Spenti i riflettori, resta nell’aria quella vibrazione che solo i grandi eventi sanno lasciare. I Giochi olimpici insegnano a «conservare la bellezza negli occhi e nel cuore», come sottolineato da firme storiche del giornalismo sportivo come Darwin Pastorin.
Dalla suggestione dello stadio di San Siro all’eternità dell’arena di Verona, le cerimonie di apertura e chiusura dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026 hanno trasformato lo sport in opera d’arte, coinvolgendo l’Italia e il mondo intero nella riscoperta dei valori dei territori ospitanti.
ARMONIA E BELLEZZA IN AZIONE, IL GENIO ITALIANO COME FILO CONDUTTORE DELLE CERIMONIE
Eleganza, sobrietà, accoglienza e passione: Fondazione Milano-Cortina ha scelto un tributo all’Italia e al made in Italy per le cerimonie della XXV edizione dei Giochi invernali. Se Milano ha rappresentato il dinamismo e la proiezione verso il futuro, la cerimonia di chiusura all’arena di Verona ha rappresentato il ritorno alle radici, alla classicità e all’eterno. Un mix di segreti, tecnologia e musica che ha saputo emozionare, con le medaglie olimpiche in sfilata tra le gradinate dell’anfiteatro romano.
La consegna della bandiera olimpica al prossimo paese ospitante – la Francia – e lo spegnimento dei bracieri di Milano e Cortina, hanno segnato la conclusione definitiva dei Giochi. Quella del 22 febbraio 2026 è stata una cerimonia costellata dalle esibizioni del deejay Gabry Ponte, del cantante Achille Lauro, una coreografia dei ballerini del teatro dell’Opera di Roma, del ballerino Roberto Bolle con la cantante Joan Thiele.

Prima di rivolgere definitivamente gli occhi verso Los Angeles 2028 (per i Giochi estivi) e Alpi francesi 2030 (per quelli invernali), l’attenzione rimane concentrata a Verona. Appuntamento il 6 marzo, con la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi, che si svolgeranno sempre in modalità diffusa.
DA ATLETI A INFLUENCER. SUI SOCIAL TUTTI PAZZI PER IL CIBO ITALIANO
Mentre le medaglie venivano assegnate tra i palazzetti milanesi e le piste della Valtellina, un’altra competizione – fatta di visualizzazioni e commenti – ha dominato i social network. Gli oltre 3mila atleti ospitati nei villaggi olimpici hanno tolto i panni dei campioni per indossare quelli degli influencer, regalando al mondo un dietro le quinte inedito di Milano-Cortina 2026.
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Tra room tour, food taste, unboxing del welcome kit e scambi di pins, gli atleti di tutto il mondo hanno riproposto sui social media gli inevitabili trend olimpici. Se a Parigi il ‘muffin man’ aveva dominato la scena, in Italia la varietà gastronomica ha frammentato le opinioni. Ben Richardson, atleta statunitense di curling, è diventato una star mondiale con le sue recensioni – serissime e senza fronzoli – dalla mensa del villaggio.
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Dopo le polemiche per i letti di carta dei Giochi di Parigi, la curiosità degli atleti era tutta per gli alloggi. I video dei danzatori su ghiaccio americani e dei bobbisti canadesi hanno mostrato un Villaggio Olimpico di Milano promosso a pieni voti: mobili in legno massiccio, materassi veri e un design definito “molto milanese, minimalista ma accogliente”. Il celebre test del salto sul letto è diventato un rito collettivo, rassicurando i fan e le federazioni sulla qualità del riposo dei campioni.
@welcketwins Just moved into the Olympic village and received another bag of adidas merch #teamd #milanocortina2026 #hockey #olympics #roomtour @deb_teams ♬ Aces (Sped Up Version) – dkj & sped up nightcore
Non sono mancate le polemiche, con il villaggio mobile allestito a Cortina d’Ampezzo che ha causato non pochi malumori: 377 casette di legno da un piano, ognuna da 2 persone, collocate sulla pista di atterraggio dell’ex aeroporto, una zona a rischio sismico.
LO SPETTACOLO COME LINGUAGGIO UNIVERSALE
Se lo sport, per definizione, è il superamento del limite fisico, le Olimpiadi di Milano-Cortina hanno segnato il superamento di un altro confine: quello tra l’evento atletico e la performance artistica globale. Quello che ne è emerso non è solo il medagliere italiano più ricco della storia dei Giochi invernali (30 medaglie totali conquistate, di cui 10 ori): l’Italia si porta a casa una profonda riflessione sulla spettacolarità dello sport e su quella che molti commentatori hanno già definito una vera e propria “nostalgia di bellezza“.

L’apertura dei Giochi al Meazza è stata un manifesto programmatico. Uno spettacolo di un’Italia che ha saputo declinare il concetto di armonia tra innovazione e tradizione. Non si è trattato solo di coreografie imponenti e suggestive, quanto piuttosto una narrazione che ha omaggiato il gesto atletico all’interno di una cornice estetica curata nei minimi dettagli.
La regia di Milano-Cortina sembra aver tolto la sfumatura negativa legata allo spettacolo dello sport quale puro intrattenimento commerciale, spostando l’attenzione verso il veicolo culturale.
In questo senso, un esempio è il braciere olimpico. Con il suo design iconico incastonato nell’Arco della pace di Porta Garibaldi a Milano, più che un elemento scenografico, è stato il simbolo di un’Italia che “ne vale la pena”.
DA MILANO A CORTINA, PASSANDO PER VERONA. COSA RESTA DOPO I GIOCHI?
Curiosità, stranezze, nostalgia della bellezza, cantieri ancora da concludere, trasformazioni urbane. Cosa ci resta, dunque, di questo febbraio 2026? Di Milano-Cortina, il giorno dopo la fine dell’avventura olimpica, restano la speranza che le opere non cadranno nelle mani del vandalismo e la consapevolezza che la bellezza è un motore potente. Restano storie di vita che rendono gli atleti degli esseri umani che hanno scelto di vivere la gara con uno spirito nuovo, medaglie arrivate dal riscatto, fragilità di corpi che non sono macchine.
Milano, Cortina, Predazzo, Bormio, Livigno, Verona: i territori si sono visti cambiare aspetto, trasformarsi e riscoprirsi allo stesso tempo, dando spazio a spettacolarità e riconquista di orgoglio territoriale. Una domanda rimane aperta. A riflettori spenti, il fuoco di questo spirito rimarrà vivo?