Dazi a orologeria: i 150 giorni di Trump oltre il “no” della Corte Suprema

Dazi sì o dazi no? Per Donald Trump la risposta resta un sì convinto. Anche se la Corte Suprema ha bocciato i suoi provvedimenti precedenti definendoli un abuso dei poteri presidenziali, il Tycoon ha trovato il varco legale per non fermarsi. Dopo giorni di incertezza e messaggi di fuoco sui social, la nuova stagione delle tariffe americane è ufficialmente servita. Il presidente ha aggirato i paletti della giustizia attivando un “Piano B” — o forse C, D, E o F, difficile da dire — basato sulla Sezione 122 del Trade Act del 1974.

Questa norma gli consente di agire in autonomia per rispondere agli squilibri commerciali, ma con un limite preciso: il potere scade dopo 150 giorni. Dalle 6:00 del mattino di martedì 24 febbraio (ora italiana), i nuovi prelievi sulle merci estere sono partiti. Nonostante Trump avesse minacciato un rialzo fino al 15%, i documenti ufficiali confermano che l’aliquota globale è ora fissata al 10%.

Lo schiaffo dei giudici e il contropiede di Trump 

Con una maggioranza di sei voti contro tre, il 20 febbraio i saggi della Corte Suprema avevano annullato gran parte dei dazi del secondo mandato Trump, sottolineando che il Presidente non può imporre simili tariffe senza «un chiaro via libera del Congresso».

Nuovo travel ban introdotto dal presidente americano Donald Trump. A partire dal 9 giugno sarà vietato l’ingresso negli Stati Uniti a cittadini provenienti da dodici paesi
Il presidente americano Donald Trump

Per innescare la sua pioggia di dazi, Trump aveva infatti rispolverato una legge del 1977, l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), pensata per le emergenze nazionali. «Il testo del 1977 non contiene alcun riferimento ai dazi», ha messo nero su bianco il presidente della Corte, John Roberts, ribadendo che solo il Congresso ha il potere di mettere le mani nelle tasche degli importatori. I giudici hanno così stabilito che l’uso della legge era illegittimo, e Trump ha immediatamente definito la sentenza «ridicola e straordinariamente antiamericana».

Ma il Tycoon non se n’è stato con le mani in mano. Chiusa la porta dell’emergenza economica, ha spalancato il portone del Trade Act del 1974, attivando la Sezione 122. Questa norma permette al Presidente di agire in autonomia in caso di forte squilibrio della bilancia commerciale, ma con una scadenza precisa: il 24 luglio. Fino ad allora, Trump può procedere senza il voto del Congresso.

E ora?

Il passaggio di consegne tecnico è stato immediato: l’agenzia per la protezione delle dogane (U.S. Customs and Border Protection) ha interrotto la riscossione dei vecchi dazi IEEPA per avviare quella del nuovo prelievo globale al 10%. Nonostante le minacce di salire al 15%, nessuna direttiva ufficiale ha alzato l’asticella, lasciando l’aliquota più bassa a tutela, per ora, delle imprese britanniche ed europee. Restano invece intatti i dazi settoriali su auto, rame e legname (tra il 10% e il 50%), che non erano stati toccati dalla sentenza. La strategia è chiara: negoziare da una posizione di forza mentre il deficit commerciale americano corre verso il record di 1,2 trilioni di dollari.

Vincitori, vinti e l’ombra dei rimborsi

Il nuovo assetto rimescola lo scacchiere geopolitico in modo paradossale. Il “nemico” Brasile di Lula ottiene un inaspettato “maxi sconto” passando dal 50% al 10%, con un risparmio stimato di 21,6 miliardi di dollari. Al contrario, alleati come Regno Unito e Australia si sentono traditi: i loro accordi preferenziali al 10% sono diventati lo standard globale, annullando ogni vantaggio competitivo. Londra avverte che nessuna ritorsione è esclusa, mentre l’Unione Europea ha congelato la ratifica dei nuovi accordi commerciali in attesa di chiarezza.

La sede della Corte Suprema degli Stati Uniti a Washington
La sede della Corte Suprema degli Stati Uniti a Washington

Ma la vera spina nel fianco per la Casa Bianca potrebbe essere giudiziaria. Sotto il regime tariffario dichiarato illegale, Washington ha incassato 130 miliardi di dollari. Giganti come FedEx hanno già presentato ricorso per ottenere rimborsi miliardari, ma l’amministrazione ha gelato le speranze: non verrà restituito un centesimo automaticamente, costringendo le imprese a lunghe battaglie legali.

Trump non intende fermarsi e ha già annunciato nuove indagini (Sezione 301) contro i Paesi accusati di “concorrenza sleale”, agitando lo spettro di dazi mirati o embarghi totali. La clessidra è partita: il 24 luglio la saga dei dazi potrebbe prendere una nuova, ulteriore, direzione.

No Comments Yet

Leave a Reply