un tenore di vita dignitoso, ridurre le disuguaglianze e limitare i contratti precari o irregolari, rispettando comunque le diverse tradizioni di welfare dei 27 Paesi membri. 

Come sottolineato dal Post, infatti, secondo alcune indiscrezioni, nei paesi dove la contrattazione collettiva è molto diffusa – come l’Italia – l’istituzione di un salario minimo non diventerebbe obbligatoria.

Che cos’è il salario minimo

Il salario minimo è un limite minimo di retribuzione fissato da ciascuno stato sotto il quale i datori di lavoro non possono scendere nel pagamento delle prestazioni lavorative

I Paesi che non hanno introdotto una legge sul salario minimo di solito fanno affidamento sulle paghe minime previste dai contratti di lavoro collettivi per ciascuna categoria di lavoratori. 

In Italia la contrattazione collettiva, tradizionalmente molto forte, riguarda circa l’85 per cento dei lavoratori. Il salario minimo interesserebbe quindi il restante 15 per cento, formato soprattutto dai lavoratori con paghe troppo basse. Questo spiega comunque perché nel nostro Paese la discussione sul tema sia così in ritardo

Perché se ne parla

A proporre un decreto sul salario minimo nel 2018 fu la senatrice del Movimento 5 stelle ed ex ministra del Lavoro Nunzia Catalfo. Da allora l’iter del provvedimento è proseguito al rallentatore fino al 10 maggio scorso, quando si è sbloccato alla Commissione Lavoro del Senato.

Nel decreto proposto da Catalfo si propone il riconoscimento di una retribuzione complessiva non inferiore a 9 euro lordi l’ora. Il provvedimento è diventato ancora più urgente alla luce della crescita dell’inflazione, anche se a settembre 2021 il presidente del Consiglio Draghi aveva ribadito che il tema non sarebbe stato una priorità per il suo governo. 

Il dibattito politico in Italia

Il tema divide le forze politiche che sostengono il governo Draghi. Il Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte, infatti, vorrebbe approvare rapidamente il salario minimo. Ed è dello stesso avviso anche il Partito Democratico di Gianni Letta.

Ma il centrodestra non la vede allo stesso modo. Se Matteo Salvini, leader della Lega, si è limitato a dichiarare che il salario minimo non è una priorità per il suo partito, ha espresso invece parere negativo il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta: «Il salario non può essere moderato ma deve corrispondere alla produttività».

Anche i sindacati sono divisi. Sostengono il provvedimento la Uil di Pierpaolo Bombardieri e la Cgil di Maurizio Landini, mentre è contrario il segretario della Cisl, Luigi Sbarra, secondo il quale è necessario rafforzare la contrattazione collettiva. 

Chi ha il salario minimo in Europa

Dei 27 Paesi dell’Unione, 21 prevedono un salario minimo. L’Italia, insieme a Danimarca, Cipro, Austria, Finlandia e Svezia è invece tra i sei Paesi europei a non avere una regolamentazione. 

In alcuni stati la soglia minima è calcolata su base oraria. Come in Germania, dove venerdì 3 giugno il parlamento ha approvato un aumento del salario minimo portandolo da 9 a 12 euro lordi all’ora a partire da ottobre. Altri Paesi, invece, prevedono una soglia mensile minima

Salario Minimo
Salari minimi in Europa

Le differenze tra i diversi Paesi sono notevoli. Se la Bulgaria prevede un salario minimo di 332 euro al mese, altri hanno minimi salariali molto più generosi: Francia (1.603 euro), Germania (1.621 euro), Belgio (1.658 euro), Paesi Bassi (1.725 euro), Irlanda (1.775 euro) e Lussemburgo (2.257 euro).

Il quadro economico italiano

Gli anni della pandemia e la guerra in Ucraina rendono la situazione economica italiana, precaria. «Siamo di fronte ad una situazione sociale esplosiva. Non ci sono solo i salari bassi, ma un livello di precarietà nel lavoro e nella vita che non c’è mai stato, una situazione di incertezza, insicurezza». Lo ha detto il leader della Cgil, Maurizio Landini, a Torino. 

Inflazione
Come reagiranno le famiglie all’inflazione

Le ultime stime dell’Istat registrano un aumento dei prezzi dello 0,9 % su base mensile, e del 6,9 % su base annuale. L’inflazione è trainata dall’aumento dei prezzi dei beni energetici, ma anche dei beni alimentari e delle materie prime. Come sottolinea la Coldiretti, gli alimentari sono cresciuti in media del 7,1% per effetto di aumenti generalizzati di tutti i prodotti a partire dagli oli alimentari di semi (+70,2%) al burro (+22,6%) fino alla pasta (+16,6%).  

Inflazione
Aumento dei prezzi delle materie prime nel dettaglio
Massimiliano Dona
Massimiliano Dona

Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori spiega: «Questo livello di inflazione significa, per una coppia con due figli, una stangata complessiva, in termini di aumento del costo della vita, pari a 2421 euro su base annua, 981 per Abitazione, acqua ed elettricità, 573 euro per i Trasporti, 561 per prodotti alimentari e bevande».

