SVELATA L’IDENTITà DI BANKSY: È GIUSTO SMASCHERARE GLI ARTISTI SOTTO PSEUDONIMO?

Non tutti gli artisti sono disposti a sacrificare la propria privacy, la propria immagine e il proprio nome per il successo. C’è chi vuole solo fare arte senza stravolgere totalmente la sua vita, senza portare sulle spalle il peso della fama. O anche per proteggersi da eventuali rischi, per difendere il concetto più alto della libertà di espressione. Il caso più eclatante di questi anni è quello di Bansky, lo street artist più celebre al mondo. Negli ultimi giorni un’indagine dell’agenzia Reuters avrebbe risolto il mistero, svelando l’identità segreta. Resta da chiedersi se sia così importante sapere chi si cela dietro la maschera, e cosa comporta per gli artisti essere “scoperti”.

L’IDENTITÀ DI BANSKY

Bansky non è più solo Bansky. Adesso ha anche un nome, un cognome e un volto ben preciso. Per oltre vent’anni il mondo dell’arte si era domandato chi si nascondesse dietro quei murales creati con velocità fulminea in giro per il mondo per lanciare messaggi politici. Sono visioni della realtà che colpiscono, perché sono scomode, perché sono sincere. Così Bansky ha vissuto nel paradosso di essere uno degli artisti più influenti al mondo, ma anche uno dei più invisibili.

Il murales “Flower Thrower” di Banksy, comparso nel 2003 a Gerusalemme, sul muro di separazione in Cisgiordania.

Adesso sembra esserci un punto di svolta. Nell’inchiesta, l’agenzia stampa britannica ha incrociato tutti i particolari noti sull’artista, comprese le foto, i video e i documenti su un presunto suo arresto avvenuto nel 2000 a New York. Dopo la diffusione del nome, Bansky non ha rilasciato dichiarazioni, mentre il suo avvocato di lunga data, Mark Stephens, ha scritto a Reuters. «Smascherare Banksy danneggerebbe anche il pubblico», poiché l’anonimato «protegge la libertà di espressione, permettendo ai creatori di dire la verità al potere senza timore di ritorsioni, censura o persecuzioni – soprattutto quando si tratta di questioni delicate come politica, religione o giustizia sociale», ha commentato.

LE STAR DIETRO PSEUDONIMO
La cantante australiana Sia.

Non sapere né dove né quando compariranno i murales, e soprattutto non sapere chi li fa, trasformano l’apparizione artistica in un evento, in cui il mistero è parte integrante dell’opera. Bansky non è l’unico a fare questa scelta. Dalla musica alla letteratura: molteplici artisti scelgono di restare anonimi. Ne è un esempio la cantante australiana Sia, famosa per aver nascosto il proprio volto, per gran parte della sua carriera, con parrucche giganti metà nere e metà bianche. Nel 2023 ha spiegato la sua decisione: voleva mantenere un certo controllo sulla propria immagine e sulla propria vita, sentendosi libera di essere se stessa.

O ancora il DJ e produttore Marshmallow, che, durante le esibizioni, le interviste e le apparizioni pubbliche si mostra sempre con un casco bianco personalizzato a forma della caramella da cui prende il nome, con delle “X” sugli occhi. Per lui l’obiettivo è diverso: far concentrare il pubblico sulla musica piuttosto che sulla sua immagine personale, costruendo un personaggio unico.

Nel caso di Marshmallow e di Sia, la loro identità è stata rivelata con il tempo. Mentre per quanto riguarda Elena Ferrante, il mistero resta. L’autrice della saga de “L’amica geniale” è diventata un fenomeno mondiale senza mai comparire in pubblico. Interviste sempre scritte e nessuna fotografia ufficiale, fanno di lei un enigma da scoprire, a tal punto che qualcuno ipotizza che la Ferrante sia in realtà un uomo. Restando in Italia, il tema si ripresenta con Tony Pitony, il cantante diventato noto per le sue canzoni dai testi scorretti e volutamente provocatori. Anche lui ha scelto di esibirsi con una maschera diventata già iconica con finti occhiali gialli e capelli alla Elvis Presley. In questi casi l’anonimato non è solo una difesa della privacy, ma diventa un elemento del linguaggio artistico stesso: l’autore scompare e resta soltanto l’opera. Nonostante questo, nei giorni scorsi è stata resa nota anche la sua identità da un utente su Instagram, innescando commenti e reazioni del pubblico.

Il cantante Tony Pitony con indosso la sua maschera.
IL POTERE DELL’ANONIMATO

Queste scelte sono connesse al nostro tempo: in un periodo storico in cui la visibilità è sempre più presente nelle nostre vita, in cui la quotidianità è raccontata sui social nei minimi dettagli, non mostrare il volto significa sottrarsi al meccanismo spietato dello spettacolo. Al di là delle motivazioni dei singoli artisti, è innegabile il fatto che “nascondersi” permette di riportare l’attenzione su ciò che conta davvero, l’opera, e di rappresentarla senza freni. L’artista scompare in favore della sua musica, dei suoi murales, dei suoi libri.

Dall’altro lato c’è il pubblico, che riempie il vuoto lasciato dalla loro identità segreta con l’immaginazione, ingigantendo ancora di più la narrazione attorno a questi personaggi. E se da un lato si vuole risolvere il caso, dall’altro quando qualcuno rivela la soluzione, la percezione è che la magia si sia spezzata. Quindi, in questo equilibrio fragile tra curiosità e rispetto, forse la vera sfida è accettare che non tutto debba essere rivelato.

Manuela Perrone

Da sempre innamorata del giornalismo, mi appassiona scrivere di Spettacoli e di Esteri. Chi mi conosce lo sa: passo la giornata ad ascoltare musica e a parlare di musica, anche se ogni tanto Donald Trump interrompe la mia routine. Ho collaborato con News Mediaset, realizzando servizi tv per Studio Aperto

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