L’Oms: “È pandemia”. A rischio 320 mln di obbligazioni

«Un nuovo virus che si diffonde in tutto il mondo e contro il quale la maggioranza degli uomini non ha difese immunitarie, ma non siamo alla sua mercè insieme si può battere»

Sono queste le parole con cui il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha dichiarato la pandemia globale da Covid-19, in una conferenza stampa nella sede dell’organizzazione a Ginevra.

La dichiarazione dell’Oms arriva dopo che Cina e Sud Corea stanno vedendo rallentamenti dell’epidemia. L’11 marzo infatti la Cina, il paese finora più colpito, ha registrato solo 8 contagi. E’ la prima volta che il Paese registra nuovi contagiati a una sola cifra.

La crescita esponenziale del contagio

La scelta è stata presa perché «nelle ultime due settimane il numero di casi al di fuori della Cina è aumentato di tredici volte e il numero di Paesi colpiti è triplicato» , ha dichiarato Tedros Adhanom Ghebreyesus. In questi giorni infatti molti Stati stanno attraversando la fase di crescita esponenziale.

L’Italia è arrivata a 2200 nuovi casi al giorno, il 12 marzo. Gli Usa hanno superato i 1000 casi, tanto che nella notte Trump ha deciso di interrompere tutti i voli da e per l’Europa. Sono migliaia infatti i contagiati in Germania, Spagna e Francia. Sono 114 in tutto i Paesi al mondo in cui è arrivato il contagio. Più di 120.000 persone in totale.

Il Coronavirus ha raggiunto 114 Paesi nel mondo

Non è la prima volta che l’Oms dichiara lo stato di pandemia. L’ultima volta che è successo è stato durante l’ H1N1, impropriamente chiamata “influenza suina”, del 2009, che raggiunse 80 paesi nel mondo.

Nelle ultime settimane l’Oms è stata invocata più volte, chiedendole di esprimersi sulla situazione attuale. Lo stesso ministro della salute tedesco Jens Spahn il 5 marzo aveva dichiarato: «Il coronavirus è diventato una pandemia mondiale». Eppure solo adesso l’organizzazione mondiale della salute si è espressa in tal senso.

Perché non è stata dichiarata pandemia

Quando è stato chiesto a Tarik Jasarevic, portavoce dell’Oms, perché l’organizzazione è riluttante a parlare di pandemia, ha risposto: «È importante concentrarsi sulle azioni, non sulle parole».

Si sperava che le misure di contenimento fossero sufficienti a mitigarne l’espansione.
Ma dichiarare una situazione di pandemia globale ha anche conseguenze economiche e può ulteriormente scuotere i mercati mondiali, già provati. In più c’è la questione dei pandemic bond, che rischia di far bruciare milioni di dollari ad alcuni investitori.

Cosa sono i pandemic bond?

I pandemic bond sono delle obbligazioni che sono state emesse nel 2017 dalla Banca Mondiale, in seguito all’epidemia ebola. Questo tipo di investimento è di base molto redditizio perché garantisce rendimenti superiori alla media.

Le cedole del capitale investito vanno dal 6,9 all’11,5%, infatti. Una percentuale davvero interessante, se si pensa che allo stato attuale i titoli di Stato superano di poco l’1%, e prima dell’emergenza del coronavirus erano addirittura sotto l’1%.

Chi ha investito in questi bond, però, rischia di perdere l’intero capitale in caso in cui la pandemia venisse confermata. La dichiarazione da parte dell’Oms è un passo sicuramente importante, ma si deve ancora vedere se alcuni parametri sono stati raggiunti, come il tasso di diffusione e il rapporto tra i casi confermati e il totale dei contagiati (inclusi i sospetti).

I bond dovrebbero scadere il 15 luglio 2020 e il 15 di ogni mese danno il diritto agli obbligazionisti di incassare la cedola. Se però dovesse essere confermata la pandemia la perdita complessiva da parte degli investitori sarà di 320 milioni di dollari. Di contro se dovessero essere soddisfatti i criteri l’intera somma sarà reindirizzata per le operazioni di soccorso, specialmente nei paesi più poveri.

Gli obbligazionisti quindi investivano sulle queste assicurazioni, attirati dai premi consistenti. E secondo Euronews l’Organizzazione Mondiale della Salute avrebbe tardato a dichiarare la pandemia per risparmiare agli investitori perdite colossali.

 

 

La crescita esponenziali di casi fuori dalla Cina che ha portato a dichiarare la pandemia (credit: medium.com)

Le condizioni necessarie

Quali sono le condizioni necessarie per confermare la pandemia globale?

  • Devono essere colpiti almeno due paesi di cui uno nella lista dei più poveri (condizione raggiunta)
  • Devono passare almeno 12 settimane dall’inizio dell’epidemia. Le 12 settimane richieste saranno raggiunte il 24 marzo in quanto la dichiarzione dell’epidemia di coronavirus è avvenuta il 31 dicembre 2019. (non ancora raggiunta)
  • Nelle prime 12 settimane devono esserci almeno 250 casi
  • Almeno 250 decessi in uno dei 78 paesi più poveri (condizione raggiunta)
  • Tasso di crescita dei casi superiori alla 0 per due settimane, compreso il giorno in cui si raggiungono gli altri criteri (da valutare)
  • Almeno il 20% di casi confermati sul totale, per due settimane consecutive incluso il giorno in cui si raggiungono gli altri criteri

A valutare che tutti i parametri siano corretti deve essere una società esterna sui dati forniti dall’Oms. La decisione finale sarà presa il 7 aprile. Secondo gli analisti sembra che sia probabile che la pandemia venga confermata e che quindi gli obbligazionisti perdano il loro capitale. Ma i 320 milioni di dollari di pandemic bond sono una minima frazione del mercato totale dei catastrophe bond. Gli investimenti finanziati che li riguardano sono pari a circa 37 miliardi di dollari.

Federica Ulivieri

Nasce sulla costa Toscana e si laurea magistrale in Storia Contemporanea a Pisa. Vola nelle lande desolate dello Yorkshire, dove inizia a occuparsi di traduzione. Un inverno troppo rigido la fa tornare in Italia, un po' pentita di averla lasciata. Le piace scrivere di esteri, con una predilezione per l'Africa. Fa teatro da 15 anni, una passione che le permette di esprimersi e di coltivare l'altro settore di cui adora molto scrivere, quello della cultura.

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