La politica economica

Le questioni che si stanno affrontando a livello di politica economica riguardano soprattutto occupazione e salari. In primis governare l’inflazione, in particolar modo quella importata dall’aumento dei prezzi dei beni energetici. Le famiglie a basso reddito hanno subito maggiormente l’erosione dei salari causata dall’inflazione e quindi sono oggetto di maggiori tutele. 

Le relazioni industriali e il rinnovo dei contratti collettivi scaduti, poi, possono proteggere il potere di acquisto dei lavoratori in un contesto di inflazione crescente. È stato invocato un ritorno alla “scala mobile”, cioè un meccanismo automatico di adeguamento dei livelli salariali all’inflazione. 

In aggiunta è stata proposta una ripresa dei “patti sociali” per spingere il governo ad impegnarsi in una politica dei redditi tesa a fiscalizzare gli aumenti dell’inflazione con il taglio delle tasse. Mario Draghi nella sua agenda ha anche il taglio del cuneo fiscale.

Le banche centrali hanno annunciato un progressivo aumento dei tassi d’interesse. Il governo italiano invece ha varato una serie di provvedimenti finalizzati a sterilizzare, almeno in parte, l’aumento dei prezzi dei beni energetici attraverso il taglio delle accise sul carburante e sul gas. 

Il decreto aiuti

Il decreto aiuti appena varato dal governo interviene con l’erogazione di bonus modulati sulla situazione economica delle famiglie, per sostenere quelle più bisognose e più esposte all’aumento del costo dell’energia, e con un credito d’imposta per le imprese energivore e gli operatori dei trasporti. 

Decreto Aiuti
Schema Decreto Aiuti

Questo decreto di inizio maggio ha introdotto un bonus una tantum di 200 euro che sarà erogato a luglio a una platea di 31.5 milioni di beneficiari. È rivolto a lavoratori dipendenti, autonomi e pensionati con redditi fino a 35mila euro lordi. La misura è estesa inoltre a disoccupati, stagionali, colf e precettori del Reddito di cittadinanza, in base alle diverse situazioni: sarà escluso chi ottiene già il bonus in quanto pensionato o chi in famiglia ha qualcuno che ne abbia già attinto. Il bonus è previsto anche per i lavoratori autonomi e professionisti. 

Decreto Aiuti 2
Decreto Aiuti

La manovra costerà 6,3 miliardi. Il Movimento 5 Stelle vorrebbe ampliare il numero di chi percepirà il contributo per comprendere anche il personale precario della scuola e Ata con contratti in scadenza a giugno.

Il vertice UE

C’è stata una lunga discussione al vertice Ue sul dossier energia alla proposta italiana di imporre un tetto al prezzo del gas importato. La misura richiesta dall’esecutivo guidato da Mario Draghi avrebbe l’obiettivo di calmierare le tariffe dell’energia. Queste ultime, infatti, sono influenzate dal prezzo del gas applicato ai fornitori di corrente.  

Nel report dell’assemblea dei leader europei, si legge la volontà di «esaminare modalità per contenere l’aumento dei prezzi dell’energia, compresa la fattibilità dell’introduzione di tetti temporanei ai prezzi all’importazione, se del caso». In aggiunta il governo italiano potrebbe spingere verso una decisa accelerazione sull’energia prodotta da fonti rinnovabili grazie agli investimenti del Pnrr. Ciò consentirebbe di ridurre la dipendenza energetica e quindi ammortizzare il costo dell’inflazione.

Produttività e inflazione 

Le retribuzioni sono diminuite a causa dell’inflazione. Aumentare i salari, però, può diventare un problema. Se i lavoratori chiedono uno stipendio più alto per tenere il passo con un aumento del costo della vita, le aziende a loro volta potrebbero alzare i prezzi per far fronte all’aumento del costo del lavoro. E così si creerebbe un circolo vizioso che potrebbe far durare a lungo la crescita dell’inflazione. 

Invece di intervenire unicamente sull’aumento dei prezzi, si può agire sulla produttività. Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha dichiarato che «il salario minimo se ben studiato può essere una buona cosa, ma bisogna aumentare la produttività per far crescere gli stipendi». 

Quest’ultima, che è uno dei due indicatori che influiscono sulla crescita economica, spiega l’efficienza con cui un lavoratore o un’impresa generano beni o servizi in un certo periodo di tempo e con una certa quantità di risorse. 

Valeriano Musiu

Classe 1992. Ho studiato letteratura e cinema, ma nel tempo mi sono appassionato all’ambiente, all’economia circolare e alle questioni di genere. A 24 anni ho seguito Alice nel Paese delle Meraviglie della televisione, lavorando prima nell’intrattenimento e poi nelle news, con in mezzo un’esperienza da copywriter in un’agenzia pubblicitaria. Adesso it’s all about journalism, con la voglia di condividere storie e analizzare i fatti per raccontare il mondo, una parola alla volta.

